lo scontro nel pd dopo lo stop al m5s

Martina contro Renzi dopo stop al M5s: «così è impossibile guidare il partito»

di Andrea Gagliardi

(ANSA)

3' di lettura

Un fuoco di sbarramento. Prima il reggente Maurizio Martina. Poi, a seguire i ministri Franceschini e Orlando, nonché il governatore del Lazio Zingaretti. L’intervista di Matteo Renzi a “Che tempo che fa”, nella quale l’ex segretario dem ha chiuso senza mezzi termini a un governo Pd-M5S («incontrarsi con Di Maio sì, votare la fiducia a governo Di Maio no»), ha fatto arrabbiare in tanti. A partire da Maurizio Martina. È a Renzi che Martina si rivolge quando dice: «Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito. Così un Partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società». Ma dopo il reggente sono in tanti a scagliarsi contro l’ex segretario. Tanto che in serata l’ex premier ha controreplicato su twitter: «Ho il dovere, non solo il diritto, di illustrare le mie scelte agli elettori».

Martina: servirà discussione franca in direzione
Doveva essere la direzione dem di giovedì il luogo nel quale discutere e votare la posizione ufficiale del Pd sull’ipotesi di un governo con M5s. L’uscita di Renzi, che ancora ha la maggioranza in Direzione, sembra invece depotenziare il dibattito. Mentre «servirà una discussione franca e senza equivoci - avverte Martina - perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema». Parole che potrebbero far pensare alla volontà di dimettersi, ma è lo stesso Martina a precisare che non si dimetterà: l’intezione è piuttosto quella di «andare a un chiarimento definitivo». Invoca un chiarimento anche l’ex sindaco di Torino Piero Fassino «che consenta a Martina di guidare il partito con autorevolezza in una fase così cruciale per il Paese» perché «nessun partito ha vita lunga con due strategie concorrenti e due centri di direzione».

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Franceschini: Renzi irrispettoso, ora chiarimento
L’uscita di Renzi non è per niente piaciuta neppure a Dario Franceschini : «È arrivato nel Pd il tempo di fare chiarezza. Dalle sue dimissioni Renzi si è trasformato in un Signornò, disertando ogni discussione collegiale e smontando
quello che il suo partito stava cercando di costruire. Un vero leader rispetta una comunità anche quando non la guida più» ha scritto il ministro su twitter.

Orlando: non si tiene partito in queste condizioni
E va giù pesante su Facebook anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che si schiera con Martina: «non si può tenere un partito in queste condizioni se si ha a cuore il suo destino».

Cuperlo: Renzi doveva parlare in Direzione
All’attacco di Renzi il leader di SinistraDem Gianni Cuperlo, per il quale «Renzi, come senatore, ha diritto di esprimere la sua opinione. Ma vedendo ieri Renzi (in tv, ndr) sono rimasto dispiaciuto - ha aggiunto -, quella discussione andava fatta in Direzione, invece commentiamo una intervista attesa come una partita di calcio, ma così un partito si spegne».

Guerini: giovedì confronto ma ora giù i toni
Un invito alla calma e ad «abbassare i toni» è arrivato da Lorenzo Guerini. «È un dibattito, il nostro, in cui ci sono opinioni note, anche giudizi diversi sui passaggi che sono di fronte al Paese. Ma - ha detto l’ex coordinatore del Pd - dobbiamo, anche attraverso un dibattito serio e non reticente ma che sia teso alla coesione della nostra comunità, lavorare insieme. Giovedì ci confronteremo come si confronta un partito come il nostro, ma adesso, per favore, proviamo ad abbassare i toni»

Di Maio attacca Renzi e Salvini: «Bisogna tornare al voto il prima possibile»
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