EMERGENZA CORONAVIRUS

Mascherine Italia spa, ecco tutte le aziende in pista e i volumi di produzione

L’obiettivo delineato nei giorni scorsi dal commissario Domenico Arcuri è «diventare in fretta autosufficienti». La mobilitazione della moda

Coronavirus, la Sicilia autoproduce mascherine e gel igienizzante

L’obiettivo delineato nei giorni scorsi dal commissario Domenico Arcuri è «diventare in fretta autosufficienti». La mobilitazione della moda


6' di lettura

Produzione di mascherine in larga scala da parte di aziende italiane, da destinare - con la regia della Protezione civile - esclusivamente alle regioni impegnate nella partita contro il coronavirus. L’obiettivo delineato nei giorni scorsi dal commissario Domenico Arcuri è «diventare in fretta autosufficienti». Arcuri ha parlato di 25 aziende della moda che produrranno 200.000 mascherine chirurgiche al giorno, 500.000 da questa settimana e 700.000 al giorno dalla successiva.

L’incentivo previsto dal decreto “Cura Italia”
Il commissario ha anche spiegato che «un’impresa italiana che produce ventilatori dalla prossima settimana (il commissario faceva riferimento alla settimana che si apre oggi, 30 marzo ndr)raddoppierà la produzione, da 25 a 50 ventilatori al giorno. Quanto all’incentivo “Cura Italia' (50 milioni, ndr) - ha continuato il commissario - molte centinaia di cittadini e imprese si appalesano per contribuire a produzione dispositivi di protezione individuale. Altre aziende italiane hanno raddoppiato la produzione di caschi per attenuare il rischio che i pazienti finiscano in terapia intensiva. Un consorzio di imprese nazionali intorno al settore della moda ha avviato la produzione di 1,5 milioni mascherine in una settimana a partire da lunedì».

Loading...
La Pmi che si reinventa per realizzare mascherine

La mobilitazione della moda
Di fatto la stretta imposta dal Governo su fabbriche non essenziali e negozi per il contenimento del contagio ha momentaneamente paralizzato l’industria della moda. I negozi sono stati chiusi. Le aziende del settore hanno dovuto sospendere completamente le attività produttive. Ma alcune hanno convertito la produzione per aiutare gli ospedali come ha fatto Armani e come ha fatto Prada, che dal 18 marzo ha avviato su richiesta della Regione Toscana la produzione di 80.000 camici e 110.000 mascherine da destinare al personale sanitario della Regione secondo un piano che prevede consegne giornaliere che saranno ultimate entro il 6 aprile. Camici e maschere sono prodotti internamente nell’unico stabilimento del Gruppo - Prada Montone (Perugia) rimasto operativo a questo scopo e da una rete di fornitori esterni sul territorio italiano. Anche Bulgari ha deciso di produrre insieme al suo storico partner di fragranze, ICR (Industrie Cosmetiche Riunite, Lodi), diverse centinaia di migliaia di flaconi di gel disinfettante per le mani da fornire in via prioritaria a tutte le strutture mediche attraverso il coordinamento del Governo. La produzione prevede 6000 pezzi al giorno fino ad arrivare ad un totale di 200.000 pezzi in circa due mesi.

Fontana: presto autosufficienti su mascherine
Ma lo sforzo di produrre mascherine si sviluppa anche a livello regionale, a cominciare dalle aree più colpite dall’epidemia. «Presto avremo una produzione tale che ci consentirà di essere autosufficienti», ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana, intervenuto a Italia7Gold. La mancanza di mascherine, ha spiegato, «è una cosa della quale ci lamentiamo purtroppo dal primo giorno; chiediamo a Roma che ci mandino mascherine, presidi e camici ma ci hanno mandato poco. Siamo riusciti in parte a trovarle ma nel mondo ora è difficile ma grazie al cielo le aziende lombarde si stanno riconvertendo».

Lombardia ne produce 900 mila al giorno
A dare un’idea della direzione in cui sta andando la regione sono le parole dell’assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo. La Lombardia, ha spiegato, è arrivata ad avere una produzione tra 500 mila e 900mila mascherine al giorno. Cattaneo ha visitato questa mattina la Fippi spa di Rho, la prima azienda che ha accettato di riconvertire parte della propria produzione in mascherine. «Fippi è solo la prima tra le tante aziende che hanno accettato questa sfida - ha aggiunto su Facebook - che sembrava impossibile e che invece», grazie alla collaborazione con il Politecnico di Milano «è diventata una meravigliosa realtà».

Giglio group reperisce 6,3 milioni mascherine
C’è poi chi cerca di recuperare le mascherine dall’estero. Rimanendo in Lombardia Giglio group, società di e-commerce 4.0, adatta e converte parte della propria attività per far fronte alle esigenze dettate dall’emergenza sanitaria. La società, infatti, ha momentaneamente convertito alcune piattaforme e linee logistiche destinate al fashion ai fini di reperire mascherine. Attraverso la sua struttura in Cina, in meno di dieci giorni, Giglio group ha reperito 6.340.000 mascherine per un controvalore atteso superiore a 4,5 milioni di euro. Questo primo ordine è destinato in parte alla Regione Liguria e in parte ad altre aziende che svolgono servizio di pubblica utilità sul territorio nazionale.

Burioni: ecco le buone notizie sui farmaci, la diagnostica e la ricerca

Anche Marex da produzione moda a mascherine
I casi continuano. L’azienda Marex di Correggio, fondata dallo stilista Angelo Marani, scomparso nel 2017 e ora guidata dalle figlie Giulia e Martina e dalla loro mamma Anita, fa parte di quel gruppo di aziende reggiane che aiuterà la Nuova Sapi di Casalgrande a produrre le mascherine chirurgiche. L’azienda però ora è chiusa nel rispetto del decreto del Governo, resta attiva una sola linea produttiva riconvertita appunto al confezionamento delle mascherine di protezione. L’idea è nata dall’azienda Nuova Sapi di San Donnino di Casalgrande (RE).Unindustria Reggio Emilia, Confindustria Emilia-Romagna, Sanità Regionale, Comune di Reggio Emilia e Tecnopolo del Biomedicale di Mirandola hanno fatto sistema per produrre 150mila pezzi al giorno. Marex ha dunque messo a disposizione della collettività competenze e macchinari. Per ora cinque dipendenti lavorano nella mini catena per confezionare due tipi di mascherine. Il tessuto, lavabile, idrorepellente e di ambito medicale, viene fornito già sagomato dalla Nuova Sapi. «Ci arrivano già tagliate e progettate dalla Nuova Sapi, noi le confezioniamo. Per ora riusciamo a farne 1200/1500 al giorno, ma contiamo di aumentare la produzione. Probabilmente, ci sarà bisogno di produrne per tutto il mese di aprile e oltre».

A Massa Carrara da materassi a mascherine
C’è poi il caso di una storica azienda di Massa (Massa Carrara) che converte la sua produzione di materassi alle mascherine anti-Covid. La Mda Massaflex, che produce e commercializza materassi, reti e guanciali da 40 anni, realizzerà, temporaneamente e fino a quando non sarà terminata l’emergenza sanitaria, mascherine in tessuto non tessuto. La produzione è già iniziata grazie al coinvolgimento di tantissime sarte che, attraverso un appello social, hanno risposto all’invito della famiglia Brizzi. Le sarte stanno lavorando tutte da casa. L’iniziativa è coordinata insieme a Cna che ha messo a disposizione la rete della sua scuola di formazione che ha organizzato, anche nel recente passato, corsi proprio per sarte. Il primo stock di mascherine prodotto è stato donato all’ospedale di Massa e alle forze dell’ordine che sono impegnate in prima linea per garantire la sicurezza ed i controlli. Una parte delle mascherine sarà commercializzata».

Rete 12 cooperative avvia produzione mascherine
La strategia, in questa situazione di emergenza, è mettere in campo delle sinergie che consentano di produrre in tempi stretti. Alla luce dell’emergenza legata alla diffusione del coronavirus una rete di dodici cooperative di Legacoop ha deciso di avviare la produzione di mascherine. L’idea, nata in Veneto, vede coinvolte nel progetto cinque imprese della regione, a partire dalla veronese Quid, capofila insieme all’emiliana Csc di San Cesario sul Panaro, nel Modenese. L’iniziativa, spiega una nota, è sostenuta con un finanziamento di 100mila euro da Coopfond, il Fondo di promozione di Legacoop, ed è supportata da Legacoop Produzione e Servizi. Si tratta di una operazione temporanea di conversione della produzione. La mascherina prodotta dalle rete di coop è in tessuto di cotone, sottoposta a trattamenti antigoccia e antimicrobici, riutilizzabile fino a 100 volte dopo lavaggio e disinfezione, dunque anche sostenibile. Oggi se ne possono confezionare circa 25mila al giorno (oltre il 50% della produzione avviene in Veneto), ma la previsione è almeno di raddoppiarne la quantità grazie all’aggregazione di ulteriori cooperative. Un primo stock di 400.000 pezzi è ora in produzione e inizierà ad essere distribuito già dai prossimi giorni.

L’iniziativa degli istituti penitenziari della Campania
In campo per la produzione di mascherine anche gli istituti penitenziari della Campania. Le prime 200, prodotte nelle sartorie di alcune carceri della regione, sono state consegnate all’Università Federico II, legata a doppio filo al mondo del carceri con l’istituzione un anno fa del Polo Universitario Penitenziario di Federico II nella Casa Circondariale Pasquale Mandato di Secondigliano. La produzione di mascherine negli istituti è stata avviata con il supporto e la supervisione della task force d’ateneo per l’emergenza per il coronavirus e una parte è stata destinata al personale tecnico e amministrativo della Federico II. In settimana saranno consegnate ai dipendenti la cui presenza negli uffici è indispensabile per quei servizi che non possono essere erogati in modalità telematica.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti