cinema

«Maternal», i tanti volti della maternità al Festival di Locarno

di Andrea Chimento


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2' di lettura

Al Festival di Locarno è stato presentato «Maternal» di Maura Delpero, unica regista italiana in concorso. Si tratta di una co-produzione italo-argentina, ambientata a Buenos Aires in una casa di accoglienza per ragazze madri in difficoltà, gestita da un gruppo di suore. Suor Paola, appena arrivata dall'Italia, dimostra di avere un affetto sempre più intimo per una delle bambine presenti, figlia di una giovane che non sembra pronta per la maternità.

Nata a Bolzano ma formatasi in drammaturgia e sceneggiatura a Buenos Aires, Maura Delpero è al suo esordio nel cinema di finzione, dopo aver firmato diversi documentari. Lo stile essenziale della messinscena rimanda ai suoi progetti precedenti, ma c'è una particolare cura visiva e fotografica in questa pellicola, soprattutto nei giochi di luce all'interno delle stanze del centro d'accoglienza.

Una scena del film «Maternal»

A volte il film può dare l'impressione di essere leggermente forzato e studiato a tavolino, ma gli spunti messi in campo portano a riflessioni non banali, tanto sul tema della maternità, quanto su quello della femminilità in generale. L'incontro/scontro all'interno dell'istituto, tra giovani madri non ancora pronte a esserlo e suore che madri non potranno mai esserlo, provoca conseguenze capaci di coinvolgere il pubblico e di lasciare più di uno spunto su cui pensare al termine della visione. Forse un pizzico di coraggio in più nella seconda parte non avrebbe guastato, ma è un'opera prima di indubbio interesse, che mostra il talento di una regista che potrà dire la sua nel cinema di finzione anche in futuro.

Un'altra voce femminile è quella di Maya Khoury, regista siriana che ha co-fondato il collettivo Abounaddara nel 2010 (con cui realizza e produce i suoi lavori) e che ha portato a Locarno «During Revolution».

Una scena del film «During Revolution»

Presentato in concorso, il film documenta ciò che è accaduto in Siria fra il 2011 e il 2017. La regista riprende i suoi connazionali durante la rivoluzione, senza mai mostrarsi, come fosse una presenza totalmente invisibile. Non si tratta soltanto del diario filmato di un paese in guerra, ma di un lungometraggio che ritrae un gruppo di attivisti politici, seguendone l'evoluzione nel corso degli anni e sottolineandone in particolare gli ideali e la fede nella capacità di rinnovamento del paese.

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