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Massolo: «Expo Roma 2030 è sfida Paese, la vetrina Italia offerta al mondo»

Il 23 gennaio sarà nella Capitale Dimitri Kerkentzes, il segretario generale del Bureau International des Expositions. A novembre il verdetto con il voto di 170 Paesi

di Manuela Perrone

 Giampiero Massolo, diplomatico di lungo corso, numero uno di Ispi e di Atlantia, ex direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, dallo scorso aprile designato ufficialmente alla presidenza del Comitato promotore di Expo Roma 2030

4' di lettura

«Expo Roma 2030 è un’opportunità per la città, per l’Italia, per l’Europa e per i partecipanti. È l’Expo per il progresso universale e non l’Expo delle rappresentazioni individuali». Parola dell’ambasciatore Giampiero Massolo, diplomatico di lungo corso, numero uno di Ispi e di Atlantia, ex direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, dallo scorso aprile designato ufficialmente alla presidenza del Comitato promotore di Expo Roma 2030. Una sfida per il Paese intero, che vale 50,6 miliardi di euro in dieci anni (3-4 punti di Pil), la nascita di 11mila nuove imprese e la creazione di 300mila posti di lavoro.

Sarà proprio Massolo, il 23 gennaio, ad accogliere a Roma Dimitri Kerkentzes, il segretario generale del Bureau International des Expositions (Bie), che a novembre del 2023, con il voto segreto di 170 Paesi, emetterà il verdetto finale. Kerkentsez resterà nella Capitale fino al 25 gennaio e ci si aspetta che incontri anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e altre figure chiave del governo.

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Ambasciatore Massolo, siamo in piena “campagna elettorale”. Roma dovrà convincere il Bie della bontà del suo progetto e sbaragliare la concorrenza di Odessa in Ucraina, di Busan in Corea del Sud e soprattutto di Riyadh in Arabia Saudita, sulla carta la rivale più agguerrita…

La visita del segretario generale del Bureau sarà il primo appuntamento di prassi per favorire il contatto diretto tra la città, le istituzioni e tutti i soggetti coinvolti nell’organizzazione, dalle imprese ai rappresentanti del sito di Tor Vergata. Roma è stata proposta a settembre 2021 con una lettera ufficiale dell’allora presidente del Consiglio Mario Draghi. Ora comincia il processo per verificare, alla luce del dossier di candidatura, la capacità di tradurre i propositi in fatti e il seguito nell’opinione pubblica e nel sistema Paese. Un processo che proseguirà con la missione ispettiva del Bie in programma nella settimana del 17 aprile.

Il presidente Mattarella ha appena sottolineato la capacità italiana «di fare coincidere l’interesse nazionale con quello più ampio del progresso dell’intera comunità internazionale» come punto a favore della candidatura di Roma per Expo 2030. Che cosa significherebbe per l’Italia e per l’Europa l’aggiudicazione dell’Esposizione alla Capitale in un momento tanto delicato per gli equilibri geopolitici mondiali?

La scelta dell’Italia e di Roma sarebbe la scelta di una Nazione che ha sempre messo in primo piano l’interesse e il progresso della comunità internazionale, nell’ottica di rafforzare il dialogo, la coesistenza pacifica, lo sviluppo delle Nazioni, il benessere e la sicurezza delle popolazioni. Questa volta non fa eccezione. L’Expo 2030 cade nell’anno in cui arriveranno a compimento gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’Onu. Si tratterà di tirare un bilancio e di lanciare la fase successiva. Tra questi obiettivi figura proprio il miglioramento del rapporto tra le persone e i territori, l’argomento al centro di Expo Roma 2030. Offriamo al mondo la possibilità di mostrare, nel cuore dell’Unione europea, ciò che si riesce a fare lavorando insieme. Questo è il segno distintivo della nostra Expo: un’Expo per il progresso universale, non di questo o di quel Paese. Un’Expo inclusiva, all’insegna della libertà, dei diritti. della lotta alle disuguaglianze. Un’Expo dove i Paesi partecipanti verranno posti in condizioni di pari dignità. A ciascuno di loro non stiamo avanzando una mera richiesta di voto. Stiamo offrendo una prospettiva di lavoro comune.

La strategia alla base della costruzione dei padiglioni si fonda sulla circolarità: sono stati progettati insieme l’Expo e il post-Expo. Perché?

Il rischio che solitamente corrono le Expo è quello di dare origine a cattedrali nel deserto, di ridursi a grandi eventi fieristici senza troppa anima, con meri interessi commerciali. Noi abbiamo cominciato dal dopo, da cosa resterà. Rimarrà la possibilità per i Paesi partecipanti di impiantare nella Capitale una presenza permanente, contestualizzando i loro padiglioni in una cittadella del sapere e dell’economia a Tor Vergata, simbolo concreto di recupero e rigenerazione urbana. Pensi alle Vele di Calatrava, a cosa significa restituirle alla città con il completamento di un’opera simbolica in una zona che sarà fruibile anche prima, per il Giubileo del 2025, e poi, per il Giubileo straordinario del 2033. Rimarrà in generale un complesso sostenibile e integrato, con il più grande parco solare urbano al mondo, in grado non solo di assicurare energia all’Expo, ma di produrla. Il nostro messaggio è che le competizioni internazionali si vincono sulla qualità dei progetti che concorrono, prima che sulle iniziative di investimento.

A novembre il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, si è detto pronto a una partnership con Odessa e con l’Ucraina. Quali “ponti” vede possibili?

Per un principio di rotazione geografica, toccherebbe all’Europa questa volta ospitare l’Expo. L’Italia e l’Ucraina sono in forte sintonia anche sull’idea di lavorare insieme perché si raggiunga questo obiettivo.

M ancano undici mesi al voto del Bie. Tutto può ancora succedere. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha riconosciuto che si tratta di «una battaglia politica difficile. Speriamo di arrivare in finale, e in finale ce la giocheremo». Roma è pronta a ospitare la sua prima Esposizione Universale, l’appuntamento con la storia che aspetta dal 1942?

Chiediamoci se l’Italia è pronta a ospitare un’Esposizione Universale, a comprendere il significato che ha per il nostro Paese candidare la Capitale, patrimonio dell’umanità: Roma è all’altezza. E l’Italia ha bisogno di un evento unificante, di una mobilitazione degli animi, dei cervelli, di tutte le energie. Sì, è sicuramente una sfida. I nostri concorrenti sono temibili. Ma noi sappiamo di poter dire la nostra e ci sono tutte le premesse per farcela.

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