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Mauri: «Mondadori può ora tornare stabilmente al dividendo»

Focalizzazione sui libri. Professionale ed education, occhi su Lswr e Alpha. Test. Sulla quota nel Giornale: «Dobbiamo uscire da attività che non sono profittevoli»

di Andrea Biondi

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

«N on siamo più un’azienda inserita in un business calante». Ernesto Mauri, amministratore delegato di Mondadori, commenta con soddisfazione in questa intervista al Sole 24 Ore i dati dei primi nove mesi dell’anno del gruppo che adesso «è nelle condizioni per tornare a una distribuzione stabile del dividendo. A partire dall’esercizio in conclusione».

Nei nove mesi i ricavi sono stati stabili a 658,9 milioni, con ebitda adjusted (ante Ifrs) in aumento del 13,6% a 71,3 milioni . Il risultato netto è positivo per 23,1 milioni rispetto ai -181,5 milioni di un anno prima (per l’impatto delle attività francesi, cedute il 31 luglio a Reworld Media). «Dovremmo chiudere l’anno con un utile sui 30-35 milioni e un indebitamento sceso a 60-70 milioni dai 400 di 5 anni fa. In queste condizioni siamo pronti per fare nuovi investimenti. Tre gli ambiti: editoria professionale, education, libri trade all’estero».

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Le faccio due nomi: Lswr, e quindi il gruppo di Giorgio Albonetti, per l’editoria professionale e Alpha Test per l’education. Sono questi i target?

Sui nomi non entro. Dico solo che puntiamo entro fine anno o al più tardi all’inizio del prossimo a chiudere un’operazione nel segmento professionale e sempre nei primi mesi del prossimo anno nell’education. Quanto al trade è chiaro che per noi, dopo l’acquisto di Rizzoli, le possibilità di sviluppo debbano arrivare dall’estero. Tutto questo è significativo di una scelta strategica netta.

La focalizzazione sui libri.

Esatto. Il percorso di riposizionamento partito nel 2013 ha comportato un forte ridimensionamento dei magazine colpiti dall’evoluzione digitale e che hanno perso il 70% dei ricavi in 10 anni. Dall’altro lato, c’è stato un rafforzamento nel core business Libri che oggi contribuisce per l’85% ai nostri margini. Oggi Mondadori è un’azienda più piccola, ma più sana e redditizia, con ottime prospettive e un azionista che ci è sempre vicino. Senza questa scelta strategica non avremmo raggiunto traguardi che si riflettono anche sul titolo in Borsa: in crescita del 20% da inizio anno e del 130% da inizio 2015, premiandoci con una capitalizzazione ben oltre i 500 milioni di euro.

I ricavi però non crescono.

Stabilizzarsi è un ottimo risultato dopo 10 anni di flessione. I ricavi dei periodici sono scesi del 5% al netto delle cessioni di Inthera e Panorama e anche il retail ha chiuso in calo del 2,1%. Ma sui libri i ricavi, a 366 milioni, sono saliti del 7,5%.

Sul retail cosa intendete fare?

C’è un nuovo ad: Carmine Perna che ha fatto bene in Mondadori France. Un’azienda leader deve avere una rete adeguata. Faremo nuove aperture in zone strategiche e con superfici più piccole.

E sui periodici?

Come abbiamo comunicato faremo una società nuova dove confluiranno tutte le attività relative ai magazine e al digitale. Per le testate per noi non strategiche c’è un processo di vendita (a Belpietro con la costituzione di una newco con al 75% la Verità Srl e al 25% Mondadori, ndr.)

Perché una società? Volete fare joint venture o vendere quote?

È un fatto tecnico. Anche i libri e il retail sono in società. Certo, questa soluzione apre a diverse opportunità.

Perché vendete anche testate come quelle di benessere, che non sono in perdita?

Nessuna delle testate nel progetto di cessione è in perdita. In un mercato da anni in calo strutturale abbiamo scelto di concentrarci solo su determinati brand leader o ad alto potenziale di sviluppo multipiattaforma in settori per noi strategici: entertainment, femminili, food, scienza, design e salute, qui con MyPersonalTrainer. Attorno a questi brand stiamo costruendo un sistema di verticali in grado di essere declinato su tutti i canali.

Venderete la vostra quota de Il Giornale, dove siete al 36%?

Il management del quotidiano è impegnato nel trovare una soluzione per ridurre le perdite. Un’azienda come la nostra deve però uscire dalle attività non profittevoli. È un dovere verso gli azionisti di Mondadori.

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