STALLO POLITICO

Mattarella tira dritto: incarico oggi se non ci saranno novità

di Lina Palmerini


Dalla sterilizzazione dell’Iva alla legge elettorale: la mission di un governo di tregua

3' di lettura

Andremo avanti, se non ci saranno novità. Ormai è una frase di rito dalle parti del Quirinale visto che anche ieri si rincorrevano voci di prossimi colpi di scena dalle parti del centro-destra con possibili passi indietro di Berlusconi, poi - per la verità - smentiti. E dunque ferma restando la prudenza e anche la disponibilità a concedere altre 24 ore se si fosse vicini a un’intesa politica, Sergio Mattarella si prepara alla sua scelta.

Ed è pronto ad affidare un incarico già nel pomeriggio di oggi. È evidente che il capo dello Stato continuerà ad avere la massima attenzione per le trattative tra i partiti, che sono diventate frenetiche dopo aver messo sul tavolo un Governo «neutrale» e soprattutto sotto la pressione di un voto a luglio. È quello lo spauracchio per i partiti, non solo per Forza Italia che ieri sembrava sull'orlo di una crisi di panico, ma anche per quelli che si sentono la vittoria in tasca ma che temono i rischi di urne il 22 di luglio, in piena estate e con milioni di italiani già in vacanza. I timori che un’alta astensione colpisca tutti è forte e quindi fino all’ultimo stanno studiando le mosse per bloccare la road map del Colle che però ieri era completamente confermata.

E quindi senza fatti nuovi e concludenti, Sergio Mattarella oggi pomeriggio affiderà l’incarico – forse a una donna – che già sabato potrebbe sciogliere la riserva. A quel punto per la prossima settimana ci si attende il completamento della squadra, il giuramento e il voto di fiducia in Parlamento. Ecco, è questo il passaggio più delicato e rischioso. Per il capo dello Stato, certo, che potrebbe veder bocciata la sua soluzione, ma che a questo punto – dopo il balletto dei partiti che ancora ieri teneva banco – ha deciso di imprimere una rotta precisa all’avvitamento a cui si sta assistendo. Ed è disposto anche a una sfiducia al suo Esecutivo «neutrale e di servizio» ma mettendo in chiaro che in quel caso è pronto a sciogliere subito le Camere per mandare al voto il 22 di luglio. E questa è la spada di Damocle sui partiti. Che, però, hanno ancora in mano il destino e i tempi della legislatura. In che modo?

Possono, per esempio, accordare una fiducia tecnica, anche con un meccanismo di astensioni, per dare un via libera limitato al Governo. Che potrebbe presentarsi nella pienezza delle sue funzioni al vertice europeo di fine giugno – dove si discuterà di migranti, budget Ue e moneta unica – ma che sarebbe pronto a fare spazio a un eventuale accordo politico tra i partiti o a uno scioglimento delle Camere in agosto per far votare in autunno. E potrebbero evitare il voto a luglio anche chiedendo nuove consultazioni o impegnandosi in una mozione parlamentare in cui espressamente si dica di rinviare le elezioni in piena estate – che mutilerebbe l’esercizio del voto – per posticiparle in autunno. Quello che al Colle vogliono sia chiaro è che dopo aver certificato l’assenza di una maggioranza politica e dopo un voto di sfiducia a un Governo neutrale, il capo dello Stato non avrebbe altra strada che sciogliere. Dovranno essere, quindi, le forze politiche a esprimersi chiaramente in Parlamento per ottenere una marcia indietro.

Al Quirinale la porta resta aperta. E del resto i contatti con le forze politiche continuano anche dopo la decisione di Mattarella di fare la sua proposta di Governo. Proposta su cui li invita a riflettere perché sostenere - anche con una scadenza - un Governo neutrale dà un doppio vantaggio. Da un lato consente al Paese di andare avanti sui prossimi impegni, ma dall’altro concede tempo ai leader di continuare le loro trattative e trovare un accordo senza danni per l’Italia. In sostanza, comprare tempo è quello di cui ancora sembrano aver bisogno tutti ma – secondo Mattarella – non è un tempo che può essere sprecato ai danni degli italiani. Già ieri la Borsa di Milano ha mostrato il segno meno, lo spread si è rialzato e al Quirinale non vogliono lasciare il Paese ancora nell’incertezza. Per questa ragione si va avanti.

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