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Masciandaro: Bce, ritorno a normalità non sarà drastico per evitare scossoni

Federal Reserve ed Eurotower sono difficilmente paragonabili, fanno scelte diverse e hanno obiettivi differenti. L’Ucraina può destabilizzare l'Eurozona, la politica monetaria non sarà troppo aggressiva

di Stefania Arcudi

3' di lettura

La Banca centrale europea e la Federal Reserve, pur se accumunate da alcuni fattori simili, devono fare i conti con situazioni, economiche e politiche, molto differenti, quindi è difficile paragonare gli istituti e le loro scelte. Anche nella risposta al conflitto in Ucraina, con gli Stati Uniti molto meno esposti dell'Europa, e nel percorso di normalizzazione della politica monetaria, i percorsi divergono. Ne ha parlato a Trento Donato Masciandaro, professore ordinario di economia politica all’Università Bocconi di Milano, durate uno dei panel organizzati nell’ambito della 17esima edizione del Festival Economia.

Guardando alle evoluzioni future delle scelte monetarie, in risposta alle criticità che mettono sotto pressione i mercati, «la Bce farà molta attenzione a evitare che il ritorno alla normalità della politica monetaria crei scosse non desiderate sul mercato, quindi anche sul debito pubblico. Noto nuvole che si addensano su questa parola, normalità, ma è una buona notizia, non è normale che i tassi di interesse siano negativi», ha detto il professore, sottolineando che «abbiamo vissuto un periodo eccezionale, speriamo che finisca, perché occorre tornare alla normalità». Per quanto riguarda la rapidità dei rialzi dei tassi, con la Federal Reserve che ha già cominciato ad aumentare il costo del denaro e la Bce che inizierà probabilmente a luglio, «molto dipenderà delle evoluzioni macroeconomiche, la Bce fa bene a ricordare che le scelte sono legate alla traiettoria macroeconomica. Bisogna ricordare che c’è dell’incertezza, quindi in questo contesto dobbiamo aspettare i dati e valutarli», ha detto Masciandaro.

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Comunque, ci saranno differenze tra l'approccio della Bce e quello della Fed. «Le economie sono in due fasi del ciclo economico completamente diverse, hanno un punto in comune, un’inflazione che non si aspettavano, ma la fisiologia è diversa. Sono anche banche centrali diverse, con obiettivi differenti» ha detto Masciandaro, spiegando che «inoltre, la Bce è veramente indipendente, non è soggetta ai politici, mentre la Fed deve stare molto attenta agli umori della politica, anche se formalmente è indipendente. Guardano entrambe a debito, inflazione ed economia, ma hanno problemi diversi».

Anche in relazione al conflitto in Ucraina e alle sue ricadute sull’economia le prese di posizione sono state differenti. «L'Eurotower lo ha subito definito un evento spartiacque per l'economia, la Fed ha preso atto dell'evento, ma vede le conseguenze più lontane», motivo per cui anche le reazioni sono differenti tanto più che, come ha evidenziato anche la Banca d'Italia, «l'esposizione dei vari Paesi al conflitto è diversa, alcuni sono più esposti, come Italia o Germania, altri molto meno, come gli Stati Uniti», ha detto il professore, secondo cui «Francoforte sa che il conflitto può avere effetti destabilizzanti sull’area euro e sarei molto stupito se fossero prese decisioni drastiche. Come aveva detto Mario Draghi quando era presidente della Bce, in una stanza buia bisogna muoversi a piccoli passi».
In questo contesto, una cosa che accomuna le due banche centrali è il fatto che, con la politica monetaria fortemente espansiva varata dalla Bce e dalla Federal Reserve negli ultimi anni, «i bilanci delle due banche centrali sono esplosi, sono state necessarie scelte senza precedenti prima per fare fronte alla crisi del 2008, poi per la pandemia e ora per il conflitto in Ucraina», ha spiegato il professore. Detto questo, «la Bce si assume anche i rischi, ma non dobbiamo preoccuparci, perché l’entità del rischio è molto piccolo rispetto al totale del bilancio e alla qualità dei titoli che entrano in portafoglio», ha aggiunto.
(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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