Covid-19

Mascherina all’aperto, in Sicilia è un optional. Rischio multa da 280 euro

La multa raddoppia in caso di recidiva. Ma i controlli scarseggiano e “l’effetto deterrente” è ormai svanito

di Marco Ludovico

(LAPRESSE)

2' di lettura

Non deve essere un caso se in Sicilia, diventata zona gialla da ieri, l’utilizzo delle mascherine è occasionale. Le testimonianze di scene pubbliche dove chi indossa le protezioni non si vede o è solo un’eccezione si ripetono. Dimostrano però il consolidarsi di un malcostume sempre più ampio. Legittimato, del resto, da una serie di controlli latitanti o comunque poco efficaci. Nella terra sicula - ma non è la sola - la pandemia ha reso endemica l’assenza della mascherina. Ma le sanzioni per i comportamenti scorretti sono molte. Dovrebbero dissuadere, da sole, questo vizio ormai diffuso.

Il rischio teorico di 280 euro di multa

Nell’ottobre dell’anno scorso sono state varate le tmulte e altre pene da infliggere a chi si comportava in modo scorretto rispetto alle misure di prevenzione anti Covid-19. Per chi non indossa la mascherina quando deve farlo la cifra inflitta è di 280 euro, raddoppiata in caso di recidiva. Nel caso di assembramento, analoga somma. Nelle situazioni di assenza di rispetto delle norme è più che facile trovare entrambe le irregolarità. Specie tra i più giovani riuniti di sera nella movida. In Sicilia sembra essere la regola. Ma non è di certo la sola regione dove avvengono queste scene. Chi scrive si è trovato a Ferragosto in Puglia in una rosticceria: un gruppo di giovani, in attesa di ordinare, a differenza degli adulti era del tutto privo dei dispositivi di protezione facciale e non batteva ciglio nonostante le proteste.

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Le ambiguità dei controlli

In uno scenario di sofferenza sociale come quello del Covid-19 è stato dunque deciso in modo quasi tacito ma generalizzato tra i vari livelli di autorità di non essere occhiuti o pignoli con i controlli. I titolati a farlo sono le forze di polizia nazionali e quelle locali. Non ha aiutato, certo, qualche caso di sanzione comminata con troppo zelo: non mancano mai e prendono subito il clamore delle cronache. Va detto, poi, come sul territorio c’è sempre un rimpallo di responsabilità. Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza, con gli organici in continua riduzione, sono costretti a ridimensionare questo genere di verifiche. Le polizie locali dipendono dai sindaci: improbabile un loro ordine di controlli a tappeto.

L’equivoco sulle mancate pressioni con l’economia in recessione

Le azioni di verifica sugli esercizi commerciali sono in ampia quota svolte dalle forze di polizia comunali. Sull’accesso a numero chiuso si è visto un maggior rigore innanzitutto da parte dei titolari. L’idea di una linea soft nei controlli sull’utilizzo delle mascherine, invece, si fonda sulla presunta comprensione, sconfinata fino all’indulgenza, verso attività di impresa in difficoltà. In realtà chi lo desidera va a fare acquisti con la mascherina tanto quanto chi ci va senza. I titolari dei negozi si distinguono, a loro volta, in rigorosi e compiacenti. Alla fine è solo una questione di civiltà e rispetto per gli altri. Se vengono meno e le misure di prevenzione non si applicano, né i controlli si attivano, i contagi si allargano a macchia d’olio. Sicilia docet.

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