una piattaforma per uscire dalla crisi

Massimo De Carlo: il mercato riparte dall’Asia

Ad Hong Kong il gallerista inaugurata la mostra di Lee Kit e a Milano annuncia il progetto VSpace che ospiterà cinque realtà milanesi

di Marilena Pirrelli

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LEE KIT - THE GAZING EYES WON'T LIES - Massimo De Carlo, Hong Kong - May 15 - July 4, 2020 - Installation Views: Cpak Studio - Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong

Ad Hong Kong il gallerista inaugurata la mostra di Lee Kit e a Milano annuncia il progetto VSpace che ospiterà cinque realtà milanesi


4' di lettura

Nella prima fase di lockdown l'obiettivo primario di tutti i galleristi è stato mettere in sicurezza i posti di lavoro. Nella Galleria Massimo De Carlo i 50 dipendenti hanno lavorato in smart working nelle quattro sedi della galleria a Milano, Londra e Hong Kong, e sono stati utilizzati gli ammortizzatori sociali in ogni paese. “Dovevamo resistere – spiega Massimo De Carlo. – Siamo rimasti in contatto con artisti, curatori, direttori musei, messi in ginocchio dal lockdown. Molti artisti sono in difficoltà, perché non hanno potuto lavorare negli studi. Per tutelare gli artisti dobbiamo vendere, dobbiamo poter operare e le difficoltà non riguardano soltanto le singole legislazioni locali, ma anche la psicologia collettiva”.

Ma come affronterete il mercato di domani?
Per la nostra dimensione internazionale, abbiamo iniziato ad affrontare la crisi molto prima, la galleria è stata investita a gennaio dall'emergenza Covid-19 ad Hong Kong e in Cina posticipando le mostre e i progetti in corso con gli artisti. Mentre a fine febbraio l'emergenza arrivava in Italia, Europa e negli Stati Uniti, si è affievolita in Asia e abbiamo visto tornare i collezionisti asiatici, un segnale della capacità di reazione del mercato. In questi mesi abbiamo tenuto i contatti con gli attori del sistema, si è tornati a parlare di arte, di artisti e di acquisizioni. Riponiamo un po' di fiducia nel fatto che abbiamo visto tornare in attività un sistema congelato per un paio di mesi. A Hong Kong abbiamo riaperto il 14 maggio con la mostra di Lee Kit “THE GAZING EYES WON'T LIE” (il price range dei lavori esposti è tra 25.000 - 45.000 $, ndr), un progetto per una città che ha attraversato due crisi, prima le manifestazioni di protesta contro il disegno di legge sull'estradizione, un blocco che già aveva compromesso l'attività delle gallerie, e poi l'emergenza sanitaria.

Come sarà possibile vedere la mostra?
Non c'è stato un opening, ma siamo aperti su appuntamento, possiamo accogliere sino a 50-60 visitatori al giorno. Possono venire a trovarci i cittadini di Hong Kong e forse qualche cinese, se si potrà viaggiare. Sperimentiamo nuove modalità: contemporaneamente all'esposizione fisica abbiamo aperto la mostra nel nostro spazio virtuale e così se ne potrà vedere la sua riproduzione digitale da tutto il mondo. Poiché tutto si fermerà per lungo tempo, immaginiamo uno scenario virtuale e digitale per diffondere le nostre mostre che necessariamente avranno un pubblico fisico più ridotto.

Nel frattempo è cambiata la modalità di connessione del sistema, come vi state muovendo?
Dopo molte settimane di blocco ora è importante riallineare le priorità, tutti vogliamo ricominciare, ma di economia se ne muove poca, abbiamo scambi con la comunità dei professionisti (anche su Artsy, ndr), abbiamo attivato un virtual space. Ma il mercato dell'arte è tecnicamente fermo, i segnali postivi per ora arrivano solo dall'Asia. Bisogna riconoscere ad Art Basel una grande attività, la fiera virtuale di Hong Kong è stata molto interessante e ha messo in circolo energie. Noi abbiamo costruito nuovi contatti, è stato un momento di adrenalina, il mondo dell'arte si è riunito in remoto intorno a un simbolo.

Il prossimo appuntamento è per il 15 settembre ad Art Basel? Come immaginate le fiere?
Ci sono molti elementi di preoccupazione per quanto riguardo il numero di visitatori e di come questi visitatori potranno usufruire dell'esperienza. Tutti ci domandiamo: sarà possibile incontrarsi? La fiera è uno strumento che mette in circolo energia preziose per l'economia dell'arte, è un elemento importante del sistema.

Lo shock da Covid cosa ha modificato nel sistema dell'arte?
È una crisi di proporzioni mai viste prima, anche guardando indietro – alle crisi della guerra del Golfo, del post 11 settembre e del 2008 dei subprime – è difficile immaginare cosa accadrà in futuro. Le crisi precedenti con dinamiche diverse hanno prodotto cambiamenti e insegnato che nell'arco di uno o due anni il mercato trova la sua forma e riparte. Quella che stiamo affrontando ora però è un caso unico perché non è una crisi politica ma una crisi dei consumi, e il mercato dell'arte è una nicchia molto sofisticata di consumatori. Qui le proporzioni senza precedenti e le nuove modalità di relazione fanno ipotizzare che ci vorrà più tempo perché il mercato si riprenda. Stiamo osservando un affollamento comunicativo online, che potrebbero far pensare a un recupero accelerato nel mercato, ma le difficoltà maggiori sono nella produzione di cultura. Il mondo dell'arte in questi ultimi cinque anni si è “eventificato”, ora l'impossibilità di raccogliere tutti nello stesso luogo avrà implicazioni nel futuro del sistema dell'arte per sua natura cosmopolita e globale. I limiti agli spostamenti sono i più rilevanti perché l'arte va vista da vicino.

Come avete pensato il vostro spazio virtuale?
Abbiamo iniziato a lavorarci a dicembre sulla spinta della crisi di Hong Kong. Non pensiamo che la galleria virtuale possa sostituire l'esperienza fisica dell'arte, ma grazie alla tecnologia abbiamo uno strumento che riproduce l'esperienza dell'arte in maniera completa e soddisfacente. Ora facciamo un passo in avanti: per tutta l'estate il VSpace ospiterà cinque realtà milanesi in un progetto che abbiamo provocatoriamente intitolato RISORGIMENTO Milan Virtual Art Summer. Da giugno a agosto la tecnologia che abbiamo sviluppato sarà a disposizione di gallerie interessanti e dinamiche come FANTA, ICA Milano, Francesca Minini, Federica Schiavo e Federico Vavassori anche per restituire un senso di sistema e di comunità.

Il 18 maggio riaprite la galleria con quale programmazione?
La galleria di Viale Lombardia riapre il 18 maggio – seguendo naturalmente tutte le regole sanitarie – con un'importante mostra di Tomoo Gokita, inaugurata poco prima del lockdown e dunque purtroppo ancora poco visitata. Per il nostro spazio di Piazza Belgioioso abbiamo pronta una mostra molto importante che doveva inaugurare nel mese di aprile e che appena possibile sarà installata e aperta al pubblico. È un progetto personale di Giulio Paolini a cui tengo molto, che renderemo presto visibile a tutti e che festeggeremo con l'artista – speriamo – con un momento celebrativo a settembre.

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