8 MARZO AL QUIRINALE

Mattarella, parità di genere: «I livelli apicali sono al maschile. La legge non basta, va concretamente attuata»

Il capo dello Stato ha detto che «vanno incrementati gli sforzi per restituire dignità al lavoro delle donne» e ha chiesto di accendere un faro su femminicidi e violenza economica

di Nicoletta Cottone

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3' di lettura

«La parità di genere non è dunque solo una grave questione economica e sociale. Ma è una grande questione culturale ed educativa». Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo al Quirinale nel corso delle celebrazioni per l'8 marzo. nel suo discorso ha ricordato come ancora la parità di genere non sia attuata, come i livelli apicali del mondo del lavoro siano al maschile. Ha chiesto di fare sforzi per restituire dignità al lavoro delle donne e per far fronte alla crisi demografica, che sono tra i fattori più rilevanti del rallentamento della crescita economica. Ha ricordato la persistenza di gravissimi casi di femminicidio, di violenze, ha chiesto di accendere un faro sulla violenza economica, che esclude le donne dal controllo e dalla gestione del patrimonio comune o che obbliga la donna ad abbandonare il lavoro in coincidenza di gravidanze o problemi familiari.

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La legge non basta, la parità difesa e concretamente attuata

«A distanza di settantaquattro anni dall’approvazione della Costituzione - che ha sancito, in via definitiva, l’eguaglianza e la parità tra tutte le persone, senza distinzioni - gli orribili casi di femminicidio - che reclamano giustizia - ci dicono che la legge, da sola, non basta. Che un principio va affermato, ma va anche difeso, promosso e concretamente attuato», ha detto Mattarella.

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I livelli apicali sono al maschile

«Se si guarda ai livelli apicali la predominanza resta ancora maschile. Così accade soprattutto ai vertici dei consigli di amministrazione di imprese e società pubbliche e private», ha ricordato il capo dello Stato.

Restituire dignità a lavoro donne e combattere crisi nascite

Il capo dello Stato ha detto che «vanno incrementati gli sforzi per restituire dignità al lavoro delle donne e per far fronte alla crisi demografica. Calo demografico e carenza di occupazione femminile sono tra i fattori più rilevanti del rallentamento della crescita economica; e sono fra essi collegati». Il presidente della Repubblica ha rammentato a tutti, ancora una volta, «che dove cresce il lavoro femminile, dove cresce la buona occupazione, anche la natalità è più elevata e i giovani ricevono una spinta positiva per i loro progetti di vita».

Basta con odioso fenomeno dimissioni in bianco

Mattarella ha voluto rammentare l’odioso femomeno delle dimissioni in bianco che spesso colpisce le donne. «Pensiamo - ha ricordato il capo dello Stato - all’odioso, ma purtroppo diffuso, fenomeno della firma delle dimissioni in bianco. Questioni gravi e dolorose, che incidono profondamente sulla vita delle donne. Questioni che richiedono, per la loro risoluzione, il coinvolgimento attivo di tutti: uomini e donne, uniti, contro ogni forma di sopraffazione e di violenza, anche se larvata».

Accendere faro su femminicidi e violenza economica

«Ho ricordato - ha sottolineato il capo dello Stato - la persistenza dei gravissimi casi di femminicidio, di violenze e di abusi intollerabili. Allo stesso modo, va acceso un faro sulle forme - meno brutali, ma non per questo meno insidiose - della cosiddetta violenza economica, che esclude le donne dal controllo e dalla gestione del patrimonio comune o che obbliga la donna ad abbandonare il lavoro in coincidenza di gravidanze o problemi familiari».

Stop parole d'odio, rispetto donne è questione politica

«Il rispetto verso le donne - ha sottolineato Mattarella - conosce molte declinazioni. Sul piano del linguaggio, innanzitutto. Dobbiamo respingere le parole di supponenza, quando non di odio o di disprezzo verso le donne. Parole che generano e alimentano stereotipi e pregiudizi ottusi e selvaggi, determinando atteggiamenti e comportamenti inaccettabili». Intervenendo nel corso delle celebrazioni per l’8 marzo il capo dello Stato ha detto che «compromettere l’autonomia, l’autodeterminazione, la realizzazione di una donna esprime una fondamentale mancanza di rispetto verso il genere umano. Il rispetto è alla base della democrazia e della civiltà del diritto, interno e internazionale. Per questo il rispetto le donne è questione che attiene strettamente alla politica».

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