ai seggi con guanti e mascherine

Corea del Sud, il voto ai tempi del coronavirus premia il presidente Moon

La Corea del Sud non ha rinunciato al voto per il Parlamento, con attente misure di precauzione ai seggi che potrebbero fungere da modello

di Michele Pignatelli

Elettori alle urne a Seul

2' di lettura

Almeno un metro di distanza tra gli elettori, mascherine, guanti e controlli della temperatura, cabine elettorali disinfettate spesso. Grazie a queste rigorose misure - e a un attento controllo della pandemia sin dai suoi esordi - la Corea del Sud ha votato per rinnovare il Parlamento, premiando il Partito democratico del presidente Moon Jae-in. Ed è un voto importante, trattandosi del primo Paese di peso (oltre 50 milioni di abitanti, dodicesima economia mondiale) ad andare alle urne ai tempi del coronavirus. Un possibile modello, dunque, per gli altri.

Netta vittoria di Moon
Il voto era considerato una sorta di referendum sull’operato del presidente Moon, salito nei sondaggi ai massimi degli ultimi 18 mesi grazie alle politiche di contenimento del Covid-19, in quello che all’inizio era uno dei Paesi colpiti più duramente. E i risultati, in base agli exit poll, assegnerebbero al Partito democratico del presidente almeno 155 seggi su 300, maggioranza assoluta: un netto guadagno rispetto ai 120 dell’attuale legislatura.

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Il modello Corea
La Corea del Sud era stata inzialmente tra i Paesi più colpiti dalla pandemia. Ora invece i nuovi contagi sono ai minimi da febbraio, meno di trenta casi al giorno, con un totale di circa 10.500 (e 225 morti) dallo scoppio dell’epidemia. Il governo non abbassa la guardia (le misure di distanzaimento sociale sono state estese fino al 19 aprile) ma è riuscito a evitare il lockdown grazie a un massiccio ricorso a test e misure di tracciamento di positivi al virus e contatti. C’è grande attenzione ai contagi di ritorno e, anche in questo caso, Seul ha scelto non di chiudere le frontiere ma di testare tutti quelli che arrivano negli aeroporti - subito chi ha sintomi, nel giro di tre giorni gli altri - e poi di tracciarne gli spostamenti, con buona pace della privacy.

I perché del voto nonostante la pandemia
I risultati a quanto pare pagano, se è vero che Moon è riuscito a far dimenticare il rallentamento dell’economia e gli scandali di corruzione che avevano coinvolto alcuni suoi collaboratori, confermando nel voto il netto vantaggio nei sondaggi che gli assegnavano i sondaggi della vigilia.

Deriva anche da questo vantaggio ritrovato , oltre che dalla fiducia nella capacità di gestire il voto in sicurezza, la decisione di tenere comunque le elezioni, a differenza di quanto accaduto in alcuni stati americani (che hanno rinviato le primarie democratiche) e in Francia , dove è stato sospeso il secondo turno delle elezioni amministrative.

Posporre l’appuntamento con le urne appariva forse anche un precedente pericoloso per un Paese che ha ritrovato da trent’anni la democrazia e che già nel 2009 aveva votato nonostante l’epidemia di influenza suina H1N1.

Affluenza alta
Interessante nel contesto della pandemia anche il dato sull’affluenza alle urne, molto alta: quasi il 66% degli elettori registrati, il dato più elevato da 24 anni a questa parte.

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