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Massacro in chiesa: in Texas i morti salgono a 26, tra i 5 e 72 anni. Lo stragista è un giovane ex militare bianco

di Marco Valsania

(Ap)

2' di lettura

New York - Sono morti in 26 e almeno una ventina sono rimasti feriti, alcuni molto gravemente. L'eta' delle vittime va da bambini di soli 18 mesi ad anziani di 77. Intere famiglie, gentitori, figli, sono state devastate. Numeri crudi e ancora più strazianti per un tranquillo paesino di neppure 400 anime in Texas - un negozio, un benzinaio e una chiesa - appartato a poche decine di chilometri da San Antonio.

La strage - che ha spazzato via in un terribile attimo, forse 15 secondi, almeno il 7% della popolazione - e' stata commessa da un giovane bianco di 26 anni, identificato come Devin Patrick Kelley, ex militare. E' entrato vestito completamente di nero e armato di tutto punto, con un fucile d'assalto e una veste antiproiettile, nella piccola chiesa battista locale, la First Baptist Church, vero centro della minuscola comunita' di Sutherlabd Springs. Ha immediatamente aperto il fuoco sui congregati - erano le 11:30 ora locale - ed è poi fuggito in auto, forse inseguito da un cittadino armato che vive nelle vicinanze e poi dagli agenti sopravvenuti. Lasciandosi alle spalle 23 cadaveri dentro la chiesa, due subito fuori e una persona deceduta appena trasportata in ospedale.

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La corsa e' durata poco. Dopo pochi chilometri di inseguimento, secondo le ricostruzioni, la vettura di Kelley si è schiantata. E lui è stato trovato ucciso da un'arma da fuoco, non e' ancora chiaro se a causa di suicidio e per mano degli inseguitori che lo avevano forse ferito.

Tra le vittime anche la madre della suocera del killer fra le vittime della strage. In precedenza gli investigatori avevano riferito che il movente della strage era da ricercarsi in problemi familiari: in particolare il killer aveva manifestato rabbia nei confronti della suocera e che questa aveva ricevuto suoi sms minacciosi.

Sparatoria in una chiesa battista in Texas, vittime

Sparatoria in una chiesa battista in Texas, vittime

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Stando a pagine Facebook e LinkedIn legate allo sparatore, Kelley amava armi d'assalto, in una foto appare imbracciare un AR-15, e ha servito nelle forze armate. Quest'ultimo fatto è stato confermato in seguito dall'aviazione americana, dove prestava servizio nel 2010. L'unica certezza al momento è che Kelley viveva in Texas, nella vicina New Brunfels, e che la sua vettura conteneva un vero e proprio arsenale e che ha richiesto per sicurezza l'intervento degli artificieri. Il governatore del Texas, Greg Abbott, ha reso noto che all’autore della strage era stata negata la licenza necessaria per possedere armi nello Stato. Abbot ha espresso lo shock per quella che ha definito il peggior eccidio nella storia dello stato.

Il presidente Donald Trump ha espresso le sue condoglianze e la sua vicinanza alle famiglie delle vittime dal suo viaggio in Asia, indicando che segue da vicino la situazione. Il massacro ha tuttavia riaperto nel Paese le ferite lasciate dal ripetersi di massacri aggravati dalla diffusione di armi letali negli Stati Uniti, di recente esemplificato dall'uccisione di oltre 50 persone a Las Vegas da parte di uno sparatore solitario ancora senza movente.

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