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Maugeri, 5x1000 alla ricerca su Long-Covid

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Dall'assistenza, ossia dal letto del paziente, alla ricerca e dalla ricerca verso l'assistenza: l'impegno della Maugeri, nei due lunghi anni pandemici, non ha fatto eccezione al metodo a cui il suo fondatore, Salvatore Maugeri, aveva dato sostanza, con l'attività accademica, clinica e scientifica, lungo la sua vita dedicata alla medicina del lavoro prima e quella riabilitativa poi, dagli anni 30 agli anni 80 del secolo scorso. Il metodo dell’indagine scientifica che nasce dall’attività di cura e alla cura ritorna, grazie alle acquisizioni della ricerca.

Anche per il Covid-19, a Pavia e negli altri 16 Istituti presenti in sei regioni italiane, si è pensato subito a garantire la massima assistenza possibile, offrendo, già nella prima ondata, un'ampia disponibilità di posti letto e di cura per alleggerire gli altri ospedali che si trovavano con le terapie intensive e i reparti infettivi drammaticamente pieni.

Un impegno che ha visto protagonisti, durante la prima ondata pandemica, tutti gli Istituti della Lombardia e l'Irccs Veruno (No), con “aree rosse” realizzate con grande efficienza, a volte nel volgere di una giornata. Uno sforzo organizzativo enorme richiesto alle direzioni sanitarie, che ha significato spostare reparti, separare gli accessi, creare percorsi, attivando, da subito, attività e strumenti di formazione.

Uno sforzo che ha visto l'azienda impegnata quotidianamente, con un comitato di crisi, guidato dall'a.d. Mario Melazzini, con tutte le direzioni di istituto e centrali collegate, che si riuniva appunto ogni giorno.

Un lavoro che ha permesso di gestire la scarsità di dispositivi di protezione che aveva contrassegnato la primissima fase della pandemia, con ingenti investimenti (3,7 milioni di euro solo nel 2020) per acquisti centralizzati e tempestivi e che hanno permesso di garantire sempre la sicurezza dei lavoratori e dei pazienti.

Un'organizzazione che ha consentito di rispondere, da subito, alle esigenze della Sanità pubblica, anche con le attività di diagnostica prima - fondamentali, in certe aree, durante le fasi pandemiche più acute – e quelle di profilassi poi, che hanno coinvolto Pavia come centro vaccinale.

Una mobilitazione per la salute dei cittadini che ha visto gli Istituti Maugeri ricoverare e accompagnare alla guarigione quasi 3.600 pazienti nel 2020 e circa 3.000 nel 2021, avendo curato sin qui circa 8mila persone.

Un'azione che ha visto gli Istituti Maugeri iniziare, tra i primissimi, i percorsi riabilitativi dedicati a quella che, già alla fine del 2020, è stata inquadrata come sindrome da Long Covid, ossia una persistenza di sintomi della malattia da Coronavirus, anche dopo la negativizzazione del paziente, e che caratterizzava quasi il 30% dei casi trattati.

Già nel primo anno di pandemia, i clinici Maugeri si erano distinti per aver iniziato la riabilitazione precocemente, su pazienti positivi anche se stabilizzati, ossia sin dentro i reparti infettivi. Un modello clinico che si era imposto, grazie soprattutto alla grande competenza riabilitativa respiratoria degli Istituti, e che ha prodotto effetti importanti, tanto che sono datate 2020 le prime ricerche pubblicate dallo staff dello pneumologo Bruno Balbi a Veruno (No) e il Documento di consenso sulla riabilitazione polmonare di pazienti Covid-19 pubblicato da Michele Vitacca, direttore del dipartimento di Pneumologia riabilitativa, come primo firmatario, e con altri pneumologi, riabilitatori respiratori e fisioterapisti Maugeri come autori, fra cui Piero Ceriana, dell'IRCCS Pavia, Mauro Carone dell'IRCCS Bari, e Mara Paneroni, dell'IRCCS Lumezzane (Bs).

Ricerche che si sono orientate specificatamente verso il Long Covid, con la pubblicazione successiva di un documento di follow up in materia, da parte della European Respiratory Society – Ers, con la firma di Antonio Spanevello, direttore scientifico dell'IRCCS Tradate (Va) oltre che responsabile dei Programmi scientifici della stessa Fondazione Salvatore Maugeri.

L'impegno della Maugeri per la riabilitazione post-Covid era stato d’altra parte immediato, tanto che la Giornata del cuore del 29 settembre 2020 era stata dedicata, con un webinar guidato dal direttore scientifico centrale Walter Riccardi, ai problemi cardiocircolatori registrati dopo la malattia da Coronavirus.

Un lavoro importante di cui i pazienti stessi hanno reso merito, a più riprese, pubblicamente, con espressioni di gratitudine.

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