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Marionette d’autore e kimono, il Giappone sbarca a Milano

Fino a domenica 13 ottobre 2019 al Teatro Gerolamo, al Mudec fino al 2 febbraio 2020

di Enrico Bronzo


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3' di lettura

Milano 1906: anno dell'Esposizione Internazionale. La città accoglieva visitatori giunti da ogni parte del mondo per l'importante avvenimento. Fra le grandi attrattive che Milano offriva era tappa d'obbligo assistere a uno spettacolo di marionette al Teatro Gerolamo di piazza Beccarla, luogo assai conosciuto dai milanesi e dai turisti che arrivavano dai luoghi e dalle culture più diverse.

Quella sala, costruita nel 1868 appositamente per le marionette di Giuseppe Fiando, offriva alla vista degli spettatori gli stessi elementi architettonici utilizzati per edificare la Galleria Vittorio Emanuele.

L’Expo 1906
Un vanto per la città e un esempio urbanistico di grande pregio. Proprio in questo teatro, approdava la Primaria compagnia marionettistica Carlo Colla & Figli, nata professionalmente nel 1835. I Colla, visitando all'Expo il padiglione del Giappone, non si lasciarono sfuggire l'occasione per acquistare tessuti, armature da samurai, marionette originali e maschere in lacca.

L’esotismo in Italia
In quel momento storico il cosiddetto “esotismo” stava dilagando socialmente e culturalmente. Già nel 1885 Sullivan aveva creato l'operetta Mikado, nel 1898 Mascagni aveva musicato la sua Iris e nel 1904 Puccini aveva portato sulla scena del Teatro alla Scala la tragica storia di Madama Butterfly. È quindi naturale che anche le marionette, sempre all'avanguardia nelle loro scelte teatrali, si ispirassero al mondo fascinoso del Sol Levante. Inoltre la forma teatrale che da tempo stava prendendo piede come teatro leggero era l'operetta, un'azione teatrale recitata, cantata, mimata e danzata, insomma l'antenata delle nostre commedie musicali e dei musical.

Lo spettacolo
Così nacque per il palcoscenico del Teatro Gerolamo “La gheisa dei topi” tratta da una omonima fiaba giapponese: il villaggio dei topi è in grande agitazione perché un semplice e povero topolino ambisce all'amore della più bella topolina, vezzosa danzatrice. Ma i concittadini decidono che la bella sia offerta in sposa all'essere più forte della terra: il Sole. Da qui il viaggio della bella topolina la quale scoprirà alla fine che il più forte è proprio quel topino che l'amava con tutto il cuore.

Successo ma...
Lo spettacolo ebbe grande successo per il testo curato da Carlo II Colla, direttore artistico della compagnia, per la sontuosità degli abiti a opera di Rosina Colla e delle sue collaboratrici, per la suggestione pittorica degli ambienti ideati dal pittore Francesco Bosso, per le orecchiabili musiche di Carlo Durando, per i trucchi scenici e le macchinerie inventate e costruite da Giovanni Colla e le marionette vestite da Michele Colla.

Ma quei personaggi con muso e zampine da topo non piacquero alle signore e ai bambini che frequentavano la sala di piazza Beccaria, piuttosto impressionate da quelle fattezze così realistiche. Fu così che, dopo qualche tempo, Carlo II Colla trasformò la fiaba ne La sposa del Sole: non più personaggi-animali sulla scena ma esseri umani in carne e ossa, si fa per dire.

La storia de «La sposa del Sole»
La drammaturgia si sviluppa in una sorta di parabola: gli abitanti di un villaggio pensano di offrire in sposa la bella Rosathea, amata dal povero e umile minatore Takimini, all'essere più potente, il Sole. Da qui un viaggio fantastico e allegorico fra le forze della natura che condurrà a riconsiderare la dimensione umana e il valore del giovane minatore.
La storia, lievemente modificata, rimase nel cartellone del Teatro Gerolamo definitivamente.

In scena
Giovedì 10 e venerdì 11 ottobre, ore 20
sabato 12 ottobre, ore 16 e ore 20
domenica 13 ottobre, ore 16
al Teatro Gerolamo piazza Beccaria 8 – Milano

LEGGI ANCHE: Europa e Giappone s'incontrano al Mudec di Milano
di Maria Luisa Colledani

Passione kimono
In concomitanza con lo spettacolo “La sposa del sole” e con l'apertura presso il Mudec delle esposizioni previste dal progetto “Oriente Mudec” -”Impressioni d'Oriente” e “ Quando il Giappone scoprì l'Italia”-, il Teatro Gerolamo propone una mostra che racconta uno dei simboli più celebri (e più inflazionati) del Giappone: il kimono.

Ispirazione kimono per la moda contemporanea

Ispirazione kimono per la moda contemporanea

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L'abito tradizionale della cultura giapponese viene raccontato nei suoi diversi usi, dalla variante domestica al raffinato capo da cerimonia, dal semplice vestito casalingo a quello riccamente ricamato della borghesia.

Attraverso le sue caratteristiche viene descritto l'enorme valore di quest'oggetto nella cultura giapponese, punto di partenza per raccontare la società, l'arte, il carattere, le curiosità dell'antico popolo del Sol Levante.

Un'occasione per avvicinarsi a un mondo esotico, la cui conoscenza in Occidente è spesso ancora soggetta a mode e stereotipi superficiali.
Abiti e oggetti esposti sono di proprietà di una famiglia, prodotti da artigiani giapponesi tra il XIX e il XX secolo e utilizzati di generazione in generazione.

Orari
La mostra verrà allestita presso il foyer al terzo piano del Teatro dalle 12 al 20 fino al 13 ottobre 2019.

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