la parola ai designer

Martino Gamper: «L’artigianato è una parte del futuro che non deve dimenticare il passato»

di Fabrizia Villa


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2' di lettura

«Vorrei creare un albero che non esiste». Con questa proposta azzardata è nato uno degli ultimi progetti di Martino Gamper, designer altoatesino trapiantato a Londra. Così è nato Gamperana Triplex, rivestimento in legno realizzato per Alpi e presentato quest’anno al fuorisalone.

Nel suo lavoro ha spesso dato una nuova identità agli oggetti. Con Gamperana Triplex reinventa addirittura un nuovo legno che non esiste in natura. Ci può raccontare il processo creativo che l’ha portata a questo risultato?
Ho immaginato un tronco che non esiste e ho iniziato a fare dei patchwork tridimensionali, ho pensato a un blocco che mentre si taglia viene messo su un asse diverso lasciando intravedere un disegno che via via cambia . Sono nati così questi tre fogli con lo stesso pattern, ma con l’abbinamento di colori diversi.

Lei nasce come ebanista. Mai come in questi ultimi anni si è parlato tanto di artigianato. Secondo lei l’artigianato rappresenta il passato o il futuro del design?
Ho fatto l’apprendistato da ebanista. Secondo me l’artigianato è una parte del futuro che non deve dimenticare il passato. Sono state inventate nuove forme di artigianato, digitale per esempio, e penso non sia opportuno fermarsi alle solite categorie, ma crearne delle nuove, includendo anche le nuove tecnologie, sempre con il dovuto rispetto. Penso sia anche importante mescolare diverse forme di artigianato. Non dobbiamo fermarci alla bottega, ma è interessante allargare alla piccola e media industria l’artigianato, cosa che trovo molto italiana. Penso per esempio ad Alpi, dove ogni foglio viene preso in mano da almeno dieci persone.

Cento sedie in 100 giorni è tra i progetti di design ricostituente selezionati da Paola Antonelli per “Broken Nature: Design Takes on Human Survival”, la XXII Triennale attualmente in corso a Milano. Qual è secondo lei il potenziale del design come catalizzatore di cambiamenti sociali e comportamentali?
Penso che il design abbia un ruolo importante, ma che da solo non possa fare nulla, ha bisogno della politica, dell’economia e anche della relazione con il cliente finale. Però il design può dare idee, ispirare chi poi un oggetto lo utilizza.

Come è cambiato il mondo del design negli ultimi anni?
Quando ho finito i miei studi, nel 2000, il designer era una figura in qualche modo monolitica. Se non lavoravi con certe industrie, per certi marchi quasi non eri considerato un designer. Oggi devi essere imprenditore, grafico, consulente, ingegnere, artigiano, comunicatore. Penso che ognuno disegni il suo ruolo in autonomia. Tutti i designer che conosco hanno un loro atelier e modi diversissimi di lavorare. In sintesi, direi che il nostro non è un mestiere, ma sono tanti mestieri allo stesso tempo.

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