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2 giugno, Mattarella non invita al Quirinale ambasciatori russo e bielorusso: «Ripristinare legalità internazionale»

È successo al tradizionale concerto offerto al corpo diplomatico in occasione della Festa della Repubblica

2' di lettura

«Oggi, l’amara lezione dei conflitti del XX secolo sembra dimenticata: l’aggressione all’Ucraina da parte della Russia, pone in discussione i fondamenti stessi della nostra società internazionale, a partire dalla coesistenza pacifica. Trovarsi nuovamente immersi in una guerra di stampo ottocentesco, che sta generando morte e distruzioni, richiama immediatamente alla responsabilità; e l’Italia è convintamente impegnata nella ricerca di vie di uscita dal conflitto che portino al ritiro delle truppe occupanti e alla ricostruzione dell’Ucraina». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso che ha preceduto il concerto offerto al corpo diplomatico accreditato in Italia in occasione della Festa della Repubblica.

Al Quirinale non invitati ambasciatore russo e bielorusso

Alla cerimonia di questa sera al Quirinale in occasione del 2 giugno mancavano gli ambasciatori di Russia, Serghey Razov, e quello della Bielorussia, Vladimir Vasilkov (che in realtà è solo un incaricato d’affari), che non sono stati invitati. La scelta segue quanto deciso ai primi di maggio a Bruxelles di non coinvolgere ad eventi di questo tipo, come le feste nazionali, i rappresentanti dei due Paesi. Una decisione a cui ora il Quirinale si è conformato per la Festa della Repubblica

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Mattarella: conseguenze della guerra riguardano tutti

Per il capo dello Stato il conflitto in corso non ha effetti soltanto nel teatro bellico. «Le conseguenze della guerra riguardano tutti» ha sottolineato il Capo dello Stato aggiungendo che «accanto alle vittime e alle devastazioni provocate sul terreno dello scontro, la rottura determinata nelle relazioni internazionali si riverbera sempre più sulla sicurezza alimentare di molti Paesi; sull'ambito della gestione delle normali relazioni, incluse quelle economiche e commerciali». E reca grave danno anche «al perseguimento degli obiettivi legati all'emergenza climatica». Un conflitto come quello in corso insomma «ha, inevitabilmente, effetti globali, intercetta e fa retrocedere il progresso della condizione dell'umanità. Ci interpella tutti».

«Superare egoismi per legalità internazionale»

Non solo. «L’incancrenirsi delle contrapposizioni conduce soltanto ad accrescere i serbatoi dell’odio, a negare le ragioni della libertà, della democrazia, della giustizia internazionale dei popoli, valori incompatibili con chi promuove conflitti. Esistono per il genere umano, con la più grande evidenza, beni condivisi e gravi pericoli comuni che obbligano a superare ogni egoismo, ogni volontà di sopraffazione. Occorre ripristinare una rinnovata legalità internazionale» ha aggiunto il presidente della Repubblica.

«È l’ora di lucidità e coraggio per la pace»

«Con lucidità e con coraggio occorre porre fine alla insensatezza della guerra e promuovere le ragioni della pace» ha sottolineato ancora il capo dello Stato, ricordando che «con la Costituzione l'Italia ha imboccato con determinazione la strada del multilateralismo, scegliendo di non avere Paesi nemici e lavorando intensamente per il consolidamento di una collettività internazionale consapevole dell'interdipendenza dei destini dei popoli, nel rispetto reciproco, per garantire universalmente pace, sviluppo, promozione dei diritti umani». «Ci ha spinto e ci spinge - ha aggiunto - il solenne impegno al ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionale».

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