le celebrazioni

Mattarella e Sami tra memoria e Costituzione

di Maria Luisa Colledani

(Ipp)

4' di lettura

A 76 anni dall’ingresso delle truppe dell’Armata Rossa nel campo di Auschwitz, ricordare è un verbo da coniugare al tempo presente. Io ricordo, tu ricordi, noi ricordiamo ogni giorno perché, con le parole del capo dello Stato, Sergio Mattarella «Auschwitz è stato un tragico paradosso: si tratta della costruzione più disumana mai concepita dall’uomo, uomini contro l’umanità: una spaventosa fabbrica di morte». Durante la cerimonia che si è svolta ieri al Quirinale per celebrare il Giorno della Memoria, il Presidente ha ricordato che «la Costituzione ha cancellato le ignominie della dittatura ma non intende dimenticarle: per questo la memoria è un fondamento della Costituzione, contro l’arbitrio e la sopraffazione. È un sentimento civile energico e impegnativo». Lo stesso impegno che guida Sami Modiano, 90 anni, ebreo di Rodi sopravvissuto alla Shoah e testimone indefesso davanti ai giovani: «Ero un ragazzo come loro - ha raccontato - e ho passato cose terribili. Continuo a testimoniare perché vedo i riscontri positivi dei ragazzi. E perché loro resteranno, mentre noi, uno alla volta, ce ne stiamo andando. È il mio contributo perché non succeda più, perché io ho visto uccidere non solo ebrei, ma anche disabili, omosessuali. E non voglio che i loro occhi vedano quel che ho visto io. Sono felice di quel che sto facendo. Ma lì ho perso tutto. Da Auschwitz-Birkenau non si esce mai, non si può uscire». Alla cerimonia erano presenti la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, il presidente della Camera, Roberto Fico, il premier dimissionario Giuseppe Conte, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e la presidente dell’Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), Noemi Di Segni che ha ribadito la necessità di un «piano strategico per combattere l’antisemitismo». Un forte monito anche da David Sassoli, presidente del Parlamento europeo: «Per impedire negazionismi e amnesie, dobbiamo sentire tutti l’impegno per una lucida e vigile coscienza storica, capace non solo di rendere testimonianza ma di capire, prevenire e intervenire quando si diffondono i semi del male assoluto».

Papa Francesco, all’udienza generale, ha ricordato il Giorno della Memoria: «Ricordare è un’espressione di umanità, è segno di civiltà, è condizione per un futuro migliore di pace e di fraternità, ricordare è anche stare attenti perché queste cose possono succedere un’altra volta, incominciando dalle proposte ideologiche che vogliono salvare un popolo e finendo a distruggere un popolo e l’umanità. State attenti a come è incominciata questa strada di morte, di sterminio, di brutalità».

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Nonostante le restrizioni anti Covid, molte manifestazioni hanno ricordato i volti uccisi dalla ferocia nazista e tanto ricordo è arrivato ovunque grazie ad appuntamenti online. A Milano sono state deposte corone davanti all’ex albergo Regina che dal 1943 fu il quartiere generale delle SS e della Gestapo: «Queste sono testimonianze necessarie, certo vissute in maniera diversa a causa della pandemia, ma in ogni caso è importantissimo soprattutto in un momento di tanta incertezza testimoniare quello in cui crediamo», ha detto il sindaco Giuseppe Sala.

L’Università di Pisa ha deciso di conferire la laurea honoris causa in scienze della pace a Liliana Segre e la cerimonia si terrà il 2 febbraio con la senatrice che terrà la sua lectio magistralis in collegamento a distanza. Anche il Comune di Sassari e di Fossacesia (Chieti) hanno pensato alla senatrice Segre per la cittadinanza onoraria. Che già ha ricevuto da Settimo Torinese e così si è rivolta in una lettera ai cittadini: «Senza memoria è impossibile una cittadinanza consapevole e pienamente democratica. Spero che il Giorno della Memoria contribuisca a rinsaldare il legame civile e morale fra noi tutti. In un periodo drammatico come l’attuale ne abbiamo particolarmente bisogno».

In questi giorni, si posano le Pietre d’inciampo che ricordano i deportati per motivi razziali o religiosi nei campi di sterminio. Comuni grandi e piccoli, da Roma a Sassari, da Bergamo a Napoli, da Trieste a Parma, da Torino a Forlì, a Bologna, Gualdo, Lucca, Seregno, fino a Casale Monferrato, dove, davanti allo Stadio Palli è stata posta una Pietra in memoria di Raffaele Jaffe, tra i fondatori e presidente del Casale dello scudetto del 1914 e ucciso, trent’anni dopo, ad Auschwitz. Gunter Demnig, l’artista tedesco che ha ideato il progetto, non è in Italia ma decine di cubetti rendono più ricche le nostre città: «La storia non è studiare da pagina 1 a pagina 5, ma scavare, capire, crescere», hanno scritto gli studenti dell’Istituto tecnico Luigi di Savoia di Chieti coinvolti nel progetto “Proiettiamo sui muri la storia delle pietre d’inciampo”. Sempre ragazzi in prima fila anche nel progetto Instagram History: così il Comitato milanese per le Pietre d’inciampo ha messo su Instagram, a portata di click, le vite delle 121 vittime ricordate a Milano. Già, il ricordo: «Quando Dio mi chiederà cos’ho fatto in tutta la vita, risponderò: io ho ricordato», parola di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz e da poco scomparso. Ma le sue parole sono un lascito eterno.

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