cinquantesimo anniversario

Maserati Bora: bellezza firmata Giugiaro e piacere di guida moderno

Prestazioni da supercar, del tutto in grado di tenere testa alle concorrenti (Ferrari inclusa) ma con la vivibilità delle più efficaci gran turismo

di Vittorio Falzoni Gallerani

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4' di lettura

Non sapremmo bene come recuperare un qualsiasi altro oggetto o persona che porti meglio il suo mezzo secolo di vita della Maserati Bora; e questo non solo per la bellezza e l’attualità del suo stile firmato Giugiaro ma anche per le sue caratteristiche di marcia, ben diverse da quelle delle sue concorrenti dirette, e pienamente godibili anche con il metro attuale. Certamente, pur con una leggera forzatura, si può affermare che la Bora, come la Ferrari BB, siano figlie illegittime della Lamborghini Miura; prima della sua dirompente apparizione sul mercato, infatti, a nessuna delle due modenesi era venuto in mente di proporre un’auto stradale con il motore posteriore.

Tant’è che continuarono per un poco sulla loro strada presentando quelle che oggi sono tra i maggiori desideri dei collezionisti: la 365 GTB/4 Daytona la Ferrari e la Ghibli la Maserati. Ma poi ci si rese conto che ambedue, in quel periodo, facevano la figura di due magnifici reperti del passato e si passò in tutta fretta a progettare qualcosa con motore centrale come sui prototipi da competizione: ciò che scaturì da viale Ciro Menotti a Modena fu qualcosa di unico sia per la Casa del Tridente (dopo la Bora e la sua figlioletta Merak nessuna Maserati fu più a motore centrale fino alla MC12 del 2004) sia come prodotto in quanto tale.

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Grazie alla valentìa dell’ingegner Giulio Alfieri che l’ha progettata e, ci viene da dire, alla fortissima connotazione e tradizione del Marchio, si concretizzò infatti un’auto dalle prestazioni da supercar, del tutto in grado di tenere testa alle concorrenti citate, ma con la vivibilità delle più efficaci gran turismo; tanto che le sue vere concorrenti sono tutte macchine a motore anteriore: in primis Aston Martin V8 Vantage poi Ferrari 365 GTC/4 e Iso Grifo; senza contare che la Bora sarà ancora all’altezza della situazione un decennio dopo quando avrebbe dovuto misurarsi con vetture come Porsche 928 S e Ferrari Testarossa.

C’è da dire che queste impagabili caratteristiche della Maserati Bora le si poterono scorgere già a prima vista in occasione della presentazione al Salone di Ginevra del 1971: e precisamente dalla volumetria delle sue fiancate decisamente opulente, segno di spazio per gli occupanti e di presenza di un motore poderoso, e da preziosismi stilistici di eleganza unica ma poco sportivi quali il tetto in alluminio spazzolato e gli esclusivi cerchioni che, nonostante siano lucidi, appaiono incredibilmente di un buon gusto indiscutibile.

La parte meccanica è un misto di tradizione Maserati e di tecnologia Citroën: alla prima appartiene senz’altro il motore, l’onnipresente V8 derivato dalla 450S da competizione con cilindrata portata a 4,7 litri per 310 CV di potenza: si tratta di un’unità estremamente robusta, nonostante offra prestazioni di primo piano grazie ai suoi quattro alberi a camme in testa ed ai quattro carburatori Weber da 42 mm, accoppiata al classico cambio ZF a cinque marce.

Alla seconda, la Citroën, la Bora è debitrice del circuito idraulico ad alta pressione che presiede al funzionamento dei poderosi quattro dischi dei freni, del servosterzo, della frizione e di alcuni servo meccanismi come l’alzata dei fari, la regolazione del canotto dello sterzo e della pedaliera: regolazione necessarie, queste ultime, poiché i sedili sono fissi.

L’abitacolo è un bozzolo confortevolissimo per due persone; certamente il ruggito del motore è piuttosto ravvicinato, ma per il resto condizionamento d’aria, rivestimenti in pelle pregiata, radio cassette stereo e sospensioni più indulgenti del previsto rendono i viaggi molto rilassanti. Tutto quanto serve per attraversare in scioltezza i continenti, insomma, anche se il progetto è talmente riuscito che ancora maggiori prestazioni ne diventano una conseguenza logica dal 1975, quando sulla Bora divenne disponibile il motore da 4,9 litri e 330 CV: la massima evoluzione di questo venerabile, poderoso ed indistruttibile V8.

A quel punto, come si è accennato, la Bora è un vellutato missile capace di oltre 280 km/h con un accelerazione 0-100 km/h sotto i sei secondi e viene mantenuta in listino fino al 1978 quando, dopo 289 esemplari costruiti con il motore 4.7 e 235 con il 4.9, se ne sospende la produzione. Non vi è nulla da scoprire oggi sulle potenzialità collezionistiche di questa auto: è una stella del mercato, delle aste e delle migliori raccolte di auto sportive del mondo con quotazioni che si aggirano attorno ai 250.000 Euro: cifra non bassa in assoluto, ma inferiore a quelle delle sue dirette concorrenti.

Ciò non significa che il divario possa essere colmato poiché è un fatto che le Maserati, salvo rarissime eccezioni, sono sempre state sottovalutate e probabilmente lo saranno per sempre. La Bora poi non è un'auto facile né da restaurare né da tenere a punto ma, una volta che se ne abbia tra le mani un’esemplare a posto, un viaggio con lei può rappresentare una delle esperienze più appaganti nella vita di un appassionato.

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