corruzione

Marina militare, 12 agli arresti domiciliari a Taranto per tangenti

Tra i destinatari del provvedimento cautelare imprenditori, due ufficiali della Marina Militare e due dipendenti civili della Marina.

di Domenico Palmiotti

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(IMAGOECONOMICA)

Tra i destinatari del provvedimento cautelare imprenditori, due ufficiali della Marina Militare e due dipendenti civili della Marina.


4' di lettura

Per ingraziarsi chi poteva decidere (e in realtà aveva già deciso) a loro favore su appalti e commesse dell’Arsenale della Marina Militare, dispensavano soldi e regali: da una cucina componibile a qualche scatola di cialde di caffè. A Taranto un nuovo scandalo travolge il 20 febbraio la Marina e l’indotto navalmeccanico che ruota attorno all’Arsenale.

Finiscono agli arresti domiciliari in 12: due ufficiali di Marina, tra cui il contrammiraglio Cristiano Nervi, direttore dell’Arsenale, due dipendenti civili della stessa forza armata e otto imprenditori. Le accuse sono associazione per delinquere, turbativa d'asta, corruzione e furto aggravato.

In sostanza, era stato creato un meccanismo tale per cui gli imprenditori sapevano in anticipo i bandi dell’Arsenale, in modo da organizzarsi e dividersi il lavoro, e le gare erano parcellizzate. La Guardia di Finanza, che ha eseguito gli arresti, parla di “frazionamento artificioso”. Ciascuno riceveva così un beneficio. Non solo accordi sul che fare, ma anche “regalie” degli imprenditori per “oliare” la macchina.

Le persone coinvolte ora ai domiciliari
Destinatari il secondo ufficiale di Marina arrestato, Antonio Di Molfetta, addetto al servizio “Efficienza navi” della base di Mar Grande a Taranto, e due dipendenti civili della forza armata: Abele D'Onofrio, assistente amministrativo dell'Arsenale di Taranto, e Federico Porraro, funzionario amministrativo addetto alla custodia dei magazzini della direzione di commissariato della Marina (l'ufficio acquisti). Gli imprenditori finiti ai domiciliari, e accusati di associazione a delinquere, sono invece: Armando De Comite (ritenuto promotore), Angelo Raffaele Ruggiero, Alessandro Di Persio, Fabio Greco, Nicola Pletto, Giovanni Pletto (detto Gianluca), Giona Guardascione e Giacinto Pernisco. Sono amministratori, di fatto o di diritto, delle società Consorzio Navalmeccanico Taranto-Cnt, R.I.T. Srl, Consorzio Chio.Me, Technomont Taranto Srl, Omega Engineering Srl, Siples Srl, Tps Taranto Srl, Comerin Srl, Maren Srl, Mib Srl, Imet Srl, Officine Jolly.

Il furto dei materiali con la complicità del custode
Nei regali, si va da due-tre scatole di caffè alle lavatrici, da una “tangente” da 700 euro a più “somme di denaro consegnate in contanti”, da una cucina componibile alle tende da sole per finire con una porta blindata. Non mancano i furti di materiali necessari ai lavori. Due, in particolare, gli episodi accertati: la sottrazione, rispettivamente, di 64 e di 78 cuscini coibenti, entrambi per un valore singolo di 15mila euro. Porraro, in pratica, faceva entrare nei magazzini della Marina un dipendente di uno degli imprenditori coinvolti. Questi portava via i cuscini coibenti, li consegnava ai propri titolari, mentre il funzionario riceveva soldi in cambio. Il furto avveniva per “risparmiare sulle spese dei materiali”. Settecento euro sono state invece date all'assistente D'Onofrio per aver rivelato in anticipo i bandi di gara.

Dalla porta blindata alle tende da sole
La corruzione aggravata contestata a Di Molfetta riguarda una serie di episodi, tutti promossi da imprenditori. Si parte da una cucina componibile, dal valore di 10mila euro, acquistata tramite finanziamento intestato a un dipendente dell’imprenditore offerente “al fine di impedire di risalire all'effettivo responsabile della illecita dazione”, alla consegna di arredi e tende da sole per 10.400 euro. E ancora, condizionatori per 2.873 euro, una lavatrice “dal valore non quantificato”, una porta blindata ed un armadio esterno dal valore di 4.233 euro e “due-tre scatole di caffè in cialde di un valore non quantificato”.

Sotto la lente profitti per oltre 15 milioni
Sono 16 le gare di appalto della Marina sotto la lente della Procura, tutte aggiudicate nei primi mesi del 2019. L'indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone, mentre l'ordinanza è firmata dal gip Benedetto Ruberto. Contestati profitti illeciti per 14,574 milioni. Gli imprenditori, è l'accusa, “al fine di commettere più delitti di turbativa d'asta e corruzione aggravata, realizzavano un cartello di imprese tra loro collegate per pilotare l'assegnazione a loro favore degli appalti gestiti dall'Arsenale e dalla Stazione Navale della Marina Militare di Taranto con l'estromissione delle altre imprese concorrenti”. È emerso che da ottobre a dicembre 2018, quello che viene giudicato “gruppo d'affari” è riuscito ad ottenere 15 appalti per un totale di 4,8 milioni. Inoltre, per una gara di circa 3 milioni, relativa ai lavori di ammodernamento della flotta, “vi è stato un frazionamento artificioso degli appalti originari in 11 gare”.

I due precedenti per tangenti nello stesso ambito
Lo scandalo del 20 febbraio 2020 non è nuovo. Ci sono due precedenti clamorosi: nel 2013 con l’arresto dell’ufficiale Roberto La Gioia, sorpreso dai Carabinieri nel suo ufficio della base navale dopo aver intascato una tangente, e nel 2016 con l’arresto di Giovanni Di Guardo, direttore del commissariato della Marina, sempre per lo stesso motivo. Oltre ai due ufficiali, coinvolte anche altre persone. Per la vicenda che riguarda Di Guardo, chieste nei mesi scorsi nel processo nove condanne: per Di Guardo a 12 anni. Le accuse, pure qui, vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione e alla turbativa d'asta.

La Marina: collaboriamo con i giudici
Sostegno e collaborazione alla magistratura. Lo dichiara la Marina Militare dopo gli arresti. “In relazione alla notizia che vede coinvolto personale della Marina Militare nelle indagini riguardanti irregolarità nella gestione degli appalti con ditte private nell'area tarantina, la Forza Armata - si dichiara - segue con attenzione gli sviluppi della vicenda giudiziaria ed esprime il pieno sostegno per il lavoro svolto dalla magistratura cui assicura la massima collaborazione per l'accertamento dei fatti e l'individuazione dei responsabili”. “Ciò - si precisa - anche al fine di tutelare quanti con sacrificio ed onestà sono impegnati ogni giorno per la difesa dal mare e sul mare del Paese”.

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