libera muratoria

Massoneria, il Gran Oriente si riunisce e fa ricorso contro legge siciliana

di Riccardo Ferrazza


Massoneria: Antimafia, cosche infiltrate nelle logge

2' di lettura

Le logge del Grande Oriente d’Italia, istituzione massonica che conta quasi 23mila iscritti, riunite fino a domani per la loro assemblea annuale (“Tra cielo e terra”) hanno eletto per un nuovo mandato il Gran Maestro uscente, Stefano Bisi. E proprio dal Palacongressi di Rimini è partito l’annuncio di un ricorso alla Corte costituzionale contro la legge regionale siciliana che impone l’obbligo per i deputati dell’Ars (Assemblea regionale siciliana), i membri della giunta regionale e i pubblici amministratori locali di dichiarare la propria eventuale affiliazione a logge massoniche.

La legge
Ad annunciare il ricorso sono due membri dell’Ars, Antonio Catalfamo (Fratelli d’Italia) ed Eleonora Lo Curto (Udc), ieri insigniti della massima onorificenza che il Grande Oriente attribuisce ai non massoni (la “Galileo Galilei”) che si siano distinti per il loro impegno sociale, civile e culturale. La legge regionale sulla massoneria (numero 18/2018) era stata approvata lo scorso 4 ottobre su iniziativa del presidente della Commissione regionale Antimafia, Claudio Fava (Mdp). La norma impone agli eletti «entro 45 giorni dall’insediamento» di depositare una dichiarazione «anche negativa» sull’eventuale appartenenza «a qualunque titolo ad associazioni massoniche e similari che creino vincoli gerarchici, solidaristici e di obbedienza». Fdi e Udc votarono contro perché considerano la legge «ingiusta, iniqua e discriminatoria» e da contrastare «con tutti i mezzi possibili». Tra cui, appunto, il ricorso alla Consulta. Un giudizio negativo condiviso sia da Bisi del Grande Oriente d’Italia, sia dal capo dell’altra obbedienza italiana (la scissione risale al 1908), il sovrano gran maestro della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori, Antonio Binni.

Il ricorso europeo
La vicenda, però, potrebbe prendere prima la strada per l’Europa. Proprio lunedì scorso la presidente della Commissione per le petizioni dell’Ue, la svedese Cecilia Wikström (gruppo Alde) ha dichiarato ricevibile («perché il suo oggetto rientra nell'ambito delle attività dell’Unione europea») una petizione di un cittadino italiano contro la legge siciliana. Nel ricorso si contesta la violazione di articoli della Costituzione italiana, sul diritto inviolabile dell’uomo e sulla pari dignità sociale ed eguaglianza di fronte alla legge, e di diversi articoli della Carta dei diritti europei. La presidente della Commissione, ha riferito il legale del ricorrente, l’avvocato catanese Salvo Ragusa, ha «ravvisato l’opportunità di sottoporre le questioni anche alla commissione del Parlamento europeo competente in materia» e ha deciso di trasmettere la petizione «alla commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni e a quella per la Cultura e l’istruzione per informazione».

L’assemblea
Intanto ieri a Rimini le attività della Gran Loggia hanno avuto una parte interna - per i maestri venerabili (o i loro delegati), gli aventi diritto e altri esponenti accreditati - e una pubblica, con l’allocuzione del Gran Maestro e dibattiti, presentazioni di libri e conferenze. Per questa edizioni (la ventesima) sono stati chiamati a intervenire lo scrittore ed ex magistrato, Gianrico Carofiglio, il presidente emerito della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick e l’astronauta Paolo Nespoli.

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