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Marzo in caduta per Brescia

L’analisi Aib: ricavi giù del 23%. Pasini: «Tirata d’orecchie alle banche, troppi ritardi nei prestiti. Assenze non ammesse in questi momenti».

di Luca Orlando

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L’analisi Aib: ricavi giù del 23%. Pasini: «Tirata d’orecchie alle banche, troppi ritardi nei prestiti. Assenze non ammesse in questi momenti».


3' di lettura

Meno contratti di lavoro, produzione in calo, aziende in difficoltà.
Brescia, provincia meccanica e vocata all'export, traccia un primo bilancio dell'effetto Covid sull'economia locale, impatto già pervasivo nel primo trimestre, che pure sconta solo in modo parziale i vincoli di domanda e offerta.
Il calo della produzione è stimato nell'ordine del 10% rispetto al quarto trimestre 2019, dato anche peggiore rispetto alle valutazioni appena rilasciate dall'Istat sull'intera economia, che stimano tra gennaio e marzo un calo congiunturale dell'8,4%. Combinato disposto comunque di settori ad ampia dispersione di risultati, con alimentare e farmaceutica a contenere i danni e altri comparti, metalmeccanica e metallurgia, in particolare legate all'automotive, a subire cali ben più robusti.
Nel solo mese di marzo, quando pure il lockdown produttivo ha agito in modo pervasivo solo a partire dal 25, il fatturato delle aziende si è ridotto del 23% rispetto alla normalità. Qualche eccezione è pur sempre visibile ma le medie restano desolanti, con l'87% delle aziende a riscontrare un rallentamento della domanda, il 48% a non considerare più raggiungibili gli obiettivi precedentemente posti per l'anno in corso. Solo il 2% del campione analizzato dichiara di non aver avuto alcun impatto negativo dall'emergenza, un altro 15% valuta effetti trascurabili o comunque gestibili con revisioni minori ai piani aziendali. Per il 35% l'impatto è significativo e richiede una rivisitazione profonda dei budget e dei programmi.
Crollo della domanda che vede qualche differenze tra Italia e resto del mondo. Se infatti a riscontrare un calo sono indistintamente 6-7 imprese su dieci, a prescindere dai mercati, le frenate più severe (lo pensa il 60% del campione) sono percepire in Italia, con il 49% a riscontrare rallentamenti severi oltreconfine.
«I budget andranno rivisti - spiega Giuseppe Pasini, Presidente dell'Associazione Industriale Bresciana – così come tutti i piani di investimento, che verranno come minimo rinviati. Oggi il motore di Brescia lavora al 50-60% del normale i volumi stimati di perdita nel 2020 sono nell'ordine del 20-30%».
A vedere uno spiraglio di luce dopo la fine del lockdown è ancora una minoranza del sistema, solo il 15% ipotizza produzione in aumento, per il il 14% l'output resterà stabile, il 71% prevede nuove diminuzioni.
Se la manifattura non brilla anche il Terziario segnala un forte rallentamento nel clima di fiducia: le prime rilevazioni segnalano un crollo a 32,0, dal 110,7 rilevato nel quarto trimestre 2019, dato peraltro già distante dal massimo della serie storica del 4° trimestre 2017, pari a 150,7.
I primi impatti di questo shock sono già visibili anche sul mercato del lavoro, dove le assunzioni complessive alle dipendenze (apprendistato, tempo determinato e tempo indeterminato) effettuate dalle imprese bresciane segnano una netta battuta d'arresto: -11,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Commercio (-14,5%) e industria (-15%) sono i responsabili del calo, mentre agricoltura e costruzioni vedono ancora un saldo positivo.
A Brescia, tra gennaio e marzo 2020, i contratti di lavoro attivati espressamente alle dipendenze, non considerando quindi la somministrazione e il lavoro a progetto, sono stati 36.450, rispetto ai 41.168 censiti nello stesso periodo dell'anno scorso.
Come reagire? Una parte consistente del campione sceglie l'attesa, un ritorno alla normalità: a pensarlo è il 66% delle imprese. Mentre circa un terzo del campione pensa di intervenire in modo proattivo, modificando il paniere di prodotti venduti o i paesi di destinazione.
Sulle prospettive future Pasini vede più di un'ombra. A partire dalla liquidità, bloccata anche per i ritardi delle banche, «a cui serve una tirata d'orecchie –spiega – perché gli istituti non possono essere assenti e distanti dalle imprese in questi momenti, così come non possono pensare di sostituire mutui presenti con altri garantiti dallo Stato, come stanno proponendo ad alcuni associati».
Aziende ripartite comunque in sicurezza – ricorda il presidente Aib – anche adottando misure ulteriori rispetto al protocollo nazionale e a quello provinciale.
«Ripresa controllata e sicura – aggiunge – che si confronta però con il fortissimo ritardo da parte della Regione Lombardia nel varo di misure chiare e univoche sui test sierologici e i tamponi».
Più stimoli alla domanda, con incentivi ai veicoli Euro6 per rilanciare il disastrato settore automotive e una manovra che sblocchi le opere pubbliche sul modello di Genova sono gli interventi urgenti richiesti al Governo. Mentre all'Europa si chiede più coraggio, per affrontare quella che non è solo una crisi locale. «Se a crollare è il Pil in Italia ma anche in Germania, Francia, e Spagna – aggiunge – il problema è collettivo e non solo nostro, quindi gli interventi devono essere coraggiosi e rapidi. Serve più Europa. E subito».

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