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Materiali innovativi, Acell cerca partner per ampliare il business

L’azienda fondata in Uk quasi 40 anni fa è da otto anni operativa a San Giuliano Milanese con i suoi laboratori. Le applicazioni dei brevetti vanno dell’edilizia all’arredo, fino alla cantieristica

di Giovanna Mancini

4' di lettura

La fiamma ossidrica è puntata dritta sul pannello: la temperatura sale rapidamente, raggiunge gli 800, i 900 gradi. «Venga, mi segua da questa parte», mi dice Aldino Albertelli, fondatore, presidente e Chief Technology Officer di Acell, azienda attiva nel campo dei compositi, con sede in Irlanda e laboratori di ricerca e sviluppo in Italia, a San Giuliano Milanese. Esito un momento: non amo scherzare con il fuoco, come credo nessun altro, ma poi lo seguo. Dietro al pannello, mentre dall’altra parte la fiamma continua a soffiare facendo aumentare la temperatura, ci sono “appena” 68 gradi e il pannello sembra indifferente: non brucia, non si deforma. «Questa è la dimostrazione che il nostro materiale è veramente resistente al fuoco, non si tratta solo di uno slogan», osserva soddisfatto Albertelli.

Nato in Italia ed emigrato a dieci anni a Londra con la famiglia, si è laureato in Scienze dei materiali e architettura in Regno Unito e per alcuni anni ha lavorato nel mondo del cinema, costruendo le scenografie. All’inizio degli anni 80 si è inventato un materiale innovativo, l’Acell per l’appunto, che ha numerose prestazioni: è ignifugo, ma anche estremamente res

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Aldino Albertelli

istente, persino alle esplosioni, come dimostrano i test condotti a Capo Teulada, assieme al Comando Genio dell’Esercito, con chili di tritolo fatti saltare in aria, che hanno raso al suolo tutto quello che circondava il luogo del test, tranne i container realizzati con i pannelli in Acell. Ma non solo: è un materiale estremamente leggero, facile da trasportare e installare, riciclabile al 100% e molto flessibile anche dal punto di vista estetico (può essere lavorato per riprodurre legno, ceramiche, marmi, pietre, cemento o altro). È fonoisolante e al tempo stesso può vibrare come una cassa acustica per diffondere il suono.

Nei laboratori di San Giuliano Milanese, da oltre otto anni, si lavora su tutto questo: si sperimentano in continuazione le tante possibili applicazioni di un materiale ideato inizialmente per l’edilizia, ma che può essere utilizzato nell’arredamento, nelle opere di difesa, nella cantieristica navale e in moltissimi altri ambiti. «Troppi», ammette Albertelli: «Per questo non sarebbe conveniente realizzare noi dei prodotti da mettere sul mercato. Abbiamo scelto un modello di business diverso, quello delle joint venture. Ne abbiamo già avviata una negli Stati Uniti tre anni fa, la Arcitell, assieme a un grosso gruppo di costruzioni, che oggi è la principale fonte di ricavi per noi, assieme al business delle licenze».

Ora l’idea è di accelerare su questa strada e di farlo soprattutto in Italia. «Non potevamo farlo prima – spiega ancora il fondatore –. Avevamo le tecnologie, che continuiamo a sviluppare e implementare assieme a università e centri di ricerca importanti, tra cui il Politecnico di Milano e l’Istituto Fraunhofer di Monaco. Ma avevamo la necessità di consolidare e brevettare i sistemi di produzione e i processi, per poterci poi proporre in modo credibile». Quel momento è arrivato: dopo otto anni e mezzo di ricerche e sperimentazioni, che hanno richiesto 30 milioni di euro di investimenti tra Italia e Irlanda e altrettanti negli Stati Uniti, Acell ha depositato 235 brevetti, che sono stati valutati da enti certificatori internazionali e hanno ottenuto un ottimo punteggio: «Otto di questi hanno una forza superiore al 70% – spiega Albertelli – e tre superiore al 90%. Inoltre siamo risultati tra le prime sette aziende a livello internazionale per difendibilità dei nostri brevetti, assieme a multinazionali di primaria importanza, e uno dei nostri brevetti è stato valutato secondo al mondo». Detto altrimenti: non sono facilmente aggirabili e questo li rende interessanti per potenziali investitori.

Forte di questi risultati, Acell è ora in cerca di partner, industriali e finanziari, per sviluppare le possibili applicazioni del materiale e dei suoi processi produttivi. «Il modello già sperimentato in Nord America con Arcitell si può replicare in Europa, in Asia e in Sud America – racconta l’imprenditore –. Il nostro sistema permette infatti di avviare produzioni locali: noi forniamo il know-how, ma la produzione avviene in loco, con vantaggi anche per lo sviluppo dei territori. Inoltre richiede un investimento iniziale basso e non ha bisogno di una manodopera con particolari competenze». Si parte dall’Italia e non solo per ragioni affettive: «Ho fondato Acell nel Regno Unito quasi 40 anni fa – ricorda Albertelli – ma era un’azienda di tipo artigianale, che faceva singoli lavori su commissione. Quando ho deciso di fare il salto e passare a una produzione di tipo industriale, sono venuto a Milano perché l’Italia, a dispetto di quello che si sente spesso dire, non è affatto il fanalino di coda dell’Europa nella ricerca, anzi: qui si trovano eccellenze incredibili, sia a livello accademico, sia imprenditoriale».

Proprio al ricco e variegato panorama dell’imprenditoria italiana guarda ora Acell per sviluppare il suo business: «Cerchiamo partner industriali con cui creare start up in joint venture e dare vita alle possibili applicazioni del nostro materiale, ma cerchiamo anche partner finanziari per accelerare questo sviluppo, ad esempio acquisendo società già attive nei settori di nostro interesse», precisa Albertelli. L’ambizione è investire sul medio termine circa 130 milioni di euro e arrivare, nel giro di 3-5 anni, alla quotazione in Borsa. Alcune trattative sono già avviate e coinvolgono importanti player e piccole e medie imprese dei settori più diversi (dall’ediliza alla difesa, all’arredamento al navale), i cui nomi sono però, al momento, protetti da accordi di non divulgazione.

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