ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIL CEO DI UBI BANCA

Massiah, la semestrale e poi la scelta sulle dimissioni

L’ad di Ubi esce sconfitto nella contesa per la difesa della banca. C’è chi ipotizza che già lunedì, in occasione della semestrale, potrebbe annunciare le sue future dimissioni

di Carlo Festa

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(Epa)

L’ad di Ubi esce sconfitto nella contesa per la difesa della banca. C’è chi ipotizza che già lunedì, in occasione della semestrale, potrebbe annunciare le sue future dimissioni


2' di lettura

Rotti gli argini, il consigliere delegato di Ubi Banca, Victor Massiah, esce sconfitto nella contesa per la difesa dell’istituto, che in questi anni ha gestito rendendolo una delle banche più solide in Italia.

Ora i riflettori vanno su di lui e sul resto del consiglio di amministrazione, che lunedì dovrà approvare la semestrale. C’è chi ipotizza che, già lunedì, Massiah potrebbe annunciare le sue future dimissioni, con la garanzia di una gestione della ordinaria amministrazione fino all’arrivo del nuovo consiglio di amministrazione, probabilmente in settembre. Per la nomina del nuovo board c’è da attendere l’assemblea che dovrà essere convocata da Intesa Sanpaolo. Dopo di che sarà necessaria una assemblea straordinaria per la fusione di Ubi.

La gestione di Ubi

Massiah esce dalla vicenda con diversi meriti e con un solo (anche se importante) demerito. In questi anni è infatti riuscito a traghettare in porti sicuri l’istituto, in un periodo molto complesso. Ubi Banca è oggi una delle banche più solide in Italia, anche se l’ultimo piano presentato sembra sovrastimato rispetto alle attese degli analisti.

Ubi è la banca di riferimento in un territorio, quello bresciano e bergamasco, ricco di clientela retail e di Pmi. Insomma, una preda d’oro, tanto che Intesa Sanpaolo (assieme all’unico advisor Mediobanca) ha lanciato l’Ops e, accortasi che non bastava a conquistarla, ha rilanciato con una componente cash. C’è da aggiungere che proprio per il rilancio messo sul tavolo da parte di Ca’ de Sass, i soci di Ubi devono ringraziare Massiah e il suo consiglio di amministrazione, con il loro secco no all’offerta.

Il mancato terzo polo

Ma su tutta la vicenda c’è anche un demerito di Massiah. Non è stato tanto il no inflessibile all’Ops di Intesa Sanpaolo, che era prevedibile. Piuttosto Massiah non è riuscito, malgrado ci fosse tutto il tempo, a portare avanti negli anni passati trattative concrete per creare un terzo polo bancario, concretizzando ad esempio le discussioni preliminari avviate con diversi istituti, tra cui BancoBpm. Ubi avrebbe potuto essere regista e promotore di questo processo di fusioni. In questo caso forse hanno contato i personalismi, ma il ritardo nella realizzazione del terzo polo bancario ha permesso a Intesa Sanpaolo, bravissima nel cogliere l’opportunità, di sferrare l’attacco i cui esiti finali si vedono oggi. È stato così eliminato un concorrente che sarebbe stato temibile, in caso di aggregazioni.

La gestione della fusione

Ora c’ è da capire come procederà Intesa Sanpaolo nel processo di unione delle attività di Ubi Banca. Fermo restando che il gruppo guidato da Carlo Messina ha fornito garanzie e rassicurazioni sulla tutela e valorizzazione del personale di Ubi e sulle aspettative del territorio bresciano e bergamasco, ricco appunto di clientela retail e di piccole e medie imprese, negli ambienti dell’istituto c’è ora una certa attesa sulle mosse che potrebbe fare il management di Intesa Sanpaolo. Alcune aree di Ubi (basta pensare all’investment banking, all’asset management, al leasing, al factoring, oppure al private banking, dove è tra i primi operatori in Italia con 34 miliardi in gestione) potrebbero rappresentare un “doppione” rispetto a quanto già ben presente in Intesa Sanpaolo-Banca Imi. Senza dimenticare che poi circa 500 filiali di Ubi Banca, come ramo d’azienda con i relativi dipendenti e clienti, dovranno confluire in Bper, per dare seguito alle richieste dell’Antitrust.

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