conSIGLIO DEI MINISTRI

Martedì arrivano Def e piano riforme. Sul tavolo del Cdm anche la manovrina

di Andrea Gagliardi

(ANSA)

3' di lettura

Martedì 11 aprile il Consiglio dei ministri approverà il Documento di economia e finanza e il Piano nazionale di riforme, come confermato venerdì scorso dal premier Paolo Gentiloni. La manovrina da 3,4 miliardi chiesta da Bruxelles, con le annunciate misure di correzione e crescita (e la prima tranche da 1 miliardo del fondo triennale per il post-terremoto), dovrebbe essre varata contestualmente.

Lapecorella (Mef) : martedì manovra con misure su sisma e crescita
Un orientamento, quest’ultimo, confermato dal direttore generale del Mef, Fabrizia Lapecorella, che ha dichiarato: «Domani nel Cdm insieme al Def verrà
approvato anche un articolato provvedimento che non solo conterrà la manovra di aggiustamento del deficit dello 0,2%, ma sarà integrato con misure a favore di interventi nei territori colpiti dal sisma, con misure che riguarderanno la finanza degli enti locali e misure di carattere espansivo per la crescita», sottolineando che «di colpo si è materializzato questo
mostro di provvedimento»

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Def: stima crescita Pil 2017 tra +1 e +1,1%
Il Def ridisegnerà il quadro macroeconomico italiano, inglobando la correzione del deficit strutturale pari allo 0,2% del Pil per quest’anno richiesta da Bruxelles e ricalcolando anche debito e prodotto interno lordo. Il numero sulla crescita è ancora alle ultimissime fasi di limatura. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha ultimamente più volte insistito sui segnali incoraggianti di inizio anno che lasciano prevedere un’espansione “più robusta” e lasciano quindi intendere, secondo molti osservatori, il rialzo delle stime di crescita dall’1% all’1,1%. Fanno ben sperare anche gli ultimi dati Istat sulla produzione industriale italiana, che a febbraio cresce di un punto su base mensile, dell’1,9% in termini tendenziali, in entrambi i casi ribaltando il dato negativo del primo mese dell’anno. Ma l’ipotesi che la manovrina possa avere un effetto depressivo, per quanto limitato, non è però del tutto esclusa, tanto che l’asticella potrebbe non modificarsi e restare ferma proprio sul numero tondo (+1%).

Il Def «rinvia» a ottobre i problemi dei conti pubblici

Quanto al deficit nominale, il governo è intenzionato a confermare nel Def che verrà approvato martedì il target dell’1,2% previsto lo scorso autunno. Si aprirebbero poi eventuali margini per un ulteriore incremento verso l’1,8-2%, qualora l’istruttoria in corso sulle nuove misurazioni del Pil potenziale (l’output gap) si concludessero in tempo utile per l’aggiornamento delle stime macroeconomiche di fine settembre. Il debito inizierà invece a calare dal 2018, secondo quanto indicato dal viceministro Enrico Morando, anno in cui Padoan ha assicurato alla Ue un’ulteriore correzione del saldo strutturale dello 0,6% che permetterebbe quindi di arrivare al pareggio di bilancio (o quanto meno al close to balance) come previsto nel 2019.

Nel Pnr concorrenza e stimoli a contrattazione decentrata
Il Documento elencherà quindi nel Pnr la continuazione del programma di riforme che l’Europa vuole ancora ambizioso. Si punterà quindi sulla concorrenza, sugli stimoli alla contrattazione decentrata e alla produttività, oltre che sulla semplificazione della giustizia civile. Dal Pnr sembra destinato ad uscire, anche per il pressing del Pd, la riforma del catasto, mentre dovrebbe essere dedicato un apposito capitolo al contrasto della povertà con una possibile rivisitazione del reddito di inclusione. Il riferimento alle privatizzazioni è confermato ma dovrebbe risultare più sfumato rispetto a quanto prevedevano le bozze iniziali.

Nella manovrina parte leone alla lotta all’evasione
Nella manovrina la parte del leone toccherà invece alla lotta all’evasione. Lo split payment esteso alle società controllate della Pa assicurerà quest’anno un gettito di almeno 1 miliardo che salirà a regime, quando i mesi di applicazione saranno effettivamente dodici. Il decreto dovrebbe prevedere anche una forma di rottamazione delle liti fiscali che potrebbe portare nuovo gettito. Dal capitolo giochi potrebbero arrivare più risorse di quanto previsto inizialmente (ma la partita è ancora aperta), probabilmente anche oltre mezzo miliardo (fino a 700-800 milioni). Il ritocco delle accise sui tabacchi vale dai 100 ai 200 milioni. Il nuovo giro di vite sulla spesa pubblica, con i tagli semi-lineari ai ministeri, potrebbe rivelarsi meno pesante di quello indicato dal ministro Pier Carlo Padoan nella prima delle lettere inviate a Bruxelles (600-700 milioni anziché 800-900). Non è comunque ancora completato il cantiere della manovrina, che conterrà anche misure prevalentemente a costo zero per la crescita (a partire dall’estensione a tutto il 2018 per la consegna dei beni legati all’iperammortamento e dal cosiddetto meccanismo “acchiappa-fondi”), la prima tranche da 1 miliardo del fondo triennale per il post-terremoto e il correttivo-pensioni sull’Ape sociale per i lavori «gravosi».

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