cassazione

Marijuana, niente tenuità del fatto per chi innaffia con attenzione la pianta

di Fabio Fiorentin e Bianca Lucia Mazzei


default onloading pic
(AP)

2' di lettura

Se pensate di coltivare una pianta di marijuana fate attenzione a non “curarla” troppo. È, infatti, la ripetitività delle attenzioni (innaffiature, concimazione, ecc.) che esclude la possibilità, nel caso si venga “pizzicati”, di invocare la non punibilità determinata dalla cosiddetta “tenuità del fatto”, ossia dalla scarsa offensività del comportamento e dalla non abitualità nel reato. Il chiarimento arriva dai magistrati della quarta sezione penale della Corte di Cassazione, secondo i quali il reato di coltivazione di piantine di marijuana non è di per sé incompatibile con il riconoscimento della tenuità del fatto (sentenza 1766 del 16 gennaio scorso). Soprattutto se, argomentano i supremi giudici, le piantine sono ancora in fase di germogliazione, ossia in quella fase iniziale dello sviluppo che non consente la produzione del principio attivo.

Tutto ruota intorno al concetto di abitualità. Leggerezza dell’offesa e non abitualità del comportamento sono infatti le condizioni che permettono di godere della non punibilità per i reati per i quali è previsto un periodo di reclusione non superiore a cinque anni.
Ma cosa fa scattare l’abitualità? Di sicuro (e la giurisprudenza lo ha più volte ribadito), i comportamenti seriali: i casi tipici sono i maltrattamenti in famiglia e gli atti persecutori. Ma anche le cosiddette condotte plurime, cioè i reati che consistono in più comportamenti ripetuti nel tempo. Ed è in questa seconda categoria che rientra la coltivazione di piante da cui è possibile ricavare sostanze stupefacenti.

La coltivazione, sostiene la Cassazione, richiede infatti «la messa in esecuzione di pratiche agronomiche» e «una sequenza di atti coordinati verso il conseguimento del risultato, costituito dalla germinazione del seme e dalla crescita della pianta sino alla maturazione dei frutti». Tuttavia, se questa sequenza di atti si ferma alla prima fase di vita delle piante, ossia alla germogliazione, non si può più parlare di abitualità.

Il reato di coltivazione della marijuana (previsto dall’articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti) non è quindi - concludono i giudici - per principio incompatibile con l’applicazione della causa di non punibilità per tenuità del fatto. Su questo, sostiene la Cassazione, i giudici della Corte d’appello si sono sbagliati. Per valutare se il beneficio della non punibilità può essere applicato bisogna, in definitiva, valutare se, nel caso concreto, la coltivazione delle pianticelle si è concretizzata in comportamenti seriali.

Canada, da oggi legale marijuana per uso ricreativo

L’apertura della Cassazione non ha però mutato il verdetto. La condanna in primo grado del tribunale di Brescia, poi confermata in appello, non è stata infatti annullata: nel caso in esame la coltivazione era andata ben oltre il germoglio ed era arrivata alla piena maturazione tanto da essere pronta per essere raccolta e utilizzata. E questo presupponeva che la pianta era stata, curata, innaffiata, concimata.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...