Da Toti a Lotti, gli uomini del dialogo tra gli schieramenti politici

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Maroni, il leghista gradito ad Arcore

Imagoeconomica

L'ex governatore della Lombardia, predecessore di Matteo Salvini alla guida della Lega post-bossiana (quando armeggiava con una ramazza sul palco di Pontida per far capire che avrebbe cacciato dal partito gente come l'ex tesoriere Belsito), ha avuto sempre un rapporto privilegiato con Berlusconi. Così, quando decise di non ricandidarsi alla guida della regione in molti pensarono che si trattasse di una mossa concordata con il Cavaliere per avere un premier di centrodestra alternativo a Salvini. Dopo il voto del 4 marzo Maroni ha ipotizzato subito un accordo con il Pd “senza rompere il centrodestra”. Negli scorsi giorni ha indicato la soluzione più utile per il Paese: un “accordo tra il centrodestra unito e i Cinque Stelle con la leadership al centrodestra, Salvini o altri non è granché importante”. Soluzione gradita anche al Cavaliere.

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