LA LOTTA CONTRO LA PANDEMIA

Mascherine e distanziamento, quali sono gli accorgimenti per difendersi dalle varianti

L’Istituto superiore di sanità ha messo in evidenza che «al momento non sono emerse evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quindi quelle già in uso, l'uso delle mascherine, il distanziamento sociale e l'igiene delle mani. La possibilità di venire in contatto con una variante deve comunque indurre particolare prudenza e stretta adesione alle misure di protezione»

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2' di lettura

La variante inglese sta prendendo il sopravvento. Quasi 1 contagio su 5 di quelli registrati all’inizio di febbraio in Italia - ha messo in evidenza un’indagine di prevalenza condotta dall'Istituto superiore di sanità - è da ricondurre a lei. Il nuovo ceppo è più trasmissibile. Sul fatto se sia più aggressivo non c’è ancora evidenza scientifica. I tre vaccini ad oggi a disposizione (Pfizer, Moderna e AstraZeneca) sono efficaci.
L’alto livello di contagiosità ha riportato sotto i riflettori dell’opinione pubblica la questione se i comportamenti standard contro la pandemia, a cominciare dal distanziamento e dall’indossare le mascherine, bastino o vadano “potenziati” e, in tal caso, come.

In una Faq l’Istituto superiore di sanità ha messo in evidenza che «al momento non sono emerse evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quindi quelle già in uso, le mascherine, il distanziamento sociale e l'igiene delle mani. La possibilità di venire in contatto con una variante deve comunque indurre particolare prudenza e stretta adesione alle misure di protezione».

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Ma il vero rischio, avverte lo pneumologo del Comitato tecnico scientifico Luca Richeldi in un’intervista al Corriere della Sera, è «nella stanchezza degli italiani a sopportare una situazione così difficile. I bollettini quotidiani sono uno strazio e può esserci l’involontaria tendenza ad abbassare la guardia, a non indossare correttamente le mascherine, a invitare a casa gli amici».

Salmaso: ventilare gli ambienti e restare a distanza

«Le contromisure sono sempre le stesse, perché le varianti non bucano le mascherine - ha spiegato l'epidemiologa Stefania Salmaso, intervenuta durante la trasmissione Agorà su Rai Tre -. Certo è che le mascherine devono essere indossate in modo corretto, devono avere un livello di protezione adeguato e non devono essere vecchie, se ne possono anche mettere due, una sull'altra». Quanto invece alla distanza di un metro o metro e mezzo, Salmaso ha ricordato che «era stata pensata in riferimento alla capacità di spostamento dei droplet, o goccioline di saliva», emesse parlando o starnutendo. «Ma ora sappiamo che il coronavirus si diffonde soprattutto per aerosol, ovvero rimane sospeso nell'aria in particelle piccolissime, per questo bisogna far ventilare gli ambienti molto spesso e restare a distanza».

Clementi: «Ffp2 o no, mascherine mai senza distanza»

Secondo il virologo Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'ospedale San Raffaele di Milano e docente all'università Vita-Salute, «la mascherina va di pari passo col distanziamento». In questi giorni in cui si discute di varianti del coronavirus Sars-CoV-2 e come proteggersi, sono diverse le voci che mettono in guardia sul mercato delle mascherine e sulla difficoltà di orientarsi in questa “giungla” di provenienze e certificazioni, anche riguardo alle garanzie che danno. Lo avevano raccontato, fra gli altri, gli esperti di un’azienda italiana, Fonderia Mestieri, che ha deciso di creare un laboratorio con tutti i requisiti necessari per testare questi prodotti scudo e, interpellati, hanno spiegato di aver rilevato che circa il 50% di quelle controllate da loro non aveva un requisito di filtrazione sufficiente.

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