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Maxi-domanda da 92 miliardi di dollari per il bond di Saudi Aramco

di Andrea Franceschi

2' di lettura

Debutto col botto sul mercato obbligazionario per Saudi Aramco. L’offerta del bond emesso dalla compagnia petrolifera che fa capo al primo produttore al mondo di greggio: l’Arabia Saudita, ha raccolto richieste per ben 92 miliardi di dollari a fronte di un controvalore collocato atteso compreso tra i 10 e i 15 miliardi di dollari. I numeri sono superiori a quelli registrati nel corso di un’altro collocamento obbligazionario fatto all’inizio dell’anno dal Qatar che ha raccolto 50 miliardi di domanda per 12 miliardi di titoli collocati sul mercato.

Per via di questa consistente richiesta è assai probabile che il rendimento del titolo sia inferiore a quello dei bond governativi dell’Arabia Saudita, l’azionista di controllo della società. Le banche collocatrici stimavano un tasso superiore dell’1,25% rispetto ai Treasury a 10 anni per un rendimento finito al 3,75% ma è probabile che, per via delle consistenti richieste, la compagnia si trovi a pagare anche meno i suoi creditori.

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La vendita del nuovo bond è iniziata ieri ed è stata preceduta, la scorsa settimana, da un tour tra gli investitori istituzionali internazionali in Europa, Asia e Stati Uniti nel corso del quale ci sono state diverse manifestazioni di interesse. Il bond è stato offerto in 6 tranche con scadenze dai 3 ai 30 anni.

Aramco ha detto agli investitori che Moody’s è pronta ad assegnare il giudizio di massima affidabilità creditizia (AAA) al titolo. Più alto del rating sovrano dell’Arabia Saudita (A- secondo la classificazione di S&P). Al netto di quello che sarà il rating resta per gli investitori la garanzia dei bilanci di Saudi Aramco che è l’azienda più profittavole al mondo. Su 355 miliardi di fatturato registrato nel 2018 la compagnia petrolifera ha incassato la bellezza di 111 miliardi di utile.

Il successo del collocamento obbligazionario segna una svolta nel rapporto tra i mercati e l’Arabia Saudita dopo un 2018 nel corso del quale si è registrato un progressivo disinteresse da parte dei grandi capitali internazionali verso il Paese del golfo. Un po’ per il calo del prezzo del petrolio (principale ricchezza del Paese). Un po’ per il clamore suscitato dall’assassinio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul.

Per via del peggioramento del contesto di mercato Saudi Aramco ha deciso di rinviare la quotazione in Borsa, inizialmente prevista per il 2018, al 2021. Il collocamento obbligazionario è il piano B dell’azienda.

Nell’ultimo biennio, la società ha pagrato oltre 100 miliardi di dividendi al suo azionista (lo Stato saudita) e il principe Mohammed bin Salman fa molto affidamento sull’azienda per finanziare il suo ambizioso piano di riforme per rilanciare l’economia e svincolarsi dalla dipendenza dal petrolio.

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