ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa sentenza di cassazione

Mascherine, il reato di speculazione scatta solo se puoi manipolare il mercato

Il coronavirus riporta un auge un reato che riguarda i generi di prima necessità. Condanne solo se le dimensioni del business alterano i prezzi

di Patrizia Maciocchi

Appello dell'Oms: "Mascherine anche in casa a Natale"

3' di lettura

Il reato di manovre speculative per la vendita con forti rincari delle mascherine scatta solo se il quantitativo dei dispositivi di protezione immesso sul mercato è tale da alterare i prezzi in modo generalizzato. Per questo non può essere condannato il titolare di una piccola impresa che vende su Amazon mascherine con un ricarico pari al 350 per cento. La Cassazione (sentenza 36929) traccia, per la prima volta, i confini di un reato quasi dimenticato e tornato in auge in tempi di pandemia.

La sentenza

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Reato introdotto in tempi di austerity

L’articolo 501-bis è stato, infatti, introdotto nel lontano 1976 (Dl 704) in tempi di austerity, per evitare le speculazioni sui prodotti petroliferi. Una norma che punisce «chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative o occulta, accaparra o incetta materie prima, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo da determinare la rarefazione o il rincaro sul mercato interno». E certamente oggi, afferma la Suprema corte, le mascherine filtranti possono essere considerate un genere di prima necessità. Il loro uso è, infatti, imposto da una serie di norme e indispensabile per evitare il diffondersi del contagio.

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Mascherine generi di prima necessità

Sono indispensabili nella vita di relazione, come nel lavoro per tutte le attività, salvo negli ambienti in cui il lavoratore è solo. All’elenco va aggiunta la frequentazione dei negozi come dei mezzi pubblici. I giudici di legittimità per ricordare le tensioni che si generano quando vengono a mancare generi di prima necessità, come il cibo, invitano a leggere il XII capitolo de I Promessi Sposi, passi dai quali è chiaro che la penuria di generi alimentari crea immediatamente tensioni economiche. Tra i prodotti di prima necessità - specifica la Suprema corte - rientrano «tutte quelle merci, di vario genere, la cui disponibilità è indispensabile per lo svolgimento di una vita libera e dignitosa». La scarsa giurisprudenza sul tema ha comunque chiarito che nel raggio d’azione della norma rientrano solo i beni mobili e non gli immobili. Detto questo la Cassazione accoglie il ricorso contro il sequestro dei libri contabili di un imprenditore, acquisiti come prova del fumus del reato.

L’alterazione diffusa del mercato

I giudici ricordano che si tratta di un reato «proprio» , quindi malgrado la norma attribuisca la condotta delittuosa a «chiunque», l’azione deve essere compiuta da un soggetto che abbia operato nell’ambito di una qualsiasi attività produttiva o commerciale. E fin qui non ci sono dubbi, sul fatto che il ricorrente fosse un imprenditore e che vendesse le mascherine a prezzi altissimi. Il reato è poi di pericolo e si configura quando la condotta è utile a determinare un generalizzato aumento dei prezzi sul mercato interno. Ma sebbene l’espressione mercato interno non vada interpretata come un sinonimo di mercato nazionale, questa non può essere riferita ad un ambito locale «solo di vicinato». Se il bene tutelato dalla norma è l’ordine economico è evidente che questo non poteva essere messo a rischio da una piccola impresa che aveva un solo macchinario come mezzo di produzione come dimostrato dall’esiguità delle scorte sequestrate.

L’alterazione del mercato dev’essere «diffusa»

Ancora la Cassazione sottolinea come il reato si configuri anche a carico di chi fa incetta di mascherine determinando una carenza del bene. Ma sia il rincaro sia la rarefazione devono essere, per intensità e durata, tali da determinare un’alterazione del mercato diffusa. Diversamente qualunque momentanea penuria di merci, che comporta fisiologicamente un aumento dei prezzi, per la legge della domanda e dell’offerta, potrebbe essere tale da comportare il reato analizzato.

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