LETTERA AL RISPARMIATORE

Marr, più servizi personalizzati. La sfida è accelerare lo sviluppo

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Continuare ad aumentare le efficienze della rete commerciale e della distribuzione. Poi: incrementare i servizi, anche ad hoc, per il cliente. Sono tra le priorità di Marr a sostegno del business.

L’attività, a ben vedere, nei primi nove mesi del 2018 è stata contraddistinta da ricavi e redditività in salita. Il fatturato si è assestato a 1,289 miliardi in rialzo del 2,1% sullo scorso esercizio. L’Ebitda, invece, è arrivato a 97,59 milioni (erano stati 94,8 un anno prima). L’utile netto, dal canto suo, è cresciuto del 4,3%. Infine la marginalità: il rapporto tra Mol e ricavi è stato del 7,6% a fronte del 7,5% del 30 settembre 2017.

La rete commerciale

Al di là dei numeri di conto economico quali, però, le priorità del gruppo? Un focus, per l’appunto, riguarda la rete di filiali commerciali e la logistica. Marr, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, ha una struttura divisa in linea di massima nel seguente modo. In primis ci sono due poli logistici (Pavia e Pomezia) che servono essenzialmente il cosiddetto “National account”. Cioè: dalla ristorazione collettiva (le mense) fino a quella strutturata commerciale (catene di alberghi e di ristoranti). Oltre a ciò esiste, poi, la rete di filiali (attualmente sono 34) al servizio dello “Street market”. Vale a dire: dal singolo ristorante e bar fino al villaggio turistico e le pizzerie.

Orbene: tra i focus di Marr c’è la continua crescita proprio del network commerciale al servizio dello “Street market”. Il progetto si articola su vari livelli. Uno di questi è ampliare la capacità di stoccaggio e distribuzione delle diverse filiali. Si tratta di un impegno che nel 2018 e 2019 dovrebbe implicare investimenti intorno a 2 milioni l’anno. Altro livello, invece, riguarda l’incremento dell’efficienza. La società già usa software che consentono ad esempio di monitorare il luogo dove si trovano i furgoni o le temperature delle celle frigorifere. La volontà di Marr è incrementare l’informatizzazione, peraltro trasversale all’intera attività aziendale, e avere un network più efficace. Ciò detto un ulteriore sforzo, che però è appannaggio soprattutto del “National account”, è sulle certificazioni a trattare particolari prodotti. Un esempio? L’abilitazione nel gestire la filiera dell’ittico o i prodotti biologici.

Insomma: c’è un cocktail d’interventi finalizzato ad aumentare le efficienze del network commerciale e della distribuzione. Il che, tra le altre cose, dovrà spingere i volumi: non solo attraverso nuove quote di mercato ma anche aumentando le vendite presso il singolo cliente. Sennonché il risparmiatore pone un quesito: al di là dei buoni propositi, come è possibile verificare la concreta efficacia degli sforzi descritti? Marr risponde che gli stessi risultati al 30 settembre scorso costituiscono una prova indiretta. Nel periodo, ricorda la società, la crescita è stata esclusivamente organica. Un incremento da imputarsi quasi esclusivamente all’aumento dei ricavi per singolo cliente. Quindi, conclude l’azienda, gli sforzi su questo fronte danno i loro risultati.

La situazione contabile

Già i risultati. Rimanendo a quelli del 30/9/2018 lo sguardo si indirizza verso i ricavi del “National account”. Questi, da inizio gennaio a fine settembre, sono cresciuti(+6,2%). Nell’ultimo trimestre, però, la dinamica è opposta: il fatturato è calato (-0,9%). Un trend che fa storcere il naso al risparmiatore. Marr, sottolineando che si tratta di un evento contingente, non condivide il dubbio. L’andamento, spiega il gruppo, è dovuto al cambio di mix all’interno della clientela della ristorazione commerciale strutturata. Quella stagionale, dalla quale si hanno maggiori ricavi in estate, è diminuita rispetto all’annuale. Di qui l’effetto contabile descritto. Al di là di ciò, dice Marr, nel quarto trimestre il trend del “national account” è nuovamente al rialzo. Di conseguenza, dice l’azienda. non c’è alcun problema.

Fin qui alcune considerazioni sui dati contabili e l’evoluzione della rete commerciale. Esiste, però, un’altra priorità per Marr: quella di proseguire nell’aggiungere servizi, anche ad hoc, per il cliente. La strategia, a ben vedere, passa da un lato attraverso la formazione dei suoi agenti; e, dall’altro, dall’implementazione del catalogo multimediale dei prodotti. Quest’ultimo è una piattaforma online (usata dalla forza vendita e aperta anche alla clientela) dove sono presenti gli oltre 15.000 prodotti trattati dall’azienda. Ciascuno di essi è corredato da foto, informazioni sul medesimo, video. Oltre poi ulteriori elementi: ad esempio ricette aventi come ingredienti i prodotti stessi. Finora il catalogo multimediale è stato impostato soprattutto come una “vetrina”. Nel prossimo futuro, afferma però Marr, non è da escludersi maggiore interazione. Finanche nelle forme del “call center” o dei “chat bot” da affiancarsi alla rete commerciale. L’obiettivo? Offrire, come mostra lo stesso impegno nelle specialità quali il biologico, servizi sempre più adeguati alle singole esigenze del cliente.

IL GRUPPO MARR IN NUMERI

IL GRUPPO MARR IN NUMERI

Il rischio domestico

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Esiste un tema generale che, per un’azienda attiva essenzialmente nel mercato domestico, non può essere dimenticato: il rischio Italia. È noto che lo scontro sulla finanziaria tra Roma e Bruxelles sta creando molta incertezza sui mercati. Una situazione che, è il timore di molti, potrebbe rallentare l’economia del Belpaese. Se non, addirittura, mandarlo in recessione. Il che, evidentemente, avrebbe impatti sull’attività di Marr. L’azienda, pure consapevole della situazione, smorza le preoccupazioni. In primis, ricorda il gruppo, nei passati periodi di crisi il mercato italiano del consumo alimentare fuori casa, in cui l’azienda è attiva, ha mostrato una notevole resilienza. Inoltre, spiega sempre la società, la sua market share tra i distributori grossisti è del 15%. Cioè: la possibilità di crescere ulteriormente, anche con l’M&A, esiste. Quindi secondo Marr, salvo scenari estremi che nessuno auspica, i problemi su questo fronte sono limitati.

Ciò considerato può, tuttavia, rilevarsi che il rialzo dello spread potrebbe impattare sul debito dell’azienda. Il gruppo, nuovamente, invita ad un’analisi più articolata. È vero, indica la società, che circa il 90% del suo indebitamento lordo è a tasso variabile. Questo tuttavia è legato all’Euribor che, come è noto, non è influenzato dallo spread. Inoltre, dice sempre Marr, il suo debito a lungo termine al 30/9/2018 è salito a 227,9 milioni rispetto ai 174,8 milioni di un anno prima. Cioè, spiega il gruppo, da un lato, parte del suo debito è stato rinegoziato con uno spread definito dalle banche creditrici prima dell’inizio del rialzo dei tassi; e, dall’altro, il livello più contenuto di quello spread sarà mantenuto per un periodo maggiore. Ciò detto Marr, per fine 2018, si attende un debito netto vicino al valore medio tra 147 milioni (30/9/2018) e 158 milioni (31/12/2017).

Infine il Capitale commerciale circolante netto. La voce di bilancio, a fine settembre scorso, è risultata in calo: dai 204,4 milioni di dodici mesi prima è diminuita agli attuali 203 milioni. Insomma: l’andamento è positivo. L’unico dubbio è l’incremento delle rimanenze. L’indizio di un minore pressing del gruppo su questo fronte? Marr risponde negativamente. Si tratta dell’effetto contingente, è l’indicazione, dell’anticipo delle campagne ittiche. Una situazione che ha indotto ad effettuare prima l’approvigionamento dei prodotti. Più in generale Marr stima che, a fine 2018, il rapporto tra Net working capital e ricavi sia intorno al 13%. Vale a dire un livello che l’azienda considera di assoluta tranquillità.

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