ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl discorso di fine anno

La fiducia di Mattarella: l’Italia crescerà. Un «grazie» a chi si è vaccinato. E sul successore: patriottismo per garantire unità e coesione

Il presidente della Repubblica al suo settimo e ultimo appuntamento di fine anno dal Quirinale per il messaggio agli italiani ripercorre le tappe della pandemia e ribadisce fiducia nei vaccini. Traccia il profilo del presidente-patriota: chi garantisce l'unità. E ricorda come la governabilità ha evitato “pericolosi salti nel buio”

di Lina Palmerini

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto in tv a reti unificate per il discorso di fine anno (foto Ansa)

4' di lettura

È il suo ultimo messaggio di fine anno, il suo mandato sta per scadere, il 3 febbraio, e in qualche modo anche il suo saluto agli italiani è nel finale. «Se guardo al cammino che abbiamo fatto insieme in questi sette anni nutro fiducia. L'Italia crescerà». Sergio Mattarella non può fare a meno di raccontare i suoi sette anni partendo dalla pandemia, dal ricordo dell'isolamento e delle vittime ma pure del tempo della reazione.

«Cosa avremmo dato in quei giorni per i vaccini?» si chiede quando racconta di un'Italia all'inizio dell'ondata, smarrita e chiusa, e di quella che poi ha saputo fidarsi della scienza e ritrovare un pezzo di normalità e socialità. «Eppure ci siamo rialzati», dice quando ringrazia il comportamento “responsabile” degli italiani e di tutte le istituzioni. «Anche nei momenti più bui, non mi sono mai sentito solo».

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La sua “gratitudine” va a chi era in prima linea: ai sindaci, presidenti di Regione, a chi ha lavorato sul territorio. E poi dirà grazie anche al Parlamento e ai governi. Al Papa

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Il profilo di un capo dello Stato: patriottismo è garantire unità e coesione

Dai ringraziamenti passa al cuore del suo discorso, quello in cui lascia la sua personale testimonianza ed eredità di ciò che per lui è stato incarnare la funzione di capo dello Stato. Sostanzialmente quello di rappresentare «il volto reale di una Repubblica unita e solidale». O come dice dopo: «È il patriottismo concretamente espresso nella vita della Repubblica». Sembra un po' una risposta a Giorgia Meloni che aveva detto di volere un presidente patriota e lui va a definirne la sostanza, il significato. «La Costituzione affida al Capo dello Stato il compito di rappresentare l'unità nazionale». Dunque, patriottismo è innanzitutto la capacità di creare coesione, unità e non divisioni. Un passaggio che lui declina molto bene quando spiega che il «legame tra istituzioni e società va rinsaldato ogni volta» al di là delle divisioni che esistono e non vanno negate ma nei momenti di difficoltà viene fuori «l'attitudine del nostro popolo a preservare la coesione». È questa attitudine che deve garantire un capo dello Stato che è tale se persegue due esigenze di fondo: «spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell'interesse generale. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell'istituzione che deve trasmettere integri al suo successore».

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Il bilancio del settennato tra “governabilità” e rischi di “salti nel buio”

Ecco, nel definire il profilo di un capo dello Stato non azzarda a dare pagelle a se stesso. «Non tocca a me dire se e quanto sia riuscito ad adempiere a questo dovere. Quel che desidero dirvi è che mi sono adoperato, in ogni circostanza, per svolgere il mio compito nel rispetto rigoroso del dettato costituzionale». E un passaggio, in particolare, è il più politico del suo discorso di fine anno. Quando dice che «la governabilità che le istituzioni hanno contribuito a realizzare ha permesso al Paese, soprattutto in alcune fasi particolarmente difficili e impegnative, di evitare pericolosi salti nel buio». Il riferimento è a quei momenti in cui è intervenuto per dare una direzione o una svolta alla legislatura. A cominciare da quando formò il Governo Gentiloni dopo la sconfitta referendaria e le dimissioni di Renzi, poi alle spinte dopo il voto del 2018 per cercare di non interrompere la legislatura appena cominciata – arrivando a convocare Cottarelli – fino alla nascita e caduta del Conte I e del Conte II e poi - quasi un anno fa - la nuova crisi di Governo e l'incarico affidato a Draghi per fronteggiare la pandemia e realizzare il Piano europeo.

I giovani, il prof. Carmina e gli squilibri di mercato

Una parte che non è mai mancata nelle analisi di Mattarella è quella che riguarda l'economia, gli aspetti sociali, le questioni generazionali. «L'Italia dispone delle risorse necessarie per affrontare le sfide dei tempi nuovi», dice ma contemporaneamente analizza come il mercato abbia bisogno di correttivi per non produrre diseguaglianze e squilibri soprattutto dopo una pandemia che ha inasprito la precarietà giovanile e femminile. E ricorda con commozione e rispetto il professor Pietro Carmina, vittima del drammatico crollo di Ravanusa e cita a memoria la lettera che lui aveva lasciato ai suoi studenti dopo la pensione. «Usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha. Non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi. Infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita».

Il cammino è iniziato, non dobbiamo scoraggiarci. «Recupero economico oltre le aspettative»

Il suo discorso non stacca mai lo sguardo dalla pandemia soprattutto ora con la ripresa dei contagi che crea frustrazione ma “non dobbiamo scoraggiarci”. Chiarisce che i vaccini non garantiscono “l'invulnerabilità” ma riducono i rischi per noi e gli altri. “Abbiamo trovato dentro di noi le risorse per reagire, per ricostruire. Questo cammino è iniziato. Sarà ancora lungo e non privo di difficoltà”. Pensa però che le condizioni economiche del Paese hanno visto un recupero “oltre le aspettative”. Ma ciascuno ha un compito, un dovere. “Dalle difficoltà si esce soltanto se ognuno accetta di fare fino in fondo la parte propria”. Il nostro destino dipende da questa volontà. Ma per Mattarella ci sono motivi per avere “fiducia”. «L'Italia crescerà. E lo farà quanto più avrà coscienza del comune destino del nostro popolo, e dei popoli europei».

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