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Market mover, investitori tra l’impeachment di Trump e la Bce

In agenda mercoledì la messa in accusa del Presidente; giovedì il comitato monetario della Bce e venerdì le indicazioni delle imprese Ue

di Marzia Redaelli


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Nancy Pelosi, leader democratica al Congresso, (Afp)

3' di lettura

Archiviata la fase 1 degli accordi commerciali tra Cina e Stati Uniti, gli investitori hanno già altri pensieri. Tra questi la messa in stato d’accusa del Presidente americano Donald Trump, che dovrebbe passare al vaglio del Congresso martedì 21 gennaio, mentre il capo di Stato Usa sarà al World Economic Forum di Davos insieme ai governatori delle principali banche centrali.

Finora, l’impeachment non ha condizionato Wall Street, forte della considerazione che i repubblicani detengono la maggioranza in Senato. Tuttavia, le nuove prove accumulate dal partito democratico potrebbero ostacolare il percorso di Trump verso la rielezione e cambiare lo scenario dei mercati, che amano la politica espansiva del Presidente (e della Federal Reserve che non lo contraddice).

Wall Street nell’Olimpo, manifattura a terra
A guardarle bene, le azioni in vetta sono vulnerabili, a meno di un rafforzamento dei profitti, che sono previsti ancora in calo. La discesa dalla cima potrebbe essere pericolosa, se le reti di protezione (la liquidità delle banche centrali) non riuscissero più a trattenere le scivolate.

«Uno sguardo all’ultimo decennio - si legge nello scenario di Anthilia Capital Partners - mostra che i programmi di acquisto della Federal Reserve favoriscono l’asset inflation nel lungo periodo, ma non hanno impedito bruschi aggiornamenti dei corsi, sia sull’azionario, sia sull’obbligazionario».

La spinta sui listini, per ora, sembra più forte di qualsiasi cattiva notizia. L’S&P500 e il Dow Jones Industrial inanellano record su record, incuranti del fatto che l’intesa sui dazi non risolva gli squilibri commerciali, perché non include le aree più delicate delle controversia: in primis, la disputa sulla proprietà intellettuale e tecnologica, che tracima dai rapporti esclusivi tra Cina e Stati Uniti e coinvolge la domanda e l’offerta di molti paesi, ormai inesorabilmente intrecciate nell’economia globalizzata.

Anzi, le società che hanno superato i mille miliardi di dollari di capitalizzazione sono diventate quattro con Alphabet (capogruppo di Google) che si è unita a Apple (1,4 miliardi), Microsoft (1,25 miliardi) e Amazon (ora scesa a 930 milioni). Le “big four” al parterre di New York, insieme a Facebook (635 milioni), costituiscono un quinto della borsa più grande del mondo.

Viceversa, Wall Street è molto elastica a ogni buona nuova, qualunque ne sia la portata. È vero che il settore dei servizi statunitense, il più importante per la crescita, è in salute e non è stato intaccato dalla contrazione della manifattura; ma Emily Weis, strategist di State Street, fa notare come una differenza così ampia tra i due comparti si sia verificata pochissime volte negli ultimi vent’anni: «Il declino della manifattura, dovuto in parte proprio alle tariffe sulle importazioni, potrebbe essere un punto debole per il Presidente Trump, che nel 2016 ha conquistato gli stati più industrializzati con la promessa di rivitalizzarla».

Per questo motivo, la scorsa settimana, il balzo del Philly Fed (l’indice delle imprese nell’area ad alta intensità produttiva del Mid West) ha dato una bella accelerata agli acquisti azionari. Giovedì 23 e venerdì 24 arriveranno le prime stime di gennaio sulle imprese manifatturiere elaborate dalla Fed di Kansas City e di Ihs-Markit.

Bce, inflazione e obbligazioni
Giovedì si terrà il secondo comitato esecutivo presieduto da Christine Lagarde. Non sono attese variazioni sui tassi, ma gli operatori saranno attenti al possibile dibattito su una nuova strategia monetaria accennato da Lagarde al suo esordio.

Il dipartimento di ricerca globale di Hsbc spiega che le aste agevolate della Bce hanno prodotto un miglioramento delle condizioni creditizie per le imprese e le famiglie, soprattutto in Italia, controbilanciato, purtroppo, da una stagnazione della domanda di finanziamenti bancari. Il focus della Bce rimane però l’inflazione, le cui aspettative potrebbero calare.

Le obbligazioni rispecchiano la tranquillità degli investitori rispetto ai prezzi: gli acquisti continuano, tanto che nell’area euro i rendimenti hanno corretto solo parzialmente dai minimi, e le emissioni a lungo termine sono ben gettonate, come ha dimostrato il successo delle aste recenti in Italia e in Spagna.

Lo spread tra il BTp e il Bund è rimasto sotto l’1,6%, aiutato anche dal rigetto della Consulta del referendum proposto dalla Lega ( abrogativo della quota proporzionale della legge elettorale), che sventa una possibile causa di crisi della coalizione Pd-M5S.

Test all’economia Ue
Martedì le contrattazioni si aprono con l’indice Zew, che misura la fiducia delle imprese tedesche, migliorato in dicembre, sebbene la valutazione sulla situazione corrente fosse ancora negativa.

La settimana si conclude poi con la pubblicazione dei sondaggi Ihs_Markit sull’attività delle imprese dell’area euro. Le rilevazioni di dicembre davano la manifattura a 46,3 punti - sotto la linea dei 50 che delimita l’espansione - e i servizi a 52,8 punti.

«Le statistiche potrebbero rivelarsi interessanti - afferma Stefan Scheurer di Allianz Global Investors - in caso confermassero il recente miglioramento macroeconomico».

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