Il profilo

Mattarella, il bis al Quirinale non voluto ma accettato

Il padre ministro, il fratello ucciso dalla mafia, la carriera parlamentare con la Dc e gli incarichi di Governo. Giudice costituzionale e poi l’elezione al Colle

di Riccardo Ferrazza

Salvini: "Mattarella bis non è un ripiego, oggi si chiude e si pensa ai problemi degli italiani"

4' di lettura

Prima c’era stato il suo no al bis, pronunciato più volte. Avvisi ai naviganti per ribadire che lui non era “candidabile” ad una corsa alla quale non aveva intenzione di partecipare. Un diniego motivato con perplessità costituzionali che si scontra però con l’assenza di una norma che possa impedire la rielezione. Poi, durante le votazioni per il suo successore al Quirinale, Sergio Mattarella non ha voluto commentare, né ha fatto trapelare nulla neanche quando i grandi elettori hanno indicato il suo nome nelle votazioni andate a vuoto. Fino a quando ha dovuto prendere atto che la sua contrarietà nulla poteva contro la volontà del Parlamento.

Tra Palermo e Roma

Che non pensasse alla sua rielezione lo si capiva anche dalla circostanza che Mattarella, mentre il Parlamento era riunito in seduta comune, è stato visto nel nuovo appartamento preso in affitto a Roma per controllare lo stato di avanzamento dei lavori e del trasloco delle sue cose dalla storica casa di Palermo. È la città in cui è nato nel 1941, anche se la sua formazione è avvenuta a Roma, dove la famiglia si era trasferita al seguito del padre, Bernardo, uomo politico democristiano, più volte ministro negli anni Cinquanta e Sessanta. Nella capitale Mattarella frequenta il San Leone Magno, nella sede di via Montebello, e si laurea alla Sapienza in giurisprudenza. Poi a Palermo diventa docente di Diritto costituzionale.

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L’omicidio del fratello

Proprio nel capoluogo siciliano si consuma l’episodio che segna la svolta: la mattina del 6 gennaio 1980 il fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia, allievo di Aldo Moro all’università e protagonista del rinnovamento politico dell’isola, viene ucciso davanti agli occhi della moglie e dei figli mentre la famiglia si reca a messa. Uno scatto della fotoreporter Letizia Battaglia riprende Sergio Mattarella, mentre cerca di soccorrere il fratello agonizzante. Per l’omicidio sono stati condannati gli uomini della cupola mafiosa, tra cui Totò Riina e Bernardo Provenzano. Ma l’esecutore non è stato mai individuato.

Da quel dramma Mattarella trova la voglia di intraprendere una carriera politica che non era nei suoi programmi. Viene eletto con la Democrazia cristiana (corrente morotea) alla Camera per la prima volta nel 1983 e viene confermato nelle legislature successive fino al 2008. Con la fine della Dc nel 1994 è tra i promotori del Partito popolare italiano. In seguito nelle fila prima della Margherita e poi dell’Ulivo.

Le esperienze di governo

Il suo primo incarico di Governo arriva nel 1987 (ministro dei Rapporti con il Parlamento nel governo Goria e nel governo De Mita). Nel 1989 diventa ministro della Pubblica istruzione (sesto governo Andreotti) ma si dimette l'anno successivo insieme agli altri ministri della sinistra Dc per protestare contro l’approvazione della legge Mammì (emittenze televisive) che legittimava il duopolio televisivo con la Rai e le televisioni commerciali di Silvio Berlusconi. È vicepresidente del Consiglio del primo governo D’Alema (1998-99) e ministro della Difesa del secondo governo D’Alema e del governo Amato (2000-01). Sotto la sua gestione fu abolita la “naja”, il servizio militare obbligatorio. Nel 2011 è nominato, dal Parlamento in seduta comune, giudice della Corte costituzionale. Poi il 31 gennaio 2015 l’elezione a dodicesimo presidente della Repubblica con la maggioranza assoluta, 665 voti su 995 dei votanti, al quarto scrutinio.

Al Quirinale e il no al bis

Il settennato è segnato dalla difficile nascita del primo governo giallo-verde dopo le elezioni del 2018 e, soprattutto, la pandemia da Covid: nel pieno dell’emergenza sanitaria, con la caduta del secondo esecutivo Conte (sostenuto da Pd e Leu al posto della Lega), chiama Mario Draghi a formare un governo di alto profilo che ha un vasto sostegno parlamentare (l’unica forza all’opposizione è Fratelli d’Italia). Nei giorni più difficili della pandemia si rivolge agli italiani per trasmettere fiducia e resilienza. Resta celebre un fuori-onda con cui i cittadini seppero che anche il primo cittadino non poteva usufruire dei servizi del barbiere.

Quando si avvicina la scadenza del suo mandato chiarisce e ribadisce con parole e gesti che una rielezione sarebbe una forzatura non accettabile per l’istituzione repubblicana. A novembre la notizia che Mattarella non solo ha trovato un appartamento per la sua vita dopo il Quirinale ma ne ha già firmato il contratto.

Per raffreddare “rumours” parlamentari e indiscrezioni giornalistiche usa le parole di un suo predecessore, Giovanni Leone, che chiese «la non rieleggibilità» del presidente della Repubblica con l’eliminazione del semestre bianco. Le richieste del bis arrivano anche dal pubblico: dal Loggione della Scala di Milano alla “prima” del 7 dicembre e a Firenze, in una delle sue ultime uscite pubbliche serali da Capo dello Stato, dove assiste al concerto inaugurale del nuovo auditorium del Maggio Fiorentino. Nell’ultimo discorso agli italiani - fra i più brevi pronunciati da lui a fine anno - conferma che «tra pochi giorni» si sarebbe esaurito il suo compito al Quirinale, «come vuole la Costituzione». Ma il Parlamento lo vuole ancora in servizio. E lui, a 2.555 giorni dalla prima chiamata, risponde ancora sì.

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