l’Intervista/giuseppe provenzano

«Matera 2019, una scommessa vinta. La sfida futura? Lavoro e sviluppo»

Il ministro per il Sud guarda oltre il 2019: potenziare infrastrutture e innovazione

di Eliana Di Caro


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Il ministro Giuseppe Provenzano (Imagoeconomica)

2' di lettura

«Matera 2019 è una scommessa vinta, dimostra che il destino non è segnato e il Sud non è una causa persa. Benché ci siano stati dei contraccolpi sulla popolazione - a partire dall’aumento dei prezzi - e i gap infrastrutturali siano emersi in modo ancora più evidente, il capitale reputazionale della città non si è affatto indebolito. Ora la sfida è come questa eredità possa restituire ai cittadini una crescita in termini di sviluppo e creazione di posti di lavoro»: così il ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, si esprime sull’esperienza della Capitale europea della Cultura.

Quale strategia metterà in campo il suo ministero per assicurare a Matera e al suo territorio gli obiettivi che ha citato?

Alcune linee di intervento portano la responsabilità nazionale. La città può giocare una partita ancora più ambiziosa e diventare una capitale mediterranea della Cultura permanente. Quando dico Cultura non mi riferisco solo alla produzione artistica e alla valorizzazione del patrimonio, ma anche alla capacità di innovazione tecnologica che Matera sta mettendo in campo: qualche settimana fa ho inaugurato l’hub di San Rocco, incubatore di imprese che sperimentano il 5G; ci sono realtà che possono avere un ruolo in termini di trasferimento tecnologico (penso al centro di geodesia spaziale); ci sono la scuola di restauro e il centro di sperimentazione cinematografica che metterà a sistema un set naturale. Soprattutto, ci sono strumenti come il Contratto istituzionale di sviluppo su Matera, per la cui attuazione ho nominato come responsabile Giampiero Marchesi, dirigente dell’agenzia della coesione territoriale.

Quali saranno le priorità del Contratto, e quale la loro realizzazione?

Certamente si insisterà sulla valorizzazione del territorio (colmando i gap infrastrutturali), con un’apertura a Taranto che deve puntare all’acciaio verde ma anche, per esempio, al potenziamento del porto e al riutilizzo dell’Arsenale. Il progetto si radica nell’istituzione della Zona economica speciale ionica, operativa a gennaio: un’area che potrà attrarre investimenti dall’esterno e divenire un centro logistico per l’internazionalizzazione di alcune produzioni come l’agricoltura di qualità o l’agricoltura di precisione che si sta sviluppando intorno a Matera.

Una prospettiva importante, se presuppone l’intervento nel Metapontino, dove i migranti lavorano in condizioni indegne.

Noi abbiamo il dovere di garantire la dignità dei lavoratori, e per farlo c’è bisogno di rivedere alcune regole, compresi i decreti sicurezza; poi abbiamo bisogno del rafforzamento dell’anello debole della filiera, e cioè la produzione, anche attraverso forme di integrazione e cooperazione. La partita va affrontata su due versanti: legalità e sviluppo.

Matera può essere un esempio di successo per altre realtà?

Istruzione, transizione ecologica, trasferimento tecnologico, apertura internazionale e al Mediterraneo: Matera, nel suo piccolo, è tutto questo. Mi dà l’idea che ci sono altre sfide che possiamo giocare e vincere.

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