audizione del direttore vallone

Mascherine, appalti, assunzioni: il nuovo allarme Dia su mafia e Covid

Da Cosa Nostra alla ’ndrangheta e la camorra, la mappa degli affari criminali nella pandemia della direzione investigativa antimafia

di Marco Ludovico

5' di lettura

L’allerta si rilancia e si rinnova. Per le organizzazioni mafiose il boccone della sanità ogni giorno è sempre più ghiotto. Messe a dura prova dalla pandemia, le fragilità del sistema pubblico, innanzitutto, e privato, moltiplicano le occasioni rapaci di Cosa Nostra &Co. Il neo direttore della Dia (direzione investigativa antimafia), Maurizio Vallone, lo segnala in audizione davanti alle commissioni Giustizia e Finanze della Camera. I documenti della Dia sono chiari, i timori degli investigatori più che fondati. Ci sono perfino i precedenti storici.

Il direttore Vallone: «Fase di trasformazione e mascheramento»
Vallone, dal 1° ottobre numero uno della direzione investigativa antimafia - fa parte, ricordiamo, del dipartimento di Pubblica sicurezza guidato dal prefetto Franco Gabrielli - viene sentito a Montecitorio sul tema del riciclaggio subito dopo l’audizione dello stesso Gabrielli. Racconta l’attività di contrasto in atto. Fondata, in particolare, sulle s.o.s., le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette ricevute dall’Uif, l’unità di informazione finanziaria presso la Banca d’Italia. Dopo la «analisi massiva» delle s.o.s. si passa a quella «fenomenologica»: è lo «studio di fenomeni di particolare interesse operativo ovvero su casi investigativi di maggiore complessità». Gli occhi degli investigatori puntano le «linee di tendenza che caratterizzano le organizzazioni criminali di stampo mafioso». Ormai contraddistinte, sottolinea, «da una radicale fase di trasformazione e di mascheramento».

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L’affare sconfinato della sanità
«Le organizzazioni criminali di stampo mafioso, particolarmente quelle autoctone» rileva il direttore della Dia, oggi mostrano la «propensione ad espandersi oltre i propri territori di elezione e in settori economici diversi dai consueti canali di interesse criminale». L’esempio fatto in proposito da Vallone è uno solo ma non è certo a caso: «In questa particolare contingenza legata alla pandemia da Covid 19, il settore sanitario». Certo, per la Dia non è un inedito, anzi. Alcuni anni fa proprio il centro Dia di Napoli eseguì un’ordinanza di custodia cautelare per sette tra dirigenti e funzionari dell’ospedale “S. Anna” di Caserta. Ma adesso gli schemi sono saltati, le prassi rinnovate, i fondi in arrivo scatenano la fame delle consorterie criminali. Gli affari illegali assumono prospettive impensate. Il COVID-19 è un’occasione senza precedenti. Da sfruttare fino all’ultimo centesimo.

Il catalogo del business criminale: 1) la ’ndrangheta
Vallone non si dilunga oltre sul tema della sanità. La riservatezza fa pensare agli obblighi imposti dal segreto investigativo. Ma proprio la Dia, nella seconda relazione semestrale 2019, pubblicata nel luglio scorso, inserisce un focus analitico sull’emergenza pandemia e la nuova minaccia mafiosa. La ’ndrangheta spicca per prima, pronta ad avventarsi sul settore della salute pubblica: in particolare «l’industria sanitaria» - si legge nella relazione - «i servizi di smaltimento dei rifiuti sanitari prodotti a seguito dell'emergenza nonché i servizi funerari, messi a dura prova dall'elevato numero di decessi a causa del virus». La presenza delle ’ndrine calabresi nella sanità pubblica si contraddistingue per corsi e ricorsi storici. Il commissariamento decennale è solo l’altra faccia di una medaglia desolante.

L’infiltrazione negli appalti: 2) la mafia
Per la Dia quella di Cosa nostra è una strategia a più livelli. Oltre al primo, il cosiddetto welfare mafioso, ce n’è un secondo «più elevato» per consolidare e «mantenere il controllo di molte filiere produttive» ma, aggiunge la relazione, «a seguito dell'emergenza coronavirus potrebbe estendersi, andando ad occupare anche i settori connessi alla sanità». Sarebbe «un posizionamento ancora più forte nel sistema sanitario regionale» destinato «quale ulteriore effetto collaterale» a «incidere sugli apparati della pubblica amministrazione che saranno chiamati alla gestione dei finanziamenti e degli appalti pubblici, da affidare nelle fasi successive al lockdown». Di più: «L’emergenza sanitaria potrebbe offrire l'occasione per ottenere appalti legati sia alla distribuzione di presidi medicali che allo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri». Con la conseguente «possibilità di distribuire posti di lavoro ad affiliati o di subappaltare ad aziende di riferimento, consolidando così la base del proprio “consenso sociale”».

I settori contigui: 3) la camorra
Per la camorra «valgono le considerazioni espresse per la criminalità organizzata calabrese e siciliana». I sodalizi puntano «ad infiltrarsi nell'economia legale sia attraverso la partecipazione in imprese sane, sia operando con ditte di riferimento, facenti capo a prestanome». I settori coinvolti sono «la realizzazione di lavori edìli, i servizi cimiteriali e di onoranze funebri, di pulizia e sanificazione, particolarmente esposti in ragione della stato di emergenza». Ma in ballo c’è anche «l’interesse della camorra per il settore dei rifiuti, compresi quelli speciali, tra i quali rientrano quelli ospedalieri, di cui è prevedibile un forte aumento quale conseguenza dell'emergenza in atto».

Mascherine e gel disinfettan te
I clan mafiosi campani hanno già dimostrato capacità «di gestire il mercato della contraffazione, che potrebbe investire anche il settore dei farmaci, dei prodotti parafarmaceutici e medicali, dei corredi sanitari di protezione, di cui si sta registrando una forte richiesta». La Dia sostiene che «soggetti organici a clan camorristici, stanziatisi nelle regioni del Nord-est, potrebbero rivolgere l'interesse verso la gestione del commercio di mascherine e gel disinfettante, da rivendere anche all'estero». Visto che «in passato, il tentativo di inserirsi proprio nella commercializzazione nel Triveneto di mascherine di protezione importate dalla Cina era stato abbandonato, solo perché ritenuto allora poco remunerativo».

Il lucro mafioso sul caro estinto
Spietato, l’affare criminale organizzato spesso si è esteso ai servizi cimiteriali e di pompe funebri. Inutile nascondersi «l’alta mortalità dovuta al coronavirus, che ha imposto carichi di lavoro maggiori sia alle imprese di onoranze funebri che ai servizi cimiteriali» si legge nella relazione semestrale. Va allora controllato «specie nei presidi ospedalieri dichiarati COVID, se vi siano imprese che siano state favorite più di altre». Non basta. «Sui servizi cimiteriali è opportuno verificare se le cosche potranno, in qualche modo, incidere sulle decisioni delle amministrazioni comunali in merito alla gestione dei cimiteri, con particolare riferimento alle modifiche ai piani regolatori cimiteriali e ai criteri di assegnazione delle concessioni».

Il ventaglio delle minacce sul territorio
Rilanciati proprio con l’emergenza COVID-19 dal ministero dell’Interno guidato da Luciana Lamorgese, i Gia, gruppi interforze (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Dia) provinciali presso le prefetture, devono monitorare gli appalti e «i servizi connessi al ciclo della sanità». Lo scenario della minaccia mafiosa sul settore sanitario, in realtà, è quasi senza confini. Sul piano nazionale è stato «programmato un consistente piano di investimenti» ma anche «l’assunzione di ulteriore personale medico e infermieristico». Indispensabile diventa «un’adeguata azione di monitoraggio antimafia». Compresa un’attenzione minuziosa «alle eventuali modifiche dell'oggetto sociale, alle trasformazioni societarie e alle eventuali cessioni o acquisizioni di rami d’azienda». Operazioni finanziarie da verificare per vedere se «sia corrisposta una reale attività» e non invece «per ottenere esclusivamente sovvenzioni statali, rimborsi non spettanti o appalti pubblici attraverso procedure di gara illegittime». I precedenti già ci sono. Le conferme potrebbero arrivare numerose.

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