populisti d’europa a coblenza

Marine Le Pen: «Il 2017 sarà l’anno dei popoli»

di Alessandro Merli

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Geert Wilders, Frauke Petry, Harald Vilimsky, Marine LePen e Matteo Salvini a Coblenza (Afp)


3' di lettura

L’onda della Brexit e dell’elezione di Donald Trump si è abbattuta ieri sulle rive del Reno, dove a Coblenza si sono radunati i partiti della destra europea anti-immigrazione e anti-euro, nella speranza che, al “risveglio” dei maggiori Paesi anglosassoni nel 2016, segua nel 2017 quello dell’Europa, come ha detto la leader del Fronte nazionale francese, Marine Le Pen, la vera star della giornata.

Se l’occasione era celebrare l’insediamento alla Casa Bianca di Trump, che ha elogiato l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea e auspicato che altri Paesi la seguano, l’attenzione dei convenuti è concentrata sui prossimi voti in Europa, a partire da quello di marzo in Olanda, di aprile-maggio in Francia, di settembre in Germania, a possibili elezioni in Italia. La linea comune dei partiti che al Parlamento europeo aderiscono al gruppo Enf, l’Europa delle nazioni e della libertà, si impernia sull’opposizione all’immigrazione, soprattutto musulmana, e l’avversione all’euro. Ieri per la prima volta hanno mostrato in una manifestazione congiunta che i nazionalisti puntano anche su un movimento internazionale per sovvertire l’ordine costituito in Europa.

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Geert Wilders, il capo del Pvv olandese, che con Trump condivide anche l’acconciatura, e che è in testa nei sondaggi d’opinione, ha scaldato la folla sostenendo che «il patriottismo è la politica del futuro» e, citando il neo-presidente americano, che «questo sarà l’anno del popolo». Le citazioni di Trump si sono sprecate. Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, ha spiegato, in inglese, che «ci riprenderemo i nostri posti di lavoro, i nostri confini, la nostra ricchezza, ci riprenderemo il nostro futuro e i nostri sogni». Marine Le Pen ha affermato che «finora abbiamo combattuto individualmente, ora combatteremo insieme». Per Le Pen, Brexit può essere l’inizio di un “domino” in Europa. «Ieri la nuova America – ha detto Wilders – oggi Coblenza, domani una nuova Europa».

Secondo il capo del Pvv, «le donne olandesi non possono più mostrare i loro capelli biondi per le strade».

Per lo più, i leader dell’Enf hanno però evitato i commenti xenofobi più stridenti. Il loro raduno serviva anche a far da leva per Alternative für Deutschland, Alternativa per la Germania, che lo scorso anno ha dilatato i propri consensi in diverse elezioni regionali, toccando il 24% in Sassonia-Anhalt e relegando la Cdu di Angela Merkel al terzo posto in Meclemburgo-Pomerania, il collegio del cancelliere. La leader di AfD, Frauke Petry, che ha parlato di «ripensare la libertà dell’Europa», ha di buon grado lasciato la ribalta ai suoi ospiti stranieri, ma l’evento è stato partorito dal suo nuovo marito, l’europarlamentare Marcus Pretzell, per lanciare una lunga campagna elettorale. Certamente ha funzionato in funzione anti-Merkel: il comizio, al quale è stato vietato l’accesso ai giornalisti di alcuni media tedeschi, anche conservatori, come la Faz, si è ripetutamente interrotto ai cori di «Fuori Merkel!» intonati dai presenti.

L’iniziativa non è stata però priva di dissensi anche all’interno di AfD, che è alla ricerca di un modo per capitalizzare sui successi delle regionali dell’anno scorso. Una parte del partito, fra cui il co-leader Jörg Meuthen, non è convinta di voler legare i propri destini a Marine Le Pen, il cui nazionalismo e protezionismo contrastano con il tentativo di attrarre un elettorato più giovane e liberale. Meuthen ha definito Coblenza un evento dell’Enf che non c’entra con AfD. Un’altra eurodeputata del partito, Beatrix von Storch, aderisce, nel Parlamento di Strasburgo, al gruppo del britannico Ukip e del Movimento 5 stelle.

AfD vuole evitare le faide interne che hanno portato all’uscita del fondatore, l’economista Bernd Lucke, dopo la trasformazione da movimento anti-euro in anti-immigrati. Al momento, tuttavia, è alle prese anche con il tentativo di prendere le distanze dall’afflusso di estremisti dalla sua destra e dalle dichiarazione del leader del partito in Turingia, Björn Höcke, che ha parlato di fare un’inversione di 180 gradi nella valutazione del passato della Germania, una formula che è suonata come un tentativo di sdoganare il nazismo, e ha criticato il memoriale dell’Olocausto a Berlino. Posizioni che finora sono state tabù per l’opinione pubblica tedesca.

Ora però il partito, che ha cavalcato l’opposizione popolare alla politica delle porte aperte ai rifugiati del cancelliere e conta fra l’11 e il 15% nei sondaggi nazionali, sente l’odore della vittoria sotto forma di ingresso al Bundestag con il voto di settembre. E Petry è una candidata altamente telegenica. Intanto, AfD si gode l’abbraccio dei correligionari europei e la spinta da oltre Oceano.

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