Analisi

Materie prime: tempesta perfetta, ma i prezzi ai massimi non sono una bolla

La ripartenza della domanda globale si scontra con un'offerta non adeguata, limitata dal meteo sfavorevole e dagli effetti della pandemia su logistici, a cui si aggiunge la speculazione.

di Filippo Roda*

2' di lettura

Prezzi sostenuti e volatili animano in questi mesi i mercati delle commodity agrifood: +50% sul caffè nell'ultimo anno, rialzi di oltre il 70% da maggio per il frumento duro, mais ai massimi dal 2012, palma ai massimi storici e la lista sarebbe ancora lunga.

A trainare i rialzi sono i fondamentali: la ripartenza della domanda globale si scontra con un'offerta non adeguata, limitata dal meteo sfavorevole in aree chiave di produzione ma anche dagli effetti della pandemia su logistica e trasporto via mare, cui si aggiungono effetti spillover e fenomeni speculativi.

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La congiuntura meteo è cruciale: gravi fenomeni di siccità danneggiano canneti e piantagioni di caffè in Brasile, primo produttore ed esportatore di arabica e zucchero grezzo, ma anche Canda e Usa, con effetti disastrosi sulle produzioni di frumento, duro in particolare, legumi e colza, con l’ammanco di quest'ultima che pesa su un'offerta di semi ed oli vegetali già messa a dura prova da La Niña in Malesia ed Indonesia, dai tifoni nelle Filippine e dalla siccità in Russia. Nella frutta secca la siccità sta portando danni rilevanti in California ed Iran per mandorle e pistacchi, mentre le gelate primaverili in Italia e Turchia hanno impattato sulle produzioni di nocciole.

A rallentare l'offerta si aggiungono gli effetti della pandemia. Se la difficoltà nel reperire mano d'opera e i limiti agli spostamenti rallentano raccolta e trasformazione, la carenza di container e di navi ostacola e rende più onerosi gli scambi. Situazione aggravatasi
di recente con il blocco totale di importanti porti asiatici a causa
di focolai di variante Delta e con il temporaneo stop delle esportazioni dalla Louisiana causa uragano Ida. In mercati globali, le produzioni faticano a raggiungere le aree di consumo.

Non meno importanti gli effetti spillover, cioè la diffusione di squilibri da un mercato all'altro. La bassa disponibilità di cereali e semi sta impattando i prezzi dei mangimi, trasmettendo rialzi a uova e latte. I rincari su petrolio ed etanolo incentivano i consumi di materie prime a fini energetici. A tutto questo si aggiungono fenomeni speculativi che alimentano la volatilità.

Cosa aspettarsi per i prossimi mesi? I forti squilibri tra domanda e offerta hanno eroso gli stock. In molti paesi esportatori il rapporto stock-utilizzi, indicatore del livello di copertura del mercato, è ai minimi da molti anni. Con una domanda di materie prime in aumento ci vorrà tempo, più di una campagna, per vedere una solida ricostruzione delle riserve. Anche il collo di bottiglia sul trasporto marittimo non si risolverà nell'immediato, complice anche la rigidità dell'offerta di navi e container.

In un contesto di elevata incertezza, la speculazione rimarrà ancora un tema e contribuirà ad alimentare la volatilità. Ma attenzione, non si tratta di una bolla. I fondamentali giustificano in gran parte i rialzi; non è un caso se anche mercati privi di quotazioni finanziarie abbiano subito balzi di prezzo importanti. Su alcuni mercati,
in termini di prezzo, il peggio potrebbe essere passato, ma
i livelli del pre pandemia nella prossima campagna rimarranno solo un miraggio.

*Senior market analyst di Areté

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