La strage di Natale 37 anni fa

Mattarella: «La strage del treno rapido 904 fu un attentato spietato»

Morirono 16 persone, fra cui tre bambini. Dietro ciascuna vitima ci sono storie, sogni, passioni, aspirazioni spezzate

di Nicoletta Cottone

3' di lettura

«Le morti, il sangue innocente, il terrore provocati dalla bomba che venne fatta esplodere sul treno rapido 904, sconvolsero il Natale del 1984 e costituiscono tuttora una lacerazione incancellabile nella coscienza civile del nostro Paese. Fu un attentato vile e spietato, un attacco eversivo alla Repubblica e alla convivenza democratica». Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel 37° anniversario della strage del treno rapido 904.

L’attentato di Natale il 23 dicembre 1984

L’attentato terroristico-mafioso, conosciuto anche come strage di Natale, è avvenuto il 23 dicembre 1984 nella grande galleria dell’Appennino, subito dopo la stazione di Vernio, dove il treno rapido 904, proveniente da Napoli viaggiava verso Milano. Il treno aveva a bordo tanti viaggiatori che tornavano a casa per le festività. L’esplosione causò 15 morti e 267 feriti. Le vittime salirono poi a 16 per le conseguenze dell’attentato. In ricordo delle vittime è previsto un breve momento di commemorazione in forma ristretta, in ossequio alle norme anti Covid, alle ore 12.45 presso il binario 11 della stazione centrale di Napoli, alla presenza del sindaco Gaetano Manfredi. Analoga iniziativa si svolgerà a San Benedetto Val di Sambro, dove furono prestati i primi soccorsi ai feriti.

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Dietro ogni vittima storie, passioni, aspirazioni spezzate

«Dietro ciascuna di quelle 16 vittime e di quei 267 feriti ci sono storie, sogni, passioni, aspirazioni, sete di futuro. Sembra assurdo parlare di futuro quando si fa memoria. Lo sarebbe - ha sottolineato Rosaria Manzo, presidente dell'associazione che riunisce i familiari delle vittime della strage - se questa restasse un mero rituale, quasi un’abitudine. Per noi non è mai stato così. Per noi la memoria è anche futuro perché serve a dare un senso alle vite spezzate e irrimediabilmente segnate da quella efferata strage, agli anni non vissuti dai nostri cari che tutti noi proviamo a riempire di contenuti, da far conoscere in modo particolare ai giovani che 37 anni fa non erano neppure nati».

Nella tragedia morirono anche tre bambini

Nella sua dichiarazione il capo dello Stato ha ricordato che «persero la vita cittadini italiani che si spostavano per trascorrere le festività in famiglia. Morirono anche tre bambini, Giovanni, Anna e Federica. Tanti furono i feriti a causa della violenta deflagrazione all'interno della galleria tra le stazioni di Vernio e San Benedetto Val di Sambro. I soccorsi, prestati da persone a loro volta ferite, riuscirono a salvare altre vite umane. Drammatiche furono le ore di angoscia e paura per le centinaia di viaggiatori che affollavano il convoglio».

Riaffermare i valori costituzionali di fronte a strategie di destabilizzazione

Il presidente Mattarella ha rinnovato la sua «vicinanza e solidarietà ai familiari delle vittime e a quanti sono stati costretti a patire nel tempo le conseguenze di tanta barbarie, è necessario trasmettere ai più giovani la memoria degli eventi drammatici che hanno segnato la nostra storia e della risposta unitaria, di popolo, che ha consentito di difendere e riaffermare i valori costituzionali di fronte a strategie di destabilizzazione».

La matrice terroristico-mafiosa della bomba sul treno

Il presidente della Repubblica ha ricordato che «le inchieste e i processi, pur con lacune nella ricostruzione delle responsabilità, hanno svelato la matrice terroristico-mafiosa della bomba sul treno 904. Un intreccio criminale tra gruppi eversivi e vertici della mafia, che già aveva messo radici e che si riattivava con l'obiettivo di piegare le istituzioni al ricatto. Questa strategia del terrore è stata sconfitta dalla civiltà degli italiani, dal loro amore per la libertà, dal senso di solidarietà che ha prevalso sulla disumana violenza».

Associazione familiari vittime: «Giungere alla verità»

«Sono passati 37 anni da quel drammatico 23 dicembre 1984. Trentasette anni di dolore, sofferenza, desiderio di giustizia, voglia di giungere alla verità. Tutto questo è sintetizzabile in due semplici ma profonde parole: memoria e impegno», ha affermato Rosaria Manzo, presidente dell'associazione che riunisce i familiari delle vittime della strage. «Nella giornata in memoria delle vittime - ha sottolineato - continuiamo a chiedere che sia fatta luce sulla strage».

I nomi delle sedici vittime

Le vittime dell’attentato furono 16, di cui tre bambini. Un’intera famiglia perse la vita nell’attentato: Giovanbattista Altobelli (di 51 anni), Anna Maria Brandi ( di 26 anni), Angela Calvanese in De Simone (di 33 anni), Anna De Simone (di 9 anni), Giovanni De Simone (di 4 anni), Nicola De Simone ( di 40 anni), Susanna Cavalli ( di 22 anni), Lucia Cerrato ( di 66 anni), Pier Francesco Leoni ( di 23 anni), Luisella Matarazzo ( di 25 anni), Carmine Moccia ( di 30 anni), Valeria Moratello ( di 22 anni), Maria Luigia Morini ( di 45 anni), Federica Taglialatela ( di 12 anni), Abramo Vastarella ( di 29 anni) e, successivamente, Gioacchino Taglialatela ( di 50 anni).


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