salvagente alle imprese

Maxi-accordo tra Fisco e contribuente: 21 anni per pagare 50 milioni di debiti tributari

Venti milioni di debiti fiscali “condonati”e 50 da versare in 21 anni, con un tasso di interesse extrasmall: lo 0,05 per cento. Una transazione fiscale record favorisce la sopravvivenza di un gruppo siciliano e salva migliaia di posti di lavoro

di Franca Deponti

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(oleh11 - stock.adobe.com)

Venti milioni di debiti fiscali “condonati”e 50 da versare in 21 anni, con un tasso di interesse extrasmall: lo 0,05 per cento. Una transazione fiscale record favorisce la sopravvivenza di un gruppo siciliano e salva migliaia di posti di lavoro


2' di lettura

Venti milioni di debiti tributari “condonati” e 50 da pagare in 21 anni, con un tasso di interesse extrasmall: solo lo 0,05 per cento. A volte il Fisco aiuta, sarà il buonismo indotto dal coronavirus. O, fuor di battuta, la concreta volontà dell’agenzia delle Entrate di favorire la sopravvivenza di un gruppo di cinque imprese siciliane di uno stesso gruppo per salvaguardare alcune migliaia di posti di lavoro.

Il risultato dell’accordo è la dilazione di pagamento più lunga che sia mai stata concessa dal Fisco insieme a un consistente stralcio degli importi iscritti e non ancora iscritti a ruolo. Anni fa la S.S. Lazio (calcio) beneficiò di un allungamento dei versamenti di 25 anni, ma senza sconto e solo per i debiti iscritti a ruolo gravati di maggiori sanzioni e compensi di riscossione.

La super-transazione fiscale
Per centrare l’obiettivo si è utilizzata la cosiddetta “transazione fiscale”, cioè l’istituto che permette alle imprese in crisi di ottenere, appunto, uno stralcio e un’ampia dilazione dei debiti tributari se - come per le società di questo caso - sono in grado di dimostrare, sulla base di un piano di risanamento attestato da un professionista indipendente, che l’accordo proposto agli uffici costituisce comunque per l’Erario la soluzione migliore rispetto a qualsiasi alternativa e l’affidabilità del piano è tale da assicurare il pagamento delle somme offerte. L’atto (in realtà più di uno “conformi” ) è stato sottoscritto l’1 aprile dal direttore provinciale di Palermo, Laura Caggeggi, su parere conforme del direttore regionale della Sicilia, Pasquale Stellacci.

Ed è anche per dare queste garanzie che il risultato è stato raggiunto dopo più di un anno di elaborazioni e di confronti tra l’amministrazione finanziaria e le società, assistite da Giulio Andreani dello studio Dentons ed esperto del Sole 24 Ore. Dall’accordo discendono non solo la salvezza delle imprese e dei posti di lavoro, ma anche i risparmi per lo Stato dovuti al mancato ricorso agli ammortizzatori sociali e all’incasso delle future imposte legate alla prosecuzione dell’attività e, soprattutto, un maggior recupero dei crediti tributari rispetto ad altre soluzioni. Un caso “win win”, dunque, secondo la teoria dei giochi.

I limiti dell’istituto
Va detto, però, che la transazione fiscale può essere attuata solo nell’ambito di un concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti previsto dall’articolo 182-bis della legge fallimentare e, soprattutto in questa seconda ipotesi, il suo perfezionamento richiede tempi lunghi, generalmente un anno. Le crisi d’impresa possono invece essere superate solo attraverso interventi rapidi. Cosa, quest’ultima, che non pare essere tenuta in considerazione dal decreto legge Liquidità che ha posticipato l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa, comprese le norme che (introdotte dagli articoli 63 e 88 e dal comma 5 dell’articolo 48 di tale codice) impongono la definizione delle proposte di transazione fiscale in 60 giorni. Una decisione che - alla luce degli effetti positivi di questo caso - andrebbe forse rivista, almeno per la transazione fiscale.

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