Marchi storici

Max Mara compie 70 anni: «Ecco come stiamo progettando il futuro»

Incontro con Maria Giulia Prezioso Maramotti, terza generazione della famiglia proprietaria del gruppo e nipote del fondatore Achille Maramotti: «Puntiamo sulle donne, anche sul piano della formazione»

di Giulia Crivelli

 Maria Giulia Prezioso Maramotti, terza generazione della famiglia fondatrice del gruppo

3' di lettura

L’ironia della storia recente ha voluto che fossero in molti, nella moda, a prepararsi a festeggiare anniversari “tondi” e importanti nel 2021, da Emporio Armani a C.P. Company, che hanno compiuto, rispettivamente, 40 e 50 anni. Per non parlare del N° 5 di Chanel, arrivato al centesimo compleanno. La pandemia ha complicato le celebrazioni e imposto una (giusta) sobrietà di fronte all’emergenza sanitaria ed economica. Ma non è detto che sia stato un male, spiega Maria Giulia Prezioso Maramotti, terza generazione della famiglia fondatrice del gruppo Max Mara e nipote di Achille Maramotti, che fondò l’azienda a Reggio Emilia nel 1951. Un gruppo noto da sempre per il suo understatement, per bizzarro che possa sembrare in una terra come l’Emilia-Romagna: anni fa Wwd definì Max Mara – una delle poche billion euros companies della moda italiana – un «gigante silenzioso». Un po’ di rumore, però, sorride Maria Giulia, per i 70 anni era giusto concederselo.

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Come avete festeggiato questo importante anniversario?
«Avevamo pronte capsule e iniziative, progetti ai quali avevamo lavorato da tempo e che sono stati, mi si perdoni il gioco di parole, un discreto successo. Ma credo che compiere 70 anni ci abbia soprattutto portato a riflettere su cosa ha permesso al nostro gruppo di essere tanto longevo. Penso sia, in primis, la capacità di cogliere i cambiamenti intorno a noi e quindi nella moda, nelle abitudini di consumo, nelle donne. Siamo coerenti ma allo stesso tempo pronti a riflettere su errori o incertezze, a fare autocritica. Sembra facile a dirsi, ma un’azienda grande e diversificata deve impegnarsi per introdurre cambiamenti, piccoli e non».

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Cappotto della collezione AI 1981-82

La pausa imposta dalla pandemia è servita a riflettere?
«Dopo il disorientamento, forse pure la paura, dei primi mesi e il rallentamento della produzione e le chiusure dei negozi, penso che sì, le energie si siano spostate dall’impegno nel risolvere problemi quotidiani all’osservazione del quadro generale e alla messa a fuoco del futuro. È come se tutti, in azienda, avessimo avuto lo sguardo ai 70 anni passati per trarne forza e sicurezza e allo stesso tempo, volessimo avere una visione per i prossimi 70 anni. E perché no, anche oltre: avremo sempre bisogno di vestirci e di farlo divertendoci (ride)».

Max Mara, 70 anni celebrati con stile regale

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Suo nonno ha di fatto inventato i negozi monomarca di abbigliamento da donna, ma oggi è il tempo della multicanalità.
«
Tra i miei primi incarichi in azienda c’è stata la responsabilità del retail negli Stati Uniti. Il mercato americano è una scuola di per sé e non a caso la rivoluzione dell’e-commerce è partita da lì. Durante la pandemia le vendite online sono state fondamentali, non solo per “salvare” i fatturati, ma perché hanno costretto tutti, dalla moda al lusso, a considerare il digitale, in ogni sua declinazione, come un arricchimento di tutti i processi aziendali, distribuzione compresa. In meno di un anno il nostro gruppo ha realizzato progetti e obiettivi che avevamo forse ipotizzato di raggiungere nel triplo del tempo. Ora si tratta di affinare ogni dettaglio perché, come dicevo all’inizio, tutto è in perenne e costante e accelerato cambiamento, indipendentemente dalla pandemia».

Foto di Steven Meisel del 2018

Come la sua bisnonna Giulia Fontanesi, che aveva istituito scuole di taglio e cucito per ragazze negli anni 50, lei ha molto a cuore l’empowerment femminile. Quali sono le iniziative più importanti?
«È il nostro gruppo ad avere a cuore le pari opportunità, la parità salariale, l’inclusività, la valorizzazione delle diversità. A differenza di altre aziende, abbiamo deciso di restare concentrati sulla moda donna, pur avendo moltiplicato i brand e i negozi ad essi dedicati. Già questo significa molto. Nel corso degli anni siamo andati ben oltre, grazie all’impegno di mio nonno e dei suoi figli e ora certamente mio, di ogni membro della famiglia e di tutti manager esterni e, credo, di ogni persona che lavora nel gruppo. Sosteniamo gli istituti professionali della nostra città, abbiamo creato un premio per le artiste donne, l’Art Prize for Women, e uno dedicato al mondo del cinema, il Max Mara Women in Film. Credo che l’Italia e il mondo abbiano ancora tanto da fare, ma ognuno può e deve avere un ruolo in questo cambiamento».

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