intervista

Marie-Louise Sciò: «Il Pellicano riparte dalla Toscana con una formula intima e speciale»

La riapertura - il 26 giugno - del luxury hotel all’Argentario (che ha conquistato anche Charlie Chaplin) è stata accolta con entusiasmo dagli habitué di questa icona dell'ospitalità italiana

di Federico De Cesare Viola

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La riapertura - il 26 giugno - del luxury hotel all’Argentario (che ha conquistato anche Charlie Chaplin) è stata accolta con entusiasmo dagli habitué di questa icona dell'ospitalità italiana


4' di lettura

Un ritorno alle origini. A quel vibe degli anni Settanta. Quando le camere erano solo 18 e gli ospiti – tra cui stelle come Charlie Chaplin e l’oil tycoon George Coleman - arrivavano a Porto Ercole da tutto il mondo con un'idea ancora romantica e slow del viaggio. È così che Marie-Louise Sciò, ceo e creative director del Gruppo Pellicano Hotels, immagina la riapertura del suo luxury hotel dell'Argentario, programmata per il prossimo 26 giugno. La notizia – annunciata sulla pagina Instagram – è stata accolta con entusiasmo della comunità globale di habitué di questa icona dell'ospitalità italiana.

«È stata una reazione incredibile – conferma la Sciò - siamo stati sommersi dall'affetto di tantissimi. La riapertura per noi è una scelta di cuore, non solo di business, anche perché al momento la situazione del nostro comparto è davvero difficile se non arrivano presto misure di sostegno. L'industria del turismo va salvaguardata, siamo orgogliosi di rappresentare un'eccellenza italiana, come tante altre famiglie dell'hôtellerie, eppure non ci sentiamo protetti e curati. Decidere di riaprire, in questo momento, è ancora un rischio ma vogliamo dare un segnale importante, di ottimismo, ai nostri collaboratori (che sono 50 tutto l'anno e che sarebbero stati 300 a pieno regime in stagione, ndr), alla Toscana e all'Italia».

Ed è proprio dalla Toscana che riparte l'esperienza estiva del Pellicano, con tutte le necessarie misure di sicurezza, una carta più semplice e un focus sui migliori produttori della zona.

«Sarà un elogio del territorio ma senza perdere la nostra contemporaneità. Abbiamo voluto unificare l'offerta dei due ristoranti, ridistribuendo i tavoli e introducendo molti prodotti artigianali locali, dai formaggi e mozzarelle di bufale maremmane ai grandi vini alla vodka, anche questa di un'azienda toscana. Faremo degustazioni guidate e inviteremo i produttori. E poi voglio programmare una rassegna di film italiani che sia una vera dichiarazione d'amore a questo paese. Noi apriremo solo 25 stanze su 52, per i clienti sarà un'esperienza ancora più intima e speciale del solito. Abbiamo sempre curato i dettagli e ovviamente le procedure di sanificazione saranno rigorosissime».

Quali sono i piani per la Posta Vecchia?
Anche in questo caso, possiamo parlare di un ritorno alle origini (quando la villa, negli anni Sessanta, era la residenza di J. Paul Getty prima di essere acquistata nel 1980 da Roberto Sciò, il padre di Marie-Louise, ndr). Abbiamo deciso di non aprire al pubblico ma di affittarla in esclusiva come villa privata. È un posto straordinario, un parco sul mare con il Castello Orsini come “vicino di casa”. Ha una dimensione molto cosy, c'è un orto gigante da cui proviene tutta la frutta e la verdura e il nostro chef Antonio Magliulo sarà a disposizione degli ospiti con uno staff di altre 4 persone in cucina.

E per quanto riguarda il Mezzatorre di Ischia?
Questa è la nota molto dolente. Abbiamo aperto lo scorso anno alla fine di un lungo percorso di crescita del nostro gruppo. Abbiamo fatto miracoli in soli 4 mesi per riuscire a inaugurare ad aprile 2019, ripensando l'interior design e curando l'immagine coordinata. Questa sarebbe stata l'estate in cui consolidare l'identità e rafforzare la presenza a Ischia ma abbiamo dovuto fare questa scelta perché è difficile tenere aperti tre alberghi con questa grande incertezza.

Torniamo allora al Pellicano, quali sono le previsioni per l'estate?
È veramente difficile da dire. Quando abbiamo ufficializzato la riapertura abbiamo avuto tantissime prenotazioni da tutto il mondo. Ma quanti potranno davvero viaggiare? Quanti riusciranno ad arrivare da noi? Tra i tanti, mi ha colpito il messaggio di uno stilista americano che troverà un passaggio aereo fino in Inghilterra e poi arriverà da noi in macchina. Credo che tutti abbiano voglia di viaggiare, di bellezza e socialità, anche se alla giusta distanza.

Come cambierà il modo di viaggiare?
Si cercherà sempre più l'autenticità di un luogo e di un'esperienza e la ristorazione di qualità. Forse smetteremo di viaggiare come forsennati, scegliendo con attenzione e consapevolezza la nostra destinazione, tornando ad apprezzare e a sognare la possibilità di fare un lungo viaggio. E si rifletterà molto di più, spero, sull'impatto ambientale».

A proposito, ci saranno novità nella filosofia del Pellicano?
Questo periodo di lockdown è stata una grande opportunità di guardarsi dentro, riflettere e mettersi in discussione. Il tema degli sprechi, negli alberghi, è di difficile gestione. È da tanti anni che vogliamo fare un audit di sostenibilità ma finora non avevamo mai davvero investito su specifiche professionalità. Ora mi sono finalmente rivolta a Eco-Age – la società di consulenza di Livia Firth – e stiamo analizzando i nostri processi aziendali per arrivare a creare insieme un protocollo da seguire per migliorare la sostenibilità del nostro gruppo alberghiero».

Durante il lockdown, in tanti hanno seguito il suo road trip immaginario su Instagram, che ha portato i suoi follower alla scoperta di tanti magnifici luoghi italiani, da Casa Maria Luigia a Modena a Castello di Ama a Gaiole in Chianti. Quali saranno le sue prime mete, stavolta vere, dove vorrà andare appena possibile?
Voglio tornare a scoprire la Toscana in lungo e in largo, dalla spiaggia di Baratti, in Alta Maremma, alle isole dell'arcipelago toscano come il Giglio e Pianosa. E poi la Sicilia: Palermo, Ortigia e le Eolie. E infine dico Milano, dove ho tanti amici, e mi manca sempre.

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