ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe celebrazioni per la Pasqua

Appello di Mattarella per la pace. Papa Francesco, basta mostrare i muscoli mentre la gente soffre

Messaggio del Capo dello Stato al Papa, «in Ucraina calpestati i diritti umani». E il Santo Padre da San Pietro: «stiamo dimostrando che in noi non c’è ancora lo spirito di Gesù, c’è ancora lo spirito di Caino».

di Cl.T.

(Ansa)

3' di lettura

«Lo spirito pasquale rinnova nelle coscienze l’invito a mantenere viva la speranza e saldo l’impegno per una pace fondata sulla giustizia, mentre il messaggio che Vostra Santità instancabilmente diffonde a difesa della dignità della persona costituisce per tutti, credenti e non credenti, una feconda fonte di ispirazione all’impegno per l’altro e verso l’altro». È un passaggio del messaggio che Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato a Papa Francesco per la Pasqua. Sono circa 50mila i fedeli presenti a Piazza San Pietro per la Messa di Pasqua presieduta da Papa Francesco.

Tempo di profonda inquietudine

«Santità, nella festività della Santa Pasqua - scrive Sergio Mattarella - mi è gradito rivolgerLe, a nome del popolo italiano e mio personale, sentiti e cordiali voti augurali. In questo tempo di profonda inquietudine i più fondamentali diritti umani vengono tragicamente calpestati, in Ucraina così come in molte altre regioni del mondo. La guerra di aggressione, somma negazione di quegli imprescindibili vincoli di fratellanza sui quali si fonda l’umana convivenza, continua in queste settimane a seminare lutti indicibili, a separare famiglie, a violare l’innocenza dei più piccoli e fragili».

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Appello a rifuggire dalla violenza

Mattarella ha poi proseguito: «Con il vivo auspicio che l’appello a rifuggire dalla violenza possa essere accolto dall’intera famiglia umana - e nello spirito di profonda amicizia che unisce l’Italia alla Sede Apostolica - Le rinnovo le espressioni della massima considerazione per il Suo alto Ministero, pregandoLa di accogliere gli auguri di tutti gli italiani e miei personali per la Santa Pasqua e per l’ormai prossima ricorrenza del Suo onomastico».

Papa: pace possibile e doverosa, responsabilità di tutti

La pace è «possibile». È quanto è tornato a dire il Papa nel messaggio Urbi et Orbi. «Ogni guerra porta con sé strascichi che coinvolgono tutta l’umanità: dai lutti al dramma dei profughi, alla crisi economica e alimentare di cui si vedono già le avvisaglie. Davanti ai segni perduranti della guerra, come alle tante e dolorose sconfitte della vita, Cristo, vincitore del peccato, della paura e della morte, esorta a non arrendersi al male e alla violenza. Lasciamoci vincere dalla pace di Cristo! La pace è possibile, la pace è doverosa, la pace è primaria responsabilità di tutti!».

«Basta mostrare i muscoli mentre la gente soffre»

Il Papa chiede quindi di smetterla «di mostrare i muscoli mentre la gente soffre». «Chi ha la responsabilità delle Nazioni ascolti il grido di pace della gente. Ascolti quella inquietante domanda posta dagli scienziati quasi settant’anni fa: Metteremo fine al genere umano, o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?’”, ha detto citando il Manifesto Russell-Einstein del 1955.

«In noi c’è lo spirito di Caino»

Pregando per la pace in tutto il mondo, Papa Francesco ha detto: «Sia pace per il Medioriente, lacerato da anni di divisioni e conflitti. In questo giorno glorioso domandiamo pace per Gerusalemme e pace per coloro che la amano, cristiani, ebrei e musulmani. Possano israeliani, palestinesi e tutti gli abitanti della Città Santa, insieme con i pellegrini, sperimentare la bellezza della pace, vivere in fraternità e accedere con libertà ai Luoghi Santi nel rispetto reciproco dei diritti di ciascuno». Francesco ha ricordato che «abbiamo alle spalle due anni di pandemia, che hanno lasciato segni pesanti. Era il momento di uscire insieme dal tunnel, mano nella mano, mettendo insieme le forze e le risorse... E invece stiamo dimostrando che in noi non c’è ancora lo spirito di Gesù, c’è ancora lo spirito di Caino, che guarda Abele non come un fratello, ma come un rivale, e pensa a come eliminarlo».

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