ucciso 40 anni fa dalle brigate rosse

Mattarella e il ricordo di Bachelet: «Serve più coraggio nella ricerca del dialogo»

Il 12 febbraio 1980 il vicepresidente del Csm ed esponente di spicco del mondo cattolico fu ucciso dalle Brigate rosse dopo una lezione all’università

di Nicoletta Cottone


Mattarella: Bachelet cercò sempre il bene comune

3' di lettura

«Bachelet dimostrava con la sua azione che è possibile realizzare una società più giusta senza una contrapposizione aspra. Oggi le contrapposizioni ideologiche sono sfumate, per motivi storici, ma rimane sempre il rischio di altre contrapposizioni basate sulla pura difesa di posizioni di parte. Occorre avere maggior coraggio: attraverso il dialogo paziente e tenace occorre ricercare con disponibilità sincera al confronto la soluzione migliore». Lo ha detto il capo dello Stato Sergio Mattarella, ricordando al plenum del Csm il vicepresidente del Csm Vittorio Bachelet, ucciso dalle Br quaranta anni fa.

Colmare le distanze evitando che diventino conflitti insanabili
Bachelet, ha ricordato il Capo dello Stato, «manifestava con evidenza la possibilità di risolvere i problemi utilizzando gli strumenti dello Stato di diritto. Per colmare le distanze che si aprono nella società ed evitare che diventino conflitti insanabili. Questo suo profondo senso della comunità e dello Stato é stato il motivo del suo assassinio». Per Mattarella, serve più coraggio nel ricercare il dialogo «per ogni circostanza» e «superare sia i pregiudizi sia le posizioni precostituite. Di questa attitudine Vittorio Bachelet é stato maestro».

Fu ucciso al termine di una lezione alla Sapienza
Quarant'anni fa veniva ucciso dalle Brigate Rosse Vittorio Bachelet, vicepresidente del Csm ed esponente di spicco del mondo cattolico. Professore di Diritto amministrativo e di scienza dell'amministrazione, fu ucciso al termine di una lezione, nell’ateneo La Sapienza di Roma, nella facoltà di Scienze politiche, dove stava chiacchierando con la sua assistente Rosy Bindi . Ucciso davanti agli studenti sul mezzanino della scalinata che porta alle aule professori della facoltà di Scienze politiche della Sapienza. Ucciso dopo una serie di omicidi che avevano riguardato uomini delle istituzioni.

Sette proiettili non gli lasciano scampo
Sette proiettili calibro 32 Winchester, quattro all’addome, altri alla testa, mentre era già agonizzante. L’agguato è studiato nei dettagli. Due terroristi, una donna e un uomo, Annalaura Braghetti e Bruno Seghetti entrano in azione e lo uccidono. Era il 12 febbraio del 1980.

La preghiera del figlio Giovanni
Due giorni dopo i funerali nella chiesa di San Roberto Bellarmino di Roma. Al funerale il figlio Giovanni, che all’epoca aveva 25 anni, durante la preghiera dei fedeli, pronuncia parole che colpiscono il Paese, che commuovono non solo gli adulti, ma anche le generazioni cresciute negli anni di piombo: «Preghiamo per i nostri governanti: per il nostro presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore. Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri». Il perdono e non la vendetta. Giovanni Bachelet ha dichiarato in un’intervista che suo padre si sarebbe rallegrato del fatto che dopo un percorso rieducativo, i suoi assassini sono in libertà da parecchi anni.

Un uomo retto e libero
Oggi viene ricordato come «uomo retto e libero. Fu uomo che credeva nei giovani e credeva, da 'inguaribile ottimista' in un futuro migliore per la vita del Paese e delle istituzioni» (David Ermini, vicepresidente del Csm). Come «un gigante della democrazia, una guida per le giovani generazioni» (Nicola Zingaretti, segretario del Pd). Come «un riformista vero, un grande giurista al servizio dello Stato, un difensore della comunità» (Graziano Delrio, capogruppo del Pd alla Camera). «La sua testimonianza di uomo della riconciliazione ci guida ancora. Sempre» (Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia).

Il disegno di legge
Giovanni Bachelet, deputato nella XVI legislatura, aveva presentato con Sabina Rossa e Olga D'Antona - anche loro parenti di vittime del terrorismo - un disegno di legge per interrompere la prassi di pretendere dagli ex terroristi un contatto con i familiari delle persone colpite, a “riprova del loro sicuro ravvedimento”.

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