emergenza coronavirus

Mascherine, i primi espulsi dal mercato con il tetto a 0,5 euro

L’annuncio del Governo di fissare un prezzo al pubblico calmierato delude i produttori che si ritrovano con una linea di produzione avviata, migliaia di mascherine prodotte e una domanda praticamente azzerata

di Silvia Pieraccini

Mascherine su tutti i mezzi pubblici, marker sui sedili

L’annuncio del Governo di fissare un prezzo al pubblico calmierato delude i produttori che si ritrovano con una linea di produzione avviata, migliaia di mascherine prodotte e una domanda praticamente azzerata


3' di lettura

«Ci hanno chiesto di riconvertirci alla produzione di mascherine quando c’era necessità e il Paese aveva grande bisogno, lo abbiamo fatto senza pensarci troppo per aiutare la collettività, e adesso che questa attività potrebbe servire ad integrare il nostro fatturato, in forte contrazione quest’anno, il Governo impone prezzi di vendita che ci mettono fuori mercato?». Azzurra Morelli, titolare di Pellemoda, azienda di abbigliamento di Empoli (Firenze) che produce abiti per grandi marchi, esprime il disappunto di decine e decine di produttori che, da Nord a Sud dell’Italia, si sono buttati con grande entusiasmo e (spesso) molti ostacoli nella produzione di mascherine. E che ora, con l’annuncio del Governo di fissare un prezzo al pubblico calmierato a 50 centesimi l’una, si ritrovano con una linea di produzione avviata, migliaia di mascherine prodotte e una domanda praticamente azzerata. Perché quel prezzo, spiegano, è insostenibile per chi realizza mascherine “cucite” (cioè realizzate con le macchine da cucire) e non “stampate”.

Delusi dal Governo
Pellemoda per esempio oggi produce 60mila mascherine al giorno in tessuto-non-tessuto e ha uno stock di 1 milione, pronte per essere vendute. «Ma ora chi le comprerà a 70-80 centesimi l’una, cioè il prezzo che dobbiamo imporre per guadagnare pochi centesimi l’una e continuare a impiegare in questo ramo d’azienda 30 persone sulle 300 totali?», chiede Morelli. «Siamo davvero delusi che il Governo preferisca importare le mascherine a poco prezzo dalla Cina, anziché valorizzare le aziende che in tutto il Paese si sono riconvertite. Ci siamo messi a disposizione e ora che non hanno più bisogno ci hanno dato un calcio - aggiunge amareggiata - mentre in un momento come questo il Governo dovrebbe proteggere le aziende».

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Morelli era stata anche tra le promotrici della “filiera sanitaria” messa in piedi - fin dal mese di marzo - dalla Camera di commercio di Firenze per aggregare aziende che producono mascherine, camici, tute, cuffie e calzari, una filiera che in parte è approdata sul marketplace messo in piedi dalla stessa Camera per incrociare l’offerta dei produttori con la domanda delle aziende: i prezzi delle mascherine sul marketplace, però, partono da 70 centesimi in su, arrivando a 1,2-1,3 euro l’una a seconda delle quantità, e dunque ora diventeranno “fuorilegge” secondo le nuove indicazioni del Governo.

Prezzi sostenibili solo da chi produce grandi numeri
«L’idea era quella di mettere sul mercato grandi e piccole aziende – spiega il presidente della Camera di commercio, Leonardo Bassilichi - per convincere le aziende, attraverso la garanzia dell’ente camerale, della validità di materiali prodotti sul territorio, anche se con un prezzo superiore di qualche centesimo, anziché comprarli da fornitori esteri talvolta di dubbia affidabilità in tema di certificazioni». Tutto inutile. Restano in pista (e sul mercato), invece, le aziende che producono mascherine per la Regione Toscana, che ne sta acquistando 800mila-1 milione al giorno per distribuirle (gratis per adesso, per coprire i bisogni fino a fine maggio) al sistema sanitario e ai cittadini. A che prezzo? «Compriamo a un prezzo compreso tra 40 e 45 centesimi l’una – spiegano dalla Regione – sostenibile solo da chi fa grandi numeri e ha standardizzato la produzione».

Per approfondire:

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