State of the Union a Fiesole

Mattarella: «Errore volere formule ottocentesche anti-Ue»

di Nicoletta Cottone

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Il capo dello Stato Sergio Mattarella a Fiesole all’ottava edizione di “State of the Union” (Ansa)


3' di lettura

«Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000». Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella parlando a Fiesole alla conferenza “the state of the Union”. Bisogna riscoprire l'Europa, ha sottolineato Mattarella, «sottraendoci all'egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l'impraticabilità all'Unione». Renaud Dehousse, presidente dell'Istituto Universitario Europeo, ha aperto l'ottava edizione sottolineando che l'evento è stato «creato dal'istituto con la speranza di contribuire a strutturare un dibattito sullo sviluppo del progetto europeo».

I dossier centrali: accordo di Dublino e unione bancaria
Il capo dello Stato ha detto che all'interno dell'Unione ci sono dossier centrali che attendono da tempo di «essere affrontati con risolutezza», primi fra tutti la riforma del sistema di Dublino e l'Unione bancaria. La Convenzione di Dublino è quel un trattato che si occupa di un tema centrale: la determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri. «Si tratta di questioni chiave per il nostro futuro - ha ricordato Mattarella - ma che non troveranno soluzione soddisfacente - e rimarranno anzi bloccati - se non risolte all'interno di un quadro di rinnovata solidarietà, nel quale la ricomposizione di sovranità al livello europeo sia percepita come un'ovvia necessità, parte di un disegno generale, i cui benefici complessivi saranno alla fine, e per tutti, maggiori». Il capo dello Stato ha anche ricordato la saggia politica di accompagnamento della ripresa economica di Draghi.

Non neghiamolo, esiste sfiducia diffusa su Ue
Il capo dello Stato ha sottolineato come «l’operosa solidarietà degli esordi sembra essersi trasformata in una stagnante indifferenza, in una sfiducia» che si è diffusa «pervasivamente, a tutti i livelli, portando opinioni pubbliche, Governi, Istituzioni comuni, a diffidare, in misura crescente, l'uno dell'altro». Per Mattarella non si può «ignorare questo stato di fatto, né sottacere quanto sia diffusa, fra i cittadini europei, la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacità di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione; e che non riesca più ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunità. Con una contraddizione singolare, che vede gonfiarsi, simultaneamente, le attese dei cittadini e lo scetticismo circa la capacità dell'Europa di corrispondervi».

Euro ha ruolo che nessuna moneta nazionale ha
Il capo dello Stato ha sottolineato come si sia a un punto cruciale nel percorso di integrazione, in cui i diritti di cittadinanza «espressi sin qui nelle sovranità individuali degli Stati, si trasfondono sempre più in quella collettiva dell'Unione, fondendosi in un unicum irreversibile. Abbiamo una moneta capace di costituire un punto di riferimento concreto sul piano internazionale, un ruolo che nessuna moneta nazionale potrebbe svolgere».

Tornare al legame primordiale solidarietà
Il presidente della Repubblica ha ricordato come sia stata la solidarietà a rendere possibile l'avvio dell’Unione europea e come non sia «senza significato tornare a quel legame - quasi primordiale - per affrontare i problemi odierni». E lo è a maggior ragione in un contesto «che vede crisi interne e internazionali, instabilità diffuse e venti di guerra, scuotere l'edificio europeo, rendendo esitante ogni ulteriore passo verso l'integrazione».

Fondamentale ruolo Ue nel turbamento del mondo
«Nel turbamento del mondo - ha sottolieato ancora il capo dello Stato - quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l'essere e il dover essere di un'ampia comunità che trova la sua dimensione in uno spazio già condiviso. Mai, dunque, come oggi appare urgente “unire”.

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