avanguardia di crescita

Maris, calze 4.0 in tutto il mondo

Alla terza tappa di Brescia del Road Show Confindustria-Audi, l’esperienza delle pmi innovative a confronto con le best practice della multinazionale tedesca.

di Natascia Ronchetti


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(Adobe Stock)

2' di lettura

Per anni ha capitalizzato la lunga tradizione tessile del Bresciano, una tradizione portata avanti da produttori di filati e da industrie meccanotessili. Poi la crisi - arrivata all’inizio del Duemila, innescata dall’ingresso della Cina nel Wto - ha rotto gli equilibri: molte aziende non sono sopravvissute, reperire manodopera specializzata è diventato sempre più difficile. «Nella nostra provincia si sono sviluppati altri settori come la meccanica, il tessile è diventato meno attrattivo per i giovani, che si sono rivolti verso altri percorsi di studio – dice Alberto Faganelli -. Per questo con altre aziende del tessile abbiamo fatto un accordo con l’istituto Foppa per realizzare un corso per la formazione di tecnici specializzati». Faganelli è il responsabile commerciale di Maris, impresa di famiglia (è stata fondata dai suoi genitori nel 1987 a Carpenedolo) che produce calze da uomo, donna e bambino.

Il rapporto con il territorio
Un’azienda che ha sempre trovato nel rapporto con il territorio una sponda forte per crescere ma che oggi si misura con un ridimensionamento della filiera. «Chi è riuscito a superare la crisi si è rafforzato molto investendo sull’innovazione – spiega Faganelli – e possiamo contare su una rete di produttori di macchine e di filati. Ma il vero problema è che siamo rimasti in pochi, mentre un maggiore numero di aziende permetterebbe di moltiplicare le collaborazioni».

I mercati esteri
Maris è una delle aziende coinvolte dalla tappa bresciana (il 31 ottobre) del roadshow promosso da Piccola industria e Audi. Un appuntamento al quale si presenta con la testimonianza di quella svolta verso l’internazionalizzazione decisa già negli anni Novanta. Nata per servire il mercato italiano, Maris si è infatti rivolta rapidamente verso l’estero – le vendite oltreconfine generano adesso l’88% del suo fatturato, pari a 15 milioni di euro – e ha scelto contemporaneamente di collocarsi su una fascia di mercato alta per dribblare la concorrenza che fa leva sul prezzo, costituita soprattutto dai produttori turchi. Una svolta sostenuta dall’investimento sull’innovazione del prodotto e dei processi produttivi, sulla sostenibilità e sulla digitalizzazione, con il collegamento di tutte le macchine al software gestionale.

Industria 4.0
«Avvicinamento all’industria 4.0, sostenibilità e innovazione ci permettono di essere competitivi: soprattutto all’estero c’è maggiore attenzione per gli aspetti tecnici», spiega Faganelli. L’azienda, che ha 75 dipendenti e produce anche conto terzi per alcuni grandi brand, esporta prevalentemente in Europa, Stati Uniti e Canada. Ma deve risolvere il problema – «che per noi è davvero rilevante», dice Faganelli – di trovare personale specializzato. Da qui l’idea, insieme ad un’altra ventina di aziende della provincia e dell’alto Mantovano, di investire su un corso di formazione, in accordo con l’istituto Foppa, scuola privata di istruzione e formazione a cui fanno capo sei percorsi differenti, dal liceo artistico al centro di formazione professionale Francesco Lonati. Il corso inizierà in novembre.

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