il Titolo soffre in Borsa

Marriott, il business degli hotel è crollato con il Covid-19

Conti trimestrali sotto le attese per il colosso mondiale del settore alberghiero. Fanno ben sperare le prenotazioni in Cina ripartite in aprile

di Riccardo Barlaam

(EPA)

2' di lettura

Marriott, il primo operatore mondiale nel settore degli hotel e dell’hospitality, ha riportato conti trimestrali al di sotto delle previsioni. Come tutto il settore, il gruppo americano risente in maniera pesante dello stop dei viaggi conseguente alla pandemia del coronavirus. Il mese di aprile si prospetta come il peggiore della storia per l’industria del turismo. Spiragli positivi arrivano dalla Cina: in linea con l’annuncio fatto la scorsa settimana da IHG, il gruppo proprietario degli Holiday Inn, Marriott ha detto che le prenotazioni in Cina sono ripartite in aprile, con la ripartenza della seconda economia mondiale.

Tuttavia le azioni Marriott, che da gennaio hanno già registrato un calo del 42%, sono scese di un altro 5,4%, a 82,47 dollari, durante le prime ore di scambi a Wall Street, dopo l’annuncio dei conti al di sotto delle stime degli analisti. In particolare i ricavi per stanza di Marriott sono diminuiti del 90% in aprile, uno degli indicatori più seguiti dagli operatori del settore. «Come la pandemia si è diffusa attorno al mondo - ha detto il ceo Arne Sorenson - abbiamo visto crollare velocemente i revenue per available room (RevPAR). E’ un momento estremamente delicato ma ho fiducia che riusciremo a venirne fuori».

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Il Covid-19 ha costretto centinaia di migliaia di business travelers e di vacanzieri a cancellare le loro prenotazioni con le misure di restrizione e gli ordini di restare a casa emanate dai vari stati per cercare di contenere la diffusione del virus mortale.

Nel primo trimestre Marriott ha riportato un calo dei ricavi per stanza del 22,5% a 84,51 dollari. L’indebitamento totale è salito del 12%, a 12,2 miliardi di dollari, con una liquidità netta all’8 maggio di 4,3 miliardi di dollari.
Sorenson ha detto nella presentazione dei conti che il tasso di occupazione delle camere nella Greater China in aprile ha raggiunto il 25%, un dato che fa ben sperare per la ripresa, prova della resilienza della domanda di viaggi.

Gli utili netti in tre mesi sono scesi a 31 milioni di dollari, o 9 centesimi per azione, rispetto ai 375 milioni dello stesso periodo dell’anno prima. L’Ebitda adjusted ha totalizzato 442 milioni di dollari nel primo trimestre, contro gli 821 milioni dell’anno prima e meno dei 596 milioni previsti dagli analisti finanziari.

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