Sanita

Mascherine, ecco i tipi a confronto e chi deve usarle

La potenziale trasmissione da soggetti che non hanno sintomi, valutata da studi appena pubblicati, spinge all’allargamento dell’utilizzo. Ecco dunque i diversi modelli e le tipologie di persone che debbono ricorrervi

di Federico Mereta

Il tutorial del dottor Gasbarrini: “Ecco le mascherine altruiste e quelle egoiste”

La potenziale trasmissione da soggetti che non hanno sintomi, valutata da studi appena pubblicati, spinge all’allargamento dell’utilizzo. Ecco dunque i diversi modelli e le tipologie di persone che debbono ricorrervi


4' di lettura

A cosa servono le mascherine? Fondamentalmente per far sì che una persona potenzialmente infettante non possa trasmettere il virus ad altri. Per questo l'Organizzazione Mondiale della sanità, che pure potrebbe rivedere la sua posizione a breve, nelle sue linee guida propone l'impiego di questi dispositivi nei soggetti che hanno sintomi respiratori e quindi potrebbero contagiare gli altri. Non ci sono invece indicazioni specifiche per chi non ha alcun sintomo.

Ma per quanto riguarda l'infezione da Sars-Cov2-19, c'è un problema: si chiama trasmissione anche quella da soggetti che non hanno disturbi o comunque hanno sintomi molto generici, come l'astenia, senza magari avere la classica tosse accompagnata a febbre.

Per questo, da molte parti, si propone comunque una sorta di “controllo” diffuso dei potenziali rischi di trasmissione del tutto inconscia, ma comunque in grado di continuare ad aumentare il numero delle persone che entrano in contatto con il virus.

A spingere su una sorta di protezione magari non ottimale ma comunque potenzialmente in grado di ridurre la trasmissione del virus ci sono osservazioni che dimostrano come in Cina questa modalità di trasmissione, all'inizio dell'epidemia, sarebbe stata alla base di quasi due terzi del quadro patologico.

Diverse evidenze scientifiche: la più chiara, in senso epidemiologico è quella condotta da un team di scienziati e pubblicata su Science online da un'equipe coordinata dagli studiosi della Mailman School of Public Health dell'Università Columbia.

Lo studio prende in esame l'esperienza dei primi giorni di epidemia in Cina, nell'epicentro di Wuhan, e mostra chiaramente come il mancato riconoscimento dei casi di patologie quando non riconoscibili per assoluta mancanza di sintomi oppure con disturbi poco significativi sia stato tra i maggiori responsabili della rapidissima diffusione della malattia in Cina.

Secondo il modello matematico le infezioni non riconosciute sarebbero contagiose solo al 52 per cento rispetto a quelle trasmesse da casi documentati clinicamente, ma sarebbero state, quando il quadro non era ancora stato riconosciuto, comunque la fonte dei due terzi delle infezioni riscontrate ufficialmente.

Su questa base, probabilmente, occorre leggere la scelta di proteggere sempre e comunque bocca e naso delle persone, anche se non hanno disturbi, come indica la determinazione della Lombardia.

C'è però una realtà che non può essere negata ed è ribadita dalla ricerca coordinata da Don Milton, della Scuola di sanità Pubblica dell'Università del Maryland, appena pubblicata su Nature Medicine.

Secondo quanto riporta lo studio, eseguito in laboratorio e non nella vita reale, le mascherine chirurgiche classiche possono prevenire la trasmissione dell'infezione se indossate da parsone che hanno sviluppato il virus, e non solo per quello che riguarda il Sars-Cov2-19.

Pur senza suggerire indicazioni chiare sul tipo di maschere da impiegare per proteggere sé stessi dall'infezione, lo studio conferma che la protezione può comunque ridurre il rischio di trasmettere le infezioni virali respiratorie, come appunto la Covid-19 l'influenza e le altre infezioni da coronavirus. Curiosamente, non sarebbe così utile per proteggere dai rinovirus, quelli che causano spesso il comune raffreddore.

La scienza, insomma, si interroga sull'effettiva utilità delle “mascherine di massa”. Pur se è evidente che se tutti le indossassimo potrebbe esserci un impatto sulla diffusione dell'infezione da Sars2-Cov-19, occorre fare i conti con la disponibilità degli strumenti e le indicazioni corrette all'impiego di protezione, che possono anche essere “fai da te” sfruttando tessuti disponibili in casa. Ma soprattutto è necessario che per ogni persona ci sia la protezione giusta.

Ecco, in sintesi, qualche indicazione pratica, sempre ricordando che, ad oggi, l'OMS nelle sue indicazioni non propone l'impiego di mascherine protettive per chi non ha sintomi respiratori.

Protezioni per la popolazione generale
Hanno lo scopo di preservare gli altri dalla possibile trasmissione del virus

Sciarpa, tovaglioli di stoffa, strofinacci

Reuters

Servono per ridurre il rischio di trasmettere il virus ad altri ed hanno la funzione di filtro. Quanto più il tessuto è spesso tanto maggiore può essere la capacità protettiva. Fondamentale è creare una barriera che copra adeguatamente bocca e naso.

Mascherine di carta o chirurgiche

( Photo by Simona Chioccia/IPA/ABACAPRESS.COM - Reuters)

Possono essere d'aiuto, sempre in chiave di riduzione del rischio di trasmissione del virus ma non sono indicate per proteggere chi le porta. E' fondamentale imparare bene ad indossarle, altrimenti ne viene vanificata la possibile utilità. Andrebbero cambiare frequentemente: se si bagnano, il passaggio delle particelle virali potrebbe essere agevolato.

Protezioni per personale a contatto con il pubblico

Mascherina FFP2 senza valvola (Reuters/Eric Gaillard)

Per queste popolazioni sono indicate le classiche mascherine chirurgiche perché possono bloccare meglio il passaggio del virus in uscita con la saliva: questo è l'obiettivo primario del loro impiego. Come detto, vanno indossate con grande attenzione e cura e, se necessario, possono essere associate a mascherine FFP2 con valvola in caso di necessità.

Personale medico e di soccorso esterno

Mascherina FFP2 con valvola (Reuters/Nacho Doce)

In termini generali in questi casi sarebbero necessarie almeno le mascherine FFP2, che possono essere con o senza valvola. Nel primo caso in pratica mirano a bloccare ogni accesso a particelle virali e per questo possono essere utili per chi si trova a contatto con persone potenzialmente infettanti. Attenzione però: le valvole in uscita potrebbero in teoria consentire il passaggio dei virus da parte di chi le indossa. Le maschere con valvola quindi sono fondamentali per chi soccorre soggetti infetti o potenzialmente contagiati. Quelle senza valvola invece possono essere impiegate per protezione personale da soccorritori e personale sul territorio, come strumento di prevenzione del possibile rischio.

Personale medico e infermieristico specializzato

Mascherina FFP3 (Photo by Patrick Batard/ABACAPRESS.COM - Reuters)

In questi casi servono le mascherine FFP3, che assicurano la miglior protezione in entrata, visto che possono “chiudere” completamente le possibilità di scambio con l'esterno per naso e bocca. Hanno una valvola di esalazione e vanno impiegate dal persona sanitario nei reparti in cui sono ricoverati i pazienti più complessi che hanno contratto il virus, come le Unità di terapia Intensiva.

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