CRISI DI GOVERNO

Mattarella chiama Draghi e si appella ai partiti: «Ora un governo di alto profilo»

Il presidente della Repubblica convoca l’ex presidente della Bce per oggi alle 12 al Quirinale. La decisione dopo il fallimento del mandato esplorativo di Fico. «L’alternativa sarebbero solo elezioni anticipate, lasciando tuttavia il Paese per un lungo periodo nell'incertezza»

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Il presidente della Repubblica convoca l’ex presidente della Bce per oggi alle 12 al Quirinale. La decisione dopo il fallimento del mandato esplorativo di Fico. «L’alternativa sarebbero solo elezioni anticipate, lasciando tuttavia il Paese per un lungo periodo nell'incertezza»


4' di lettura

La svolta della giornata e della crisi politica arriva in serata, quando il Quirinale annuncia che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato Mario Draghi per oggi alle ore 12. È a lui che il Capo dello Stato conferirà l’incarico per «formare un governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili» annunciato poco prima al termine del suo discorso nel quale ha spiegato perché in questa fase di emergenza non si può ricorrere a elezioni anticipate. Poco prima, il presidente della Camera Roberto Fico, al quale Mattarella aveva affidato un incarico esplorativo per resuscitare la maggioranza giallo-verde, gli aveva comunicato il fallimento del Conte ter.

Appello ai partiti

«Avverto il dovere di rivolgere alle forze politiche un appello per un governo di alto profilo per far fronte con tempestività alle gravi emergenze in corso», ha detto Mattarella nel suo discorso con il quale ha indicato la via d’uscita a una crisi di governo che si era avvitata nelle ultime ore in modo irreversibile: la ormai ex maggioranza, riunita tre giorni a Montecitorio, ha finito per scontrarsi su nomi e programmi arrivando a un nulla di fatto. Così è arrivata la risposta di Mattarella con un profilo altissimo, quello di Mario Draghi, riserva della Repubblica consultato ben prima di questi giorni di inutile trattative. Un segnale ai cittadini, all'Europa e ai mercati che ora attende solo di essere recepito dai partiti, ai quali il presidente della Repubblica si appella affinchè sostengano - se non tutti almeno tanti - «un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica».

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Tempestività

In un lungo discorso il capo dello Stato ha spiegato le ragioni della sua scelta. Il ragionamento ruota intorno alla necessità che a Palazzo Chigi sieda una squadra con la capacità di assumere decisioni incisive, che possa prendersi le responsabilità di gestire la fine del blocco dei licenziamenti così come la campagna vaccinale o il rapporto con l’Europa al tavolo del Recovery. La macchina deve poi girare a pieno regime una volta che i fondi dovranno essere spesi. Le urne per contro non garantirebbero tutto ciò e esporrebbero la popolazione al rischio di vedere aumentare a dismisura i contagi. «Grazie Presidente! Mattarella» scrive su Twitter il commissario europeo Paolo Gentiloni.

La rottura

La decisione di Mattarella ha colto di sorpresa i partiti della ex maggioranza, convinti di avere a disposizione ulteriore tempo dopo una giornata conclusa tra accuse e recriminazioni. Il leader di Iv Matteo Renzi in mattinata aveva incontrato Dario Franceschini per preparare le basi per il tavolo di trattativa finale. È metà pomeriggio quando in videoconferenza si collegano Renzi e Franceschini con Vito Crimi per il M5s e Roberto Speranza di Leu. Si parla della futura, potenziale squadra, del governo Conte ter. Il leader di Iv chiede che la discontinuità sia segnata dallo stop a Domenico Arcuri, Mimmo Parisi, ma soprattutto Alfonso Bonafede e Lucia Azzolina. I suoi al tavolo sul programma alzano la posta, vogliono siano messe a verbale le distanze. Si discute di vicepremier potenziali (Orlando, Bonafede, a sera spunta anche Fraccaro), di ministeri, con possibile sostituzione di De Micheli, Catalfo, Costa, Manfredi. Ma è su Bonafede e Azzolina che, riferirà dopo Renzi ai suoi parlamentari, si produce la rottura: «Bonafede non si muove», la frase attribuita a Crimi; «Non essere arrogante», quella riferita a Renzi. Iv denuncia un veto «della Cgil» su Bellanova al Lavoro, nega di volere Boschi nel governo. Ma il tavolo non si chiude con una rottura definitiva, si ipotizza altro tempo per trattare, manca pochissimo all'accordo, sono convinti i Dem. Renzi gela tutti. «Lo aveva deciso dall'inizio”, scuotono la testa gli alleati». Mattarella, che nella legislatura ha già tenuto a battesimo due governi politici di segno diverso, osserva che a questo punto un governo politico non è più possibile. Non c’è una maggioranza forte.

Le posizioni dei partiti

Ora si tratterà di capire come si muoveranno i partiti. Il primo a commentare la scelta del Capo dello Stato è Matteo Renzi: «Abbiamo ascoltato le sagge parole del presidente della Repubblica Mattarella: ancora una volta ci riconosciamo nella sua guida. E agiremo di conseguenza», scrive su Facebook il leader di Iv. Più tardi arrivano le parole di Nicola Zingaretti, segretrario del Pd: «Abbiamo fatto davvero di tutto per ricostruire una maggioranza, in un momento difficile. Il presidente Mattarella, che ringraziamo, con la sua iniziativa ha posto rimedio al disastro provocato dalla irresponsabile scelta della crisi di Governo. Da domani saremo pronti al confronto per garantire l'affermazione del bene comune del Paese». «D’accordo con Zingaretti: l'iniziativa del presidente della Repubblica riempie un vuoto determinatosi per una crisi incomprensibile. A questa iniziativa bisogna rispondere con responsabilità e generosità per il bene dell'Italia, che è l'unico fine del nostro lavoro» dichiara subito dopo Lorenzo Guerini (Pd, il leader di Base riformista).

Il nome di Draghi è destinato ad acuire le spaccature nel Movimento 5 Stelle. «Repetita iuvant...» ha scritto su Fb Alessandro Di Battista rilanciando un suo articolo del 31 agosto sulla possibilità di un governo a guida Mario Draghi. Articolo in cui definisce l'ex governatore Bce «l’apostolo delle elite».

Dal centrodestra la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni critica la mossa del Colle: «Il presidente valuta più opportuno rischiare un governo che per due anni avrà molte difficoltà a trovare soluzioni efficaci per gli italiani. Noi, invece, pensiamo sia decisamente meglio dare la possibilità agli italiani di votare, per avere una maggioranza coesa e forte». E se Matteo Salvini cita l’articolo della Costituzione («L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo»), dentro Forza Italia si preferisce aspettare e valutare con gli alleati il da farsi. Di sicuro - riferisce chi ha parlato con Silvio Berlusconi - c’è soddisfazione perché come era prevedibile la maggioranza uscente si è squagliata e una stima per Mario Draghi che è antica, al punto che lo stesso Berlusconi - riferiscono le stesse fonti - ha più volte rivendicato di averlo voluto fortemente alla guida Bce.

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