LA COMMEMORAZIONE

Mattarella-Pahor, mano nella mano davanti alla foiba di Basovizza. Il Capo dello Stato: «Di fronte a sfida Covid confido Ue adotti soluzioni innovative»

Hanno deposto una corona di fiori alla foiba di Basovizza e al monumento dei caduti sloveni

Mattarella, memoria aiuta a costruire futuro di rispetto

Hanno deposto una corona di fiori alla foiba di Basovizza e al monumento dei caduti sloveni


3' di lettura

L’immagine è di quelle che bucano lo schermo. I presidenti Mattarella e Pahor mentre depongono una corona di fiori alla foiba di Basovizza, dove si stima che i partigiani jugoslavi abbiano gettato duemila italiani tra militari e civili. L’evento ha un grande valore storico: Pahor è il primo presidente di uno dei Paesi nati dalla disgregazione della ex Jugoslavia a commemorare le vittime italiane delle foibe. I due presidenti hanno deposto una corona di fiori alla foiba di Basovizza e al monumento dei caduti sloveni.

I due presidenti mano nella mano davanti alla foiba

Un momento particolarmente toccante nel corso dell’omaggio alle vittime delle foibe è stato quando i due presidenti si sono dati la mano, dopo essersi avvicinati alla corona di fiori che due corazzieri avevano deposto pochi istanti prima. Mattarella e Pahor hanno poi toccato ciascuno la corona e sono rimasti davanti all’ingresso della foiba in silenzio per un minuto circa. Al termine, prima di risalire in auto i capi di Stato si sono fermati a parlare per qualche istante.

Mattarella, memoria aiuta a costruire futuro di rispetto

In un intervento al “Piccolo” in occasione della visita a Trieste, il Capo dello Stato ha sottolineato che «la memoria ci aiuta a costruire, insieme, un futuro basato anzitutto sul rispetto delle persone, insieme possiamo fare di più e meglio, come dimostra la scelta di mettere in comune il futuro con il percorso di integrazione europea che ha assicurato pace e promosso prosperità senza eguali nella storia del nostro Continente. L'anima profonda di questa Europa - ha continuato il presidente della Repubblica - sta proprio nel dialogo fra popoli, fra culture, fra esperienze diverse che, insieme, la fortificano e le consentono di raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. In questo modo le aree di confine non sono più motivi di contrapposizione ma divengono cruciali; e si manifestano come le cerniere del tessuto connettivo dell’Unione Europea».

«Confido Ue adotti soluzioni innovative»

Il Capo dello Stato ha poi messo in evidenza che «di fronte a sfide come la pandemia in corso i nostri Paesi sono oggi chiamati a collaborare ancor più strettamente: confidiamo che l’ormai imminente Consiglio Europeo, attraverso strumenti consolidati e soluzioni innovative di grande respiro, sappia nuovamente dimostrare che l’Europa sa interpretare la vita dei propri cittadini e li affianca nelle difficoltà. Slovenia e Italia sapranno lavorare insieme per raggiungere anche questo importante risultato».

La foiba di Basovizza

Luogo simbolo e memoriale per i familiari delle vittime delle violenze del 1943-45, la foiba di Basovizza è stata dichiarata monumento nazionale dal Presidente della Repubblica l’11 settembre 1992. Precedentemente, nel 1980, il pozzo di Basovizza, con la foiba n.149 di Monrupino, era stato classificato come monumento di interesse nazionale. Nel 1991 vi si recò in visita l’allora Presidente Francesco Cossiga. La foiba si trova sull’altopiano carsico nei pressi di un pozzo minerario in disuso profondo circa 200 metri. Nel 1945 fu luogo di esecuzioni e di occultamento di cadaveri.

La restituzione del Narodni dom

I due presidenti hanno incontrato lo scrittore Boris Pahor al quale hanno conferito onorificenze. Mattarella e Pahor hanno firmato un memorandum che restituisce la proprietà del Narodni dom alla comunità slovena, esattamente cento anni dopo l’incendio del 13 luglio 1920 che lo distrusse.

La storia non si cancella, serve responsabilità

«Oggi qui a Trieste con la presenza dell’amico presidente Borut Pahor segniamo una tappa importante nel dialogo tra le culture che contrassegnano queste aree di confine, e che rendono queste aree di confine preziose per la vita d'Europa», ha detto il Presidente della Repubblica. «La storia - ha concluso Mattarella - non si cancella, e le esperienze dolorose sofferte dalle popolazioni di queste terre non si dimenticano. Proprio per questa ragione il tempo presente e l’avvenire chiamano al senso di responsabilità»..

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